
Borgo Valbelluna, 18 gennaio 2024 – Questa mattina, alcuni docenti dell’Istituto Comprensivo di Mel (BL), grazie alla collaborazione tra la sezione ANPI Sinistra Piave Bellunese ed il Comune di Borgo Valbelluna, hanno accompagnato gli studenti delle classi terze della Scuola Secondaria di Primo Grado ad un accattivante incontro, presso l’ex chiesetta di San Pietro a Mel, con la dottoressa Adriana Lotto. Bellunese, già docente e ricercatrice, è presidente e referente per Montagne in Rete dell’Associazione Tina Merlin, è inoltre autrice di saggi ed articoli di storia contemporanea, mostrando particolare interesse verso il Secondo conflitto mondiale, la deportazione e la Resistenza locale.
“Inutile dire che continuare a focalizzare l’attenzione su questi terribili avvenimenti (che, purtroppo, hanno investito anche l’Italia) è di primaria importanza – sottolinea Cristiana Dal Toe’, docente dell’Istituto comprensivo di Mel – anche se qualcuno, lungi da ogni retorica, si potrebbe chiedere se vale la pena, a distanza di tanti anni, continuare a riflettere sull’utilità di ripercorrere quel terribile periodo storico. Qualsiasi sia la risposta, se si considerano le congiunture geopolitiche di questi mesi, non si può fare a meno di notare che alcuni termini relativi alla Shoah siano tornati d’uso. Forse, però, a volte c’è un po’ di confusione e termini come “campi di lavoro”, “concentramento”, “sterminio”, vengono usati spesso come sinonimi”.
Nell’intervento la dottoressa Lotto, oltre ad approfondire con i ragazzi la storia della Shoah e alcuni aspetti della stessa legati al nostro territorio; ha cercato di offrire (in maniera molto esaustiva) un chiarimento sull’origine e peculiarità di alcuni siti nel quale vennero deportate molte persone, pure bellunesi. Durante il colloquio con i ragazzi, ha offerto un peculiare focus sulla condizione femminile nei campi nazisti, non mancando di inserire anche episodi drammatici che hanno interessato alcuni membri della sua famiglia.
Gli alunni hanno sorpreso gli adulti presenti per la loro sensibilità ed attenzione, dimostrandosi molto appassionati alle tematiche, seppur tristi e lontane dai loro vissuti. Molte le domande fatte alla dottoressa Lotto che non si è risparmiata nelle risposte, cercando di usare esempi e termini adatti agli intervenuti. Al rientro in classe, i feedback degli stessi sono stati molto promettenti.
Perciò: ne vale la pena ricordare? I giovani sono la nostra speranza; un mondo migliore richiede speranza; un’umanità più propensa al bene vuole giovani che si confrontano con la storia in modo critico e curioso.
Auschwitz
Il 27 gennaio di ottant’anni orsono, l’Armata Rossa riuscì ad abbattere i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. Il mondo, da quel momento dovette confrontarsi con l’orrore sapientemente descritto da Hannah Arendt: «quando l’impossibile è stato reso possibile, è diventato il male assoluto, impunibile e imperdonabile». L’impatto fu devastante: il silenzio divenne vuoto e gelido, poiché, per chi non rimase indifferente, le parole non servivano (o non bastavano) per attenuare la sofferenza di chi, pochi, tornò alle proprie abitazioni. Perfino il termine “genocidio” fu un neologismo, in quanto venne coniato solo dopo la Seconda Guerra Mondiale da un avvocato polacco ebreo, Raphael Lamkin, il quale ne specificò l’etimologia nel suo libro Il dominio dell’Asse nell’Europa occupata.
Dopo un primo periodo in cui sembrava utile bypassare quelle assurde giornate in cui tutti i malcapitati erano “tutti uguali e tutti niente” dentro quelle casacche, si cominciò a raccontare. Non si doveva dimenticare, poiché «ciò che è accaduto può succedere ancora» (Primo Levi). Lo Stato Italiano è stato uno dei primi ad istituire la Giornata della Memoria con la Legge 211/2000. In ogni ricorrenza numerose sono le iniziative intraprese a livello pubblico o mediatico e anche in ambito scolastico; frequenti, infatti, sono i viaggi istruttivi di classe presso luoghi dolorosi come Auschwitz o Buchenwald.



