Per questa terza edizione della manifestazione nazionale “Una Rosa per Norma Cossetto”, organizzata dal Comitato 10 Febbraio sono state ben 177 le città che hanno aderito, alcune anche all’estero.
Così anche sabato a Belluno, presso il monumento al Piazzale Vittime delle Foibe, e domenica a Ponte nelle Alpi, vicino alla chiesetta intitolata a Santa Caterina, si è tenuta la cerimonia in ricordo di Norma Cossetto, alla quale nel 2005 il Presidente Carlo Azeglio Ciampi ha conferito la medaglia d’oro al merito civile “per il suo esempio di coraggio e di amor patrio”.
Insieme al Comitato 10 Febbraio, sono intervenute numerose anche le autorità e le rappresentanze, tra cui Siro Maracchi per l’ANVGD di Belluno, l’assessore De Biasi, i consiglieri Pingitore e Stella, l’ANA Belluno e Ponte nelle Alpi – Soverzene, l’Associazione Artiglieri di Belluno e Ponte nelle Alpi, l’Associazione Guastatori e Trasmettitori di Ponte nelle Alpi, il senatore Luca De Carlo.
Per la neo presidente provinciale del Comitato, Noemi D’Incà, supportata nell’organizzazione da Alessandro Farina “Norma era tante cose, era una sorella, una figlia, una giovane donna ma è per noi oggi soprattutto l’immagine più fiera e autentica delle migliaia di vittime gettate nelle foibe. E queste erano gettate mentre c’era ancora vita nei loro corpi nonostante giorni di violenze di ogni genere, che non possono trovare giustificazione in nessuna ideologia. Tragedie come queste non possono e non devono ripetersi, ed è un rischio che la mancanza di una memoria condivisa rende sempre attuale”. E’ allora giusto ricordare, spiegare e approfondire; è doveroso tramandare alle future generazioni tutte le pagine della nostra storia nazionale, quelle bella ma anche quelle brutte, orribili ed inspiegabili.
La tragica storia di Norma Cossetto inizia con l’arresto ad opera dei partigiani titini per essere portata poi in una scuola dove è stata seviziata ed abusata da 17 aguzzini, mentre era legata ad un tavolaccio. Al termine di questa tortura, sfinita, insieme ad altri italiani con i polsi legati dal fil di ferro e legati tra di loro fu portata fino alla foiba di villa Surani dove, ancora viva, è stata infoibata nella notte tra il 4 ed il 5 ottobre del 1943.
La sua colpa, per i suoi aguzzini, era quella di essere e voler restare orgogliosamente italiana. La promessa della libertà in cambio della collaborazione con i titini non lusingò l’animo di Norma che, fiera ed orgogliosa di essere italiana, rifiutò l’accordo.



