C’è un pezzo di Arten di Fonzaso nell’ultimo numero, il settimo della serie uscito in questi giorni, dell’ “Archivio storico cenedese”. Ce ne parla nell’articolo “Le scoperte archeologiche ottocentesche di Arten, località Canaletto” la studiosa Elisa Possenti. La quale, nella sua indagine iniziata e condotta con il marito Francesco Granzotto poi scomparso, analizza alcuni reperti archeologici, successivamente trasferiti alla Bibliothéque Nationale de France, rinvenuti nel 1875.
Una ricerca che ci porta a riscoprire la figura ben nota di Jacopo Facen che di Fonzaso era allora il medico nonché valido ricercatore di archeologia, e del proprietario del fondo rustico in cui furono rinvenuti i reperti, Luigi Buzzati. I quali resti, che si potrebbero anche definire il “tesoro” di Arten, si configurano nel piatto argenteo di Geilamir, che non era uno qualsiasi ma il re dei Vandali, una coppa, un bronzetto e alcune fibule.
Uno studio, al di là della ineccepibile validità scientifica dell’archeologa e medievalista Possenti, che incuriosisce. In primis come mai si trovavano reperti di così alto valore in un paese tutto sommato sperduto tra i monti feltrini (i resti sono venuti alla luce durante i lavori di assestamento di un terreno da destinare a vigneto in cui precedentemente sorgeva un castello andato in rovina) e, quindi, come siano finiti a Parigi dove ancora si trovano.
Un altro motivo bellunese si trova, sempre nel medesimo numero del bel periodico vittoriese, nell’omaggio che Giampaolo Zagonel dedica a Dino Buzzati nel cinquantesimo della scomparsa. Il grande giornalista e scrittore di casa nostra (immortali i suoi “Deserto dei Tartari” e “Un amore”) era anche apprezzato pittore. E, in questo breve ricordo Zagonel propone l’acrilico su tela “I rinoceronti”. Ma l’autore rammenta anche, e lo testimonia con una foto, che Buzzati era, e ci teneva a farlo sapere, un esperto arrampicatore di montagna.
Infine, per chi desidera approfondire altri argomenti, il bell’annuario vittoriese suggerisce un saggio sul commento dell’umanista di San Polo di Piave, Trifone Gabriel, al “Somnium Scipionis” di Cicerone, un lavoro su Luigi Luzzatti e gli armeni oltre ad altri interessanti studi, tutti di carattere strettamente e rigorosamente accademico nella apprezzata tradizione seguita dalla rivista.
