
L’entrata in vigore dell’aumento delle bollette energetiche, ha provocato – come prevedibile – difficoltà ulteriori al comparto Cultura, già pesantemente colpito in quasi due anni da quella che oramai – con indebito significato – viene ancora definita “emergenza” da Covid 19.
L’aumento delle materie prime, non solo sta mettendo in crisi interi comparti artigianali e industriali – si pensi ad esempio alle vetrerie di Murano che negli ultimi giorni hanno già visto la chiusura di una decine di ditte, considerato che l’aumento del gas con cui vengono alimentati i forni delle fornaci che lavorano il vetro a caldo è aumentato del 50% o al mondo della editoria, che ha visto l’aumento del costo della produzione della
carta del 20-30% ( e, in questo caso, ricordiamo che già l’editoria sta combattendo per mantenere vivo il settore a fronte della diffusione sempre più capillare dei formati digitali di libri e cataloghi) – ma sta continuando a gravare anche su tutte le situazioni legate allo spettacolo, quali teatri, cinema e luoghi di aggregazione culturale come sale espositive e musei, che già durante gli ultimi mesi non solo non hanno trovato risposte a chiari gridi di allarme perdurati per lungo tempo, ma hanno anche dovuto sopportare riaperture ritardate e ridotte ( come nel caso dei siti archeologici all’aperto), quando altre attività stavano
riprendendo regolare attività con tutte le dovute precauzioni e attenzioni nei riguardi dello stato sanitario che abbiamo attraversato.
Tutte le Famiglie, quindi, che rientrano all’interno del comparto Cultura che si trovano malauguratamente a dover far fronte alla riduzione dell’attività se non alla chiusura, devono comunque far fronte al pagamento delle bollette dei propri nuclei familiari, e senza un’ effettiva possibilità di guadagno diventa una impresa impossibile da conseguire.
L’”effetto domino”, in questo caso, diventa un processo pericoloso e del tutto antidemocratico, senza considerare che, con la chiusura di aziende artigiane e mettendo in difficoltà le grandi realtà legate al mondo della Cultura, si rischia di perdere parte di un patrimonio culturale fatto di eccellenze manuali, di storia e arte che hanno contribuito a fare grande il nostro Paese negli anni, nei secoli ( si pensi anche al comparto della
moda, con tutte le miriadi di lavorazioni e quindi al dispendio di luce – in primis – per l’utilizzo delle macchine tessili; o ancora al mondo del restauro, mondo di particolare importanza in Italia data la quantità immensa di opere da mantenere vive attraverso la salvaguardia e la manutenzione continua).
Crediamo sia importante prima di tutto e soprattutto – questa volta a dovere – in via emergenziale considerare una strategia unita tra operatori culturali, attività produttive e mondo economico per valutare piani di sostegno economico concreti e pronti ad essere attuati il prima possibile, attraverso snellimento di procedure di rilascio di incentivi e riduzione dei costi delle bollette, non solo al fine di salvaguardare un settore di strategica importanza per il nostro Paese come la Cultura, ma anche per salvaguardare le centinaia
di migliaia di persone che attraverso il mondo della Cultura sostentano le proprie Famiglie.
Andrea Stella *
* Responsabile Regionale Veneto del Dipartimento Cultura e Innovazione Fratelli d’Italia



