Il Comitato No5G Belluno invita i Comuni ad opporsi all’innalzamento dei limiti dei campi elettromagnetici da 6 a 15 volt/metro.
Qualcosa si sta muovendo. Il Comune di Pedavena si era già pronunciato lo scorso maggio con un ordine del giorno votato in consiglio comunale per opporsi alla legge nazionale. Il 30 luglio scorso anche il Comune di Vodo di Cadore ha detto no (art. 10 della Legge 30.12.2023, nr. 214 Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2022) al cosiddetto adeguamento dei limiti dei campi elettromagnetici, con richiesta al Governo e al Presidente del Consiglio dei Ministri di mantenere le emissioni elettromagnetiche al valore attuale di 6 V/m e di riportare la metodica di misurazione a quella, utilizzata nel resto dell’U.E., della media dei 6 minuti di maggior traffico telefonico.
Nel 2012, il Decreto Crescita (DL 179/2012), infatti, ha portato la media della misurazione del campo elettrico della radiofrequenza su una media di 24 ore, anziché di 6 minuti, in modo del tutto arbitrario e privo di fondamento scientifico. Si evidenzia che 6 minuti è il tempo biologico necessario alle cellule a dissipare il calore indotto dal campo elettromagnetico attraverso la circolazione sanguigna. La media su 24 ore serve solo a diluire i valori diurni, che sono alti per il grande numero di utenti dei cellulari, con quelli notturni quando ci sono pochissimi dispositivi attivi.
La scorsa primavera il Governo ha aumentato di sei volte il valore di attenzione della radiofrequenza da 100 a 600 milliwatt/mq, che corrisponde a un aumento del campo elettrico da 6 a 15 V/m.
Oltre settanta scienziati esperti di bioelettromagnetismo – fa notare il Comitato NO5G Belluno – avevano inviato un Appello a Governo e Parlamento per la Sicurezza Elettromagnetica, ma è rimasto inascoltato. Per giunta, l’aumento dei limiti ambientali della radiofrequenza serve solo a fornire extraprofitti alle multinazionali (tutte straniere), concedendo loro la possibilità di installare più antenne e antenne più potenti sugli stessi pali.
Non è tempo di restare a guardare – incalza il Comitato NO5G Belluno – perché le evidenze del rischio sono allarmanti. È stato pubblicato, infatti, il primo studio scientifico al mondo sugli effetti del 5G in condizioni reali di utilizzo. I ricercatori svedesi L. Hardell e M. Nilsson hanno documentato sette casi di residenti vicino ai ripetitori della telefonia mobile, che si sono ammalati della Sindrome da Microonde poche ore dopo l’installazione del 5G e sono stati così male da doversi trasferire.
Ci sono pochissime ricerche sulle frequenze del 5G, ma nessuna prima di questa aveva osservato il loro impiego in condizioni reali: l’algoritmo del 5G, infatti, – conclude il manifesto del Comitato NO5G Belluno – rende le radiazioni estremamente pulsate, polarizzate e modulate e sono proprio questi tre aspetti a renderle radiazioni più impattanti sui sistemi biologici.



