
Nell’anno 2023 le esportazioni della provincia di Belluno hanno sfiorato i 5,3 miliardi di euro, con un aumento del +6,6% rispetto al 2022. A determinare questo risultato positivo è l’occhialeria da cui proviene oltre il 74% dell’export provinciale. Nello stesso periodo le importazioni delle imprese bellunesi hanno quasi raggiunto il valore di 1,2 miliardi, in diminuzione del -6,2% rispetto allo scorso anno.
Quasi i due terzi delle vendite all’estero dell’occhialeria sono realizzati nei mercati extra Ue 27. Per quest’area l’aumento su base annua è complessivamente del +6,5%. In controtendenza negativa la dinamica degli Stati Uniti, primo mercato per il comparto con quasi 1,2 miliardi di export realizzato, che sconta una flessione del -5,7% (-70 milioni di euro) rispetto all’anno precedente. E’ un risultato che trova compensazione nella performance positiva delle vendite in particolare verso la Turchia (+76,8%), Cina e Hong Kong (+21,5%), Emirati Arabi (+21,7%). Tornano a crescere anche le esportazioni destinate alla Corea del Sud che, grazie all’aumento del +150,4% (da 13 a 32 milioni di euro) nell’ultimo anno, hanno quasi raggiunto i livelli del periodo pre-Covid.
Nell’ambito Ue (peso del 36,7% sul totale export di settore) le vendite sono aumentate del +12,3%, con una crescita diffusa alla maggior parte dei principali partner europei.
Al netto dell’occhialeria l’export bellunese è cresciuto del +1,5%, risultato al quale hanno contribuito in particolare le vendite di macchinari (+7,3%, con alcune importanti differenze nelle dinamiche di dettaglio: una crescita particolarmente significativa, a tre cifre, si osserva per l’export verso Polonia e Turchia, aumentano del +10,6% le vendite dirette in Germania, mentre scendono quelle destinate alla Francia (-8,8%) ed al Regno Unito (+17,9%). In aumento anche l’export di prodotti metallurgici (+13,7%) e di prodotti chimici e farmaceutici (+23,1%). La stabilità delle esportazioni di prodotti di elettronica e le apparecchiature di precisione, incorpora un aumento delle vendite verso Francia e Germania (entrambe con una crescita di poco superiore al 22%). In flessione l’export di prodotti tessili e abbigliamento (-26,6%) e di prodotti in gomma o plastica (-8%).
Con riferimento ai mercati di approvvigionamento delle imprese bellunesi, il principale partner commerciale rimane Cina e Hong Kong, mercato dal quale proviene quasi il 35% delle importazioni provinciali (occhialeria in particolare) e che vede una flessione su base annua del -18,3%. In controtendenza positiva la dinamica degli acquisti in particolare dalla Francia (+34%), per i mercati infra Unione, e dal Brasile (+86,2%) per l’extra Ue 27.
“La dinamica dell’export nei nostri territori, per l’anno 2023, è condizionata da due fattori – commenta Mario Pozza, Presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno|Dolomiti –: il rallentamento della domanda internazionale, più volte evidenziato nelle nostre survey sul manifatturiero, ed un processo di rientro dei prezzi delle materie prime, che si riflette sui prezzi all’export.
Le esportazioni venete chiudono l’anno all’insegna della stazionarietà (-0,3%) che va letta dentro questa cornice e che può essere interpretata, per il momento, come una sostanziale tenuta. L’export della provincia di Treviso – continua Pozza – si posiziona quasi in linea con l’andamento regionale (-1,1%), ma dai dati vediamo settori con tendenze contrapposte: per citare quelli più emblematici, bene i macchinari industriali, la nostra prima voce export che cresce del +9,1% rispetto al 2022, con +238 milioni di euro di maggiori vendite); male invece i mobili (-8,4%), seconda voce export della Marca, che lasciano sul terreno minori vendite per -170 milioni, soprattutto a causa di importanti flessioni in Germania, Stati Uniti e Regno Unito.
L’export bellunese va invece a gonfie vele (+6,6%) grazie alla buona performance dell’occhialeria (+8,6%), tranne che negli USA. Notevole anche la tenuta dell’export bellunese dei macchinari industriali (+7,3%): una variazione che trova conferma nella maggior parte dei mercati esteri.
Resta tutto da approfondire – sottolinea il Presidente – l’andamento dell’export verso gli Stati Uniti, soprattutto per i beni di consumo: il calo delle vendite trevigiane verso gli USA è stato del -5,7% con flessioni più accentuate per l’export di bevande, cioè Prosecco (-9,4%) per minori vendite pari a -27 milioni di euro, e per l’export di mobili (-19%) per minori vendite pari a -39 milioni di euro. E’ interessante – aggiunge Pozza – anche una comparazione di questi risultati con il dato nazionale: in alcuni settori dei beni di consumo l’export italiano verso gli USA tiene, a differenza di quello dei nostri territori. Tre esempi: l’orafo (male Vicenza, bene Toscana (Arezzo) e Piemonte (Valenza Po); le bevande (bene Franciacorta, Emilia-Romagna, Trentino Alto-Adige), la concia (la Toscana cresce in USA del +31,2%, il Veneto flette del -14,3%).
Sono dati sui quali dovremo condurre una approfondita riflessione – conclude il Presidente. Perché un conto è se va male per tutti, ma in questo caso sembra evidente che alcuni nostri territori “competitor” sappiano fare meglio di noi, o quanto meno sappiamo sfruttare meglio questa confusa fase di rallentamento della domanda, conquistandosi segmenti di mercato in tenuta. Per fortuna nell’export di beni strumentali, intermedi, o tecnici verso gli USA le cose vanno bene: con riferimento ai dati trevigiani, tengono le vendite di macchinari (+6,0%), di prodotti della carpenteria metallica (+9,3%), di calzature sportive (+4,9%).
Restiamo comunque due province il cui export, sommato assieme, supera i 21 miliardi di euro – ci tiene ad evidenziare Pozza. L’export bellunese, crescendo ulteriormente nel 2023, ha infranto il “muro” dei 5 miliardi (quasi 5,3 per l’esattezza). Treviso, pur con la lieve flessione di cui dicevamo, consolida il proprio export attorno ai 16,2 miliardi di euro. Dati che confermano una grande capacità di proiezione all’estero delle nostre imprese, anche in scenari complessi come quelli che stiamo vivendo, e anche sapendo intercettare mercati in espansione come Messico, Turchia ed Emirati Arabi, per citare quelli con variazioni consistenti.
