
Belluno, 22 novembre 2020 – Domani è convocata la Commissione Cultura, Sanità e Sociale del Consiglio Comunale di Belluno. Nella richiesta di convocazione su iniziativa del consigliere comunale Raffaele Addamiano (Lista Obiettivo Belluno – Fratelli d’Italia), è stata citata la mancata attività di Palazzo Fulcis durante il lockdown, con l’auspicio che il Museo civico seguisse le orme di altri musei veneti e nazionali.
Ecco la risposta dell’assessore alla Cultura Marco Perale.
Per rispetto alle istituzioni sono solito parlare nelle sedi opportune e con gli interlocutori istituzionali, anche e soprattutto in campo culturale, materia che dovrebbe trascendere gli schieramenti. Così ho fatto, ad esempio, fin dalla prima comunicazione del progetto di una mostra di Tiziano, che è stata comunicata prima in Commissione consiliare e solo successivamente alla stampa.
Una prassi non da tutti condivisa. Nella richiesta di convocazione della Commissione Terza, datata 16 novembre e subito resa pubblica, il firmatario “auspica che il nostro principale museo segua le illuminate orme di altri musei, non solo veneti, che permettono in attualità di visionare i loro tesori e le loro mostre via zoom da remoto”.
Nel ringraziare per l’attenzione di oggi, è opportuno segnalare pubblicamente agli eventuali distratti che il Museo Civico di Belluno non ha seguito e non deve “seguire le illuminate orme” di nessun altro museo, né veneto né nazionale, in quanto ha da subito permesso a chi è rimasto a casa di visitare il museo fin dalla primavera scorsa, così come di scoiprire le mostre oggi allestite e chiuse. Bastava, e basta ancora, seguire la pagina Facebook del Museo Fulcis.
In particolare va forse ricordato che il primo lockdown ha imposto la chiusura generale, anche di tutti i musei, dal giorno 8 marzo.
Il Museo Fulcis ha deciso immediatamente di reagire alla chiusura, realizzando a costo zero (cioè con il cellulare, registrandoci a vicenda io e il dottor Ton) una doppia serie di filmati dal titolo “L’alfabeto del Fulcis: opere dalla A alla Z” (on line dal 10 marzo al 17 aprile) e poi “I numeri del Fulcis” (dal 22 aprile fino alla riapertura del 14 maggio), registrazioni che sono state postate sulla pagina Facebook del Museo Fuclis, come detto, a partire dal giorno 10 marzo.
Per aiutare a capire e valutare l’iniziativa bellunese, solo il Museo Egizio di Torino è partito un giorno prima di Belluno, il 9 marzo. Il MamBo, cioè il Museo di arte moderna di Bologna, il 10 marzo come Belluno; gli Uffizi di Firenze hanno cominciato a postare le loro presentazioni l’11 marzo; Brera l’11 marzo e via a seguire.
Analogamente, in occasione del secondo lockdown, scattato il 6 novembre, i nuovi filmati di presentazione delle due mostre di Seffer e Velluti rimaste chiuse dentro il Museo, immediatamente realizzati, sono stati postati a partire dal 14 novembre, quindi due giorni prima della richiesta di convocazione della commissione.
E anche questa volta Belluno non ha sfigurato: è vero che gli Uffizi sono partiti il 6 stesso, con una dichiarazione video del direttore Eike Schmidt; a Milano Brera è partita il 9 novembre e il Maxxi di Roma il 13 novembre, ma tutti gli altri musei hanno iniziato a postare assieme o dopo Belluno: la Triennale di Milano il 14; il Museion di Bolzano il 14; il Museo Egizio di Torino e i Musei Civici di Brescia il 15 novembre; la Quadriennale di Roma il 16 etc.
Insomma, chi segue la vita culturale del mondo museale italiano sa che il Fulcis è stato tra i modelli che in questo anno difficile hanno fatto scuola. E molti infatti ne hanno “seguito le illuminate orme”.
Marco Perale



