A chi spetta il copyright del reddito di cittadinanza? Subito a chiunque vengono in mente i Cinque stelle. Niente di più lontano dalla realtà storica. Come abbiamo più volte osservato fatti ed avvenimenti si inseguono ripetendosi nella storia. Più di duemila anni fa, nel I° secolo avanti Cristo, l’impero romano stava conquistando il mondo, creava sempre nuove province da governare e soprattutto da sfruttare, allargando il latifondo nelle mani del patriziato. Con il conseguente fenomeno di espulsione dalla terra dei vecchi proprietari che da piccoli coltivatori diventavano nullatenenti. Finendo, dacché altra soluzione non esisteva, quasi sempre a ingrossare le file dei proletari ammassati nella capitale. Che era sì caput mundi ma doveva in qualche maniera pensare a sfamare questi poveracci che sopravvivevano come clientes (cioè tirapiedi opportunisti) di famiglie patrizie oppure cercando continuamente qualche mezzuccio per arrivare al giorno dopo. Roma toccava un milione di abitanti. Per quei tempi era una megalopoli con un pugno di ricchi senatori, un minuscolo ceto medio e una grossa quantità di sfaccendati che spesso non sapevano cosa fare. E soprattutto che cosa mangiare.
Come tener buona una simile folla? Sfamandola. Come?
Distribuendo gratuitamente il frumento. Nacquero così, in vari periodi a seconda della necessità, le leggi frumentarie, un espediente necessario per evitare malumori e rivolte. Roma aveva immensi granai naturali nelle sue provincie di Sicilia e del Nordafrica, a quel tempo gran produttrice di cereali. Le navi frumentarie attraccavano a Ostia e i moggi di cereali arrivavano nella capitale dove venivano distribuiti. Così quella massa di senza lavoro poteva sfamarsi fino alla prossima legge frumentaria. E quando non dovevano protestare per il pane andavano al circo (oggi diremmo stadio) dove gladiatori disperati si ammazzavano tra loro per la gioia truce e sanguinaria di decine di migliaia di spettatori.
Non le chiamavano con il nome moderno, ma quelle leggi frumentarie erano autentici redditi di cittadinanza. E nessuno chiedeva ai proletari di cercarsi un lavoro che probabilmente non c’era. Il sistema funzionò fino all’inizio del terzo secolo dopo Cristo. Dopo i precedenti due secoli l’impero era diventato mastodontico. E attirò masse di persone in cerca di nuove terre. Arrivarono i barbari. Gli imperatori, impegnati come erano sempre sui campi di battaglia, non avevano tempo di pensare ai loro cittadini pur senza pane. Tuttavia il reddito di cittadinanza si perpetuò anche dopo la caduta di Roma. Rivisse nei conventi medievali dove i poveri potevano trovare quello che si dice “un piatto di minestra”. Sarebbe utile, oltre che curioso, studiare in un percorso di diacronia storica nascita ed evoluzione del reddito di cittadinanza dall’antichità ai giorni nostri, Cinque Stelle compresi.
Sante Rossetto
