“Singolare che dopo vent’anni si scopra proprio ora un cavillo burocratico sui prelievi dell’acqua per l’innevamento del Nevegal. Una questione che va normata e risolta ovviamente, ma che sta evidenziando se ancora ce ne fosse bisogno il sistema burocratico farraginoso dei nostri enti pubblici”.
E’ quanto evidenzia l’Associazione Vivaio Dolomiti in una nota
“La domanda sorge spontanea: ma se in Nevegal si prelevava senza questa autorizzazione fondamentale per la sopravvivenza del pianeta, tanto da porre i sigilli sulle pompe, gli altri comprensori hanno tutte le carte in regola?
Cosa succederebbe a Cortina, Arabba, Alleghe, Zoldo con gli impianti di innevamento bloccati grazie al solerte intervento della Provincia e degli organi di controllo?
Potremmo aspettare la coppa del mondo e poi fare un’esposto visto che siamo bellunesi, massacriamoci fino alla fine.
Invece che risolvere i problemi li enfatizziamo per farci del male.
Quindi – prosegue la nota di Vivaio Dolomiti – se la legge è uguale per tutti chiediamo verifiche anche a tutti gli altri bacini per l’innevamento dove sono stati investiti milioni di euro.
Comprendiamo anche che l’ente Provincia ha scarse risorse umane per effettuare le verifiche, quindi consigliamo all’organo politico di cedere anche queste incombenze ad altri come già fatto con strade e trasporti, così facendo possono arrivare anche sul Col Margherita o all’ombra delle Tofane anziché salire solo sul Nevegal”.



