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Le terre del Conte. Torna in libreria il primo libro di Fulcio Bortot giunto alla terza ristampa

“Il parroco veniva accolto con profonda riverenza, nonostante la sua giovane età. Il nonno si levava il cappello, le donne stendevano sul tavolo della cucina una tovaglietta ricamata che si usava soloin quella occasione, sopra la quale non mancava quello che di meglio c’era da mangiare in casa”.

Lo scrive Fulcio Bortot nel suo primo libro pubblicato una ventina d’anni fa, oggi giunto alla terza ristampa (“Le terre del Conte – Vita contadina nel Bellunese” De Bastiani Editore, 200 pagine, 15 euro).

L’autore racconta e analizza i ricordi personali vissuti in gioventù, negli anni ’50 del secolo scorso, di come eravamo. Situazioni e circostanze che oggi appaiono remote e perlopiù dimenticate, travolte dall’accelerazione impressa dalla tecnologia e dallo stile di vita contemporaneo. Ed è in questa precisa rielabolazione dei fotogrammi di vita vissuta che si riscontra il valore dell’opera di Fulcio Bortot, trascritta affinché nulla vada perduto.

Le fotografie in bianco e nero contenute nel libro accompagnano il testo in un ritorno agli anni di quel dopoguerra di vita contadina comune nelle frazioni del Bellunese, raccontati attraverso le emozioni e i ricordi di un fanciullo, che ora da adulto, non rinuncia alla soddisfazione di togliersi qualche sassolino dalle scarpe nel fare i conti col passato.