
Domenica 22 settembre, il Teatro del Lemming torna all’Hangar 11 con la sua ultima produzione, *TROIANE*, seconda parte del ciclo “Attorno a Troia”.
Un evento molto atteso, soprattutto da chi conosce la poetica e l’approccio della compagnia di Rovigo: il loro lavoro scenico, caratterizzato da una particolare attenzione alla prossemica, crea un’esperienza intima e intensa, e il numero limitato di spettatori per replica rende i loro spettacoli particolarmente ambiti.
Questo appuntamento all’Hangar 11 riafferma SlowMachine come punto di riferimento per il teatro e le arti performative contemporanee a livello regionale. Un evento che, tra l’altro, segue la felice esperienza in Val Visdende, dove SlowMachine ha recentemente dato vita al festival Enrosadira: un’iniziativa capace promuovere e valorizzare il nostro territorio nel rispetto della delicatezza e scommettendo solo sulla qualità.
Fra poco ci faranno salire sulle navi, è una nuova occasione per la tragedia per devastare ciò che resta di noi.
Questo lavoro si costituisce come la seconda parte di un ciclo denominato Attorno a Troia che, dall’Iliade alle Troiane all’Eneide, intende indagare il tema della distruzione di una civiltà, dello smarrimento e dell’esilio. Attraverso questo ritorno alle radici della nostra cultura vogliamo interrogarci sulla possibilità della conservazione di una identità culturale, la nostra, della sua trasformazione e di una sua possibile rifondazione. Il periodo storico che stiamo vivendo ci fa sentire come Achei lanciati alla distruzione di città e contemporaneamente come Troiani alla deriva. Il nostro volto sempre più assume su di sé il volto del conquistatore insieme a quello dello sconfitto. Giochiamo entrambi i ruoli alternativamente nella ruota della storia, oggi però sembrano darsi contemporaneamente. Siamo i distruttori del pianeta e insieme, proprio per questo, attraverso i cambiamenti climatici, le guerre e le pandemie, le vittime di questa distruzione. E nella terribile condizione di migranti sta insieme l’origine e forse il destino della nostra civiltà. Da un punto di vista teatrale, con questo ciclo, intendiamo continuare a sviluppare una sperimentazione attorno al mito troiano e ai nuclei strutturali del linguaggio scenico: dalla drammaturgia, intesa come scrittura scenica, all’invenzione di uno spazio in cui lo spettatore sperimenti nuove condizioni del proprio stare
Note di regia
Alla fine della Seconda guerra mondiale abbiamo tutti sperato che la guerra potesse diventare un tabù per la nostra civiltà. La creazione di organismi sovranazionali come l’Organizzazione delle Nazioni Unite e la stessa nascita della Comunità Europea, sembravano indicare la raggiunta consapevolezza collettiva che la terra è una sola e una sola l’umanità che la popola. A tutt’oggi anche questa sembra una delle tante utopie crollate nella polvere di fronte al risorgere dei nazionalismi, mentre la parola guerra e persino il possibile uso di armi atomiche non suscita più, come un tempo, un immediato e naturale terrore. Persino il dirsi pacifisti sembra condannato e liquidato con sdegno, con buona pace di Omero che fece del nemico Ettore l’eroe più valoroso del suo grande poema, o di Euripide che delle donne sconfitte e rese schiave dai Greci fece delle immortali eroine. Alla metà del secolo scorso la dichiarazione universale dei diritti umani, nel solco dei proclami della Rivoluzione Francese, sanciva un confine che pareva poter separare una volta per tutte l’umano dalle barbarie. Ed invece ecco che le barbarie continuano a proliferare tutt’intorno a noi. Libertà – Uguaglianza – Fraternità, sono solo parole che stridono e che fanno a pugni con la realtà del mondo, anche di quella parte governata dalla nostra civiltà occidentale. Dopo un primo Studio su ILIO, presentato lo scorso anno, questo lavoro rimette al centro, come è proprio della nostra poetica, la relazione diretta e prossemica con lo spettatore. Il lavoro inizia laddove si concludeva il precedente – le donne troiane, come in Euripide le uniche superstite del massacro, stanno per salire sulle navi dei vincitori Achei, saranno trascinate come schiave lontano dalla patria. La felicità è perduta, resta solo tra le macerie il suo struggente e amaro ricordo. Le mani nel vuoto stringono solo le mani di altre sventurate compagne.
Il Teatro del Lemming è una compagnia teatrale di ricerca fondata nel 1987 e finanziata dal MiC – Ministero della Cultura dal 1997. Vincitore di numerosi premi tra cui il Premio Totola, il Premio Piccoli Palcoscenici, il Premio UBU Giuseppe Bartolucci e il Silver Snowflake al Sarajevo Winter Festival, il Lemming è da tempo riconosciuto come uno dei gruppi di punta del nuovo teatro italiano ed europeo. Il Teatro del Lemming è il fondatore di una originale poetica teatrale che ha chiamato TEATRO DELLO SPETTATORE, un teatro che interroga il ruolo dello spettatore, trovando di volta in volta nuove strategie per coinvolgerlo all’interno dell’evento scenico. In totale antitesi con la società odierna in cui prevale in ogni ambito della vita la quantità sulla qualità, nel trionfo su ogni altra della dimensione economica, il Lemming ricerca una relazione intima e personale con ciascun individuo, rifugge la massa anonima a cui si rivolge l‘industria culturale a favore delle differenze. Questo teatro si rivolge alla preziosa unicità di ogni spettatore, che qui diventa soggetto dell’esperienza teatrale e non più semplice fruitore passivo: esso è parte attiva e costitutiva dell’opera. “Questo teatro, diverso, anti-tradizionale, che quotidianamente lotta per la propria sopravvivenza, rappresenta una piccola rivincita nei confronti di quel segmento di realtà che tenta silenziosamente di narcotizzare la coscienza di un uomo che, per poter comprendere e interpretare il proprio mondo, sembra volersi avvalere sempre di meno del potenziale ermeneutico ed euristico delle arti”. GIACOMO FRONZI, Teatro del Lemming. Teoria e pratica di una teoria estrema, Micromega.
Info e prenotazioni:
Sono previsti 8 spettatori per ogni replica secondo i seguenti orari:
17.30 – 18.00 – 18.30 – 19.00 – 19.30
Biglietti:
Intero €10,00 | Ridotto €7,00
prenotazioni:
biglietteria@slowmachine.org | WhatsApp: 3290898743
L’ingresso è riservato ai soci SlowMachine, si consiglia la compilazione online del form di preiscrizione all’associazione reperibile nel sito www.slowmachine.org
