Belluno, 21 novembre 2023 – Tutto esaurito questa sera in Sala Bianchi a Belluno per la conferenza del dottor Riccardo Szumski, medico di base, già sindaco di Santa Lucia di Piave. In oltre due ore Szumski ha messo in fila tutta una serie di situazioni surreali che abbiamo vissuto durante i tre anni di pandemia. Oltre alle contraddizioni di uno Stato che, ad esempio, scopre che in Italia c’è la carenza di medici da 20 anni, ma mantiene il numero chiuso alla Facoltà di Medicina. Con organici ridotti e medici a fine carriera costretti a prestare servizio di guardia, che un tempo era considerata la gavetta dei nuovi assunti. Szumski cita casi di pazienti presentatisi al pronto soccorso che dopo tre accessi non sono riusciti ad effettuare un esame. E racconta la sua avventura personale, con un procedimento disciplinare di sospensione e successiva radiazione dall’Ordine professionale, per aver criticato l’Azienda sanitaria, comportamento vietato dal contratto di lavoro sottoscritto da parti sindacali e amministrazione. “Abbiamo visto sigillare i giochi per bambini ai parchi pubblici, il divieto di allontanarsi oltre i 200 metri dalla propria abitazione, i divieti al bar, prima seduti, poi in piedi… Ma cosa c’è di scientifico in tutto questo!” commenta Szumski. E ancora “La polmonite interstiziale l’abbiamo sempre curata. Ma venne detto ai medici di non andare a visitare i pazienti a domicilio. Così ho visto la gente lasciata sola. Benché si potesse contrastare l’infezione con le cure…”. “Ricevevo chiamate e mail dalla Lettonia, dalla Germania, dalla Spagna fino a notte inoltrata…”. “Sono stato radiato con voto unanime di 13 colleghi, con la motivazione che non osservavo i protocolli istituzionali. Il tutto per aver messo in dubbio i protocolli. Si è arrivati a presentare una sostanza in sperimentazione, che si sapeva non avere alcuna garanzia di bloccare l’infezione. Con un’efficacia del vaccino che secondo alcuni non supera il 40%”. Szumski ha parlato anche della sua esperienza amministrativa come sindaco, eletto con il 61% dei consensi, quando nel 2001 era in vigore il Patto di stabilità che obbligava i Comuni il trasferimento delle risorse economiche alla Tesoreria, impedendo di impiegare i propri soldi anche per lavori urgenti. “Andai a protestare in Prefettura e mi ritrovai solo – racconta Szumski – Poi nel 2015 fui rieletto sindaco, si presentò il problema di dover intervenire con dei lavori in una scuola. Se si fossero verificati degli incidenti agli studenti la responsabilità sarebbe stata del sindaco. E allora presentai denuncia contro l’allora presidente del Consiglio che era Renzi, perché la normativa mi impediva di spendere soldi per i lavori necessari alla sicurezza. Il ministero autorizzò la spesa. Avevo la popolazione con me.” La protesta motivata e indirizzata secondo le regole, dunque, in quel caso fece ottenere il risultato. Ed è questa la motivazione che probabilmente ha spinto Szumski a costituire l’Associazione “Resistere” (resistere2025@gmail.com) per dare delle risposte ai cittadini laddove la burocrazie, la pubblica amministrazione, lo Stato tace.



