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Profitti di guerra

La pandemia covid 19 è lungi dall’essersi esaurita, ma già se ne vedono le terribili conseguenze. Ad ora quasi 6 milioni di morti, centinaia di milioni di contagiati, ospedali in tutto il mondo al limite del collasso, altrettanti milioni di malati per altre cause che devono attendere disperati le cure, sorpassati dall’emergenza pandemica.

Ma ancora: aziende fallite, o sull’orlo, per chiusure da lockdown o diminuzione drastica del fatturato; di conseguenza milioni e milioni di disoccupati e, in misura ancor maggiore, cassaintegrati incerti sul proprio futuro. A tutto ciò si aggiungano centinaia  di milioni di persone in quarantena o in isolamento fiduciario, o semplicemente chiusi in casa per timore di contagio.

Maree di persone in coda per eseguire tamponi di controllo; miliardi di €, £ o $ spesi quotidianamente e sottratti ad un uso più virtuoso in altri campi economici.

Dulcis in fundo l’aumento astronomico di gas metano e conseguentemente di energia elettrica e, tra non molto a ruota, dei combustibili fossili produrranno un aumento inconcepibile dei prezzi e una diminuzione dei consumi generalizzata e quindi ad una ulteriore chiusura di attività. Stagflazione perfetta! Se ne vede già quotidianamente lo spettro. Il paragone con l’inflazione della Repubblica di Weimar non è fuori luogo.

Tutto ciò dimostra che ci troviamo indubbiamente in una situazione di vera guerra.

Ma allora affrontiamola à la guerre comme à la guerre.

Quindi non è peregrina l’idea di chiedere un contributo di solidarietà alle aziende che, a differenza della stragrande maggioranza delle attività, stanno macinando profitti galattici.

Quindi le grandi società dell’energia, ma subito appresso le big farma e, perché no?, alle stesse farmacie, prese d’assalto come neppure ai tempi dei forni di manzoniana memoria. Oppure le grandi società commerciali del commercio elettronico come Amazon, Alibaba, eBay,…

Ricordo che mio padre, alla fine della II Guerra mondiale, ricevette in data 23 aprile 1945 una richiesta da parte del “Comitato di Liberazione nazionale di Belluno” di un versamento, denominato “Imposta sui guadagni straordinari di guerra”, di 300.000 lire (di allora!).

La partecipazione economica al risanamento della attuale disperata situazione mondiale non risponderebbe solamente ad un principio di equità economica, ma pure e maggiormente di impegno sociale.

Tomaso Pettazzi