Terzo appuntamento del ciclo di visite guidate virtuali organizzate dal FAI di Belluno: dopo il Museo del cidolo e del legname di Perarolo di Cadore e il Museo degli zattieri di Codissago, il percorso delle zattere lungo la Piave continua con un’altra interessante tappa, Borgo Piave. Il 6 aprile la delegazione bellunese del FAI farà scoprire quella che un tempo era la vivace area portuale di Belluno. Qui sorge Palazzo Doglioni detto “Il Botegon”, che era in passato la taverna degli zattieri, e sarà possibile conoscere la sua storia e i suoi tesori artistici. La visita sarà a cura di Antonio Gheno, volontario del FAI Giovani, che è stato il principale artefice della sua apertura durante le Giornate di Primavera 2019.
Il quartiere di Borgo Piave conserva ancora quell’aspetto antico e suggestivo insieme, con le sue case colorate e il percorso a scalette, mentre l’ampia ansa del fiume sembra quasi avvolgerlo in un abbraccio. Nei secoli passati, per l’abbondante presenza di acqua, il Piave era navigabile e rappresentava un’importante via di comunicazione. Oggi i muraglioni dell’argine, costruiti dopo il Vajont e l’alluvione del 1966, hanno “tagliato” il secolare legame con l’acqua. La principale attività praticata era la fluitazione del legname: dai ricchi boschi del Cadore e del Cansiglio si ricavavano grandi quantità di tronchi che venivano lavorati e trasportati a valle e in pianura, sfruttando la corrente del fiume. Borgo Piave, in questo contesto, era il porto fluviale della città, con un ruolo di assoluto rilievo dal punto di vista economico: il suo nome è legato proprio al fiorente commercio del legname, al transito di merci trasportate sulle zattere e alle attività manifatturiere che sfruttavano l’energia idraulica del vicino torrente Ardo. Gli edifici ospitavano varie e numerose botteghe artigiane, che rendevano vivace e quasi autonomo questo attivo nucleo abitato, e le abitazioni degli zattieri, gli “zater”, che si occupavano del trasporto del legname.
Protagonista della visita è Palazzo Doglioni, posto ad angolo tra la piazzetta e la gradinata di Riva S. Nicolò. Si tratta di un elegante edificio cinquecentesco di tre piani, dalla struttura poderosa e dalla mole compatta, con un arioso portico. L’interno riserva una piacevole sorpresa: le pareti del salone centrale al secondo piano sono state affrescate da un valente pittore che dimostra di avere una cultura figurativa veneziana e le parti che tuttora si sono conservate raffigurano una scena di guerra, un interno con padrona di casa, nutrice e bimbo (che ricorda quello di Paolo Veronese a villa Barbaro) e una scena biblica dell’Antico Testamento in cui si riconoscono le figure di Aronne e Mosè. Il commercio del legname aveva arricchito molte famiglie e la costruzione di sontuosi palazzi e la commissione di pregevoli pitture era un modo per esibire il prestigio sociale raggiunto. A partire dal Seicento è documentata la presenza della nobile e ricca famiglia Doglioni, che possedeva vari palazzi nella città di Belluno. Fu soprannominato popolarmente il “Botegon” poiché al piano terra trovavano spazio un deposito con un’ampia bottega ed un’osteria frequentata da zattieri, conciapelli, lavoratori del borgo che così lo chiamavano familiarmente. Proprio qui nacque l’Uniera dei Zatèr, una prima corporazione a tutela della categoria. Dopo anni di abbandono e degrado, coincidenti con il ruolo marginale e defilato dell’intera area, il nuovo illuminato proprietario ne ha promosso il restauro, condotto dall’architetto Gloria Manera e dall’ingegnere Siro Andrich, restituendo così nobiltà e decoro ad esso e alla piazzetta del borgo.
L’incontro si svolgerà il 6 aprile alle 18.30 sulla piattaforma Zoom webinar grazie al sostegno di Luxardo e UniSve ed è aperto a tutti: è necessario prenotarsi obbligatoriamente sul sito https://faiprenotazioni.fondoambiente.it/ dove sarà possibile trovare l’evento inserendo nel campo di ricerca. Una volta completata la prenotazione, il giorno stesso dell’evento verrà mandata una e-mail con riportato il link per partecipare all’incontro.
Chi desidera sostenere il FAI, che in questo particolare momento di necessità ne ha veramente bisogno, potrà lasciare un contributo libero con le modalità che appariranno nel sito. Il FAI, grazie alla raccolta fondi e al sostegno degli iscritti, intende fare la sua parte per rimettere in moto l’Italia della cultura nonostante i danni economici subiti a causa dell’emergenza sanitaria e si appella alla sensibilità e alla generosità degli Italiani per poter continuare a prendersi cura del nostro Paese.
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