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Chiusi gli uffici immigrazione. Armelao (Fsp Polizia Veneto): “Si chiudano anche uffici passaporti e licenze”

“Abbiamo appreso che il Ministero dell’Interno ha deciso di chiudere gli uffici immigrazione e questo sposa in toto quello che avevamo chiesto ancora il 22 febbraio. Ma non basta. Secondo noi vanno chiusi anche gli uffici passaporti e licenze”.

A chiederlo è il segretario generale regionale del sindacato di polizia FSP Mauro Armelao.

“E’ ormai chiaro a tutti – prosegue Armelao – che dobbiamo limitare al massimo il contatto tra persone e quindi ribadiamo il fatto che tutti gli uffici amministrativi gestiti dalla Polizia di Stato debbano essere chiusi, senza se e senza ma, garantendo ovviamente sempre la presenza sul territorio per il pronto intervento. Con questa circolare il Ministero ha dato ragione a noi, all’unico sindacato della Polizia di Stato che per voce del suo segretario generale regionale FSP Polizia del Veneto, con coraggio e lungimiranza, aveva chiesto questo. Ora si prenda atto del ritardo con cui sono state fatte alcune scelte e quindi nel modo in cui è stata affrontata questa emergenza sconosciuta a tutti.

L’emergenza e la coerenza. Il Coronavirus ha portato alla luce l’assenza di una risposta che garantisca gli Operatori di Polizia: protocolli sanitari e modalità operative di autotutela vanno decisi in modo uniforme su tutto il territorio.

Per i poliziotti l’emergenza del Coronavirus non è iniziata e non finirà nel giro di da qualche settimana, con la paura che ha rasentato l’isterismo. Ad ogni emergenza i primi ad essere chiamati ad affrontarla sono le Forze dell’Ordine, alle quali si guarda giustamente con fiducia e la cui presenza rassicura la popolazione come del resto tutto il personale sanitario impegnato in massa a fronteggiare questa emergenza.

Anche in questa emergenza determinata dal COVID-19 l’abnegazione e lo spirito di servizio dei poliziotti sono stati encomiabili. Questo pur in assenza di direttive univoche, presidi sanitari idonei e disponibili e regole d’intervento certe.

Questa emergenza – sottolinea il segretario generale regionale FSP Veneto Mauro Armelao –  deve servire a migliorare la risposta che le Forze di Polizia debbono essere messe in grado di fornire: la buona volontà non basta.

Abbiamo chiesto – ribadisce Armelao – di chiudere in via precauzionale alcuni uffici di Polizia, proprio per evitare che, a causa di un contagio, si mettesse in crisi l’intero sistema sicurezza, con pesanti ripercussioni anche sui servizi di emergenza. Abbiamo visto come a Marghera l’occupazione della centrale Enel da parte degli antagonisti, abbia evidenziato quanto la coperta delle risorse sia sempre più corta.

Abbiamo visto che il paese Vo’ Euganeo è stato blindato e ora “liberato” utilizzando i Paracadutisti dell’Esercito muniti di mascherine FFP3. Questo personale opera all’aperto, mentre i poliziotti al box del controllo documenti dell’Aeroporto di Venezia, a contatto con persone provenienti da mezzo mondo, non possono indossare né i guanti né la mascherina. Vi sembra normale? – chiosa Armelao –

I colleghi della Polizia Ferroviaria che andavano di scorta sui treni, la Polizia Stradale che usa gli etilometri, sono solo alcuni esempi di chi opera dinanzi ad incognite sempre presenti e che in questi prossimi mesi non cesseranno, nemmeno quando si smorzerà l’attenzione mediatica. Noi continueremo ad operare con abnegazione ma pretendiamo che la tutela concreta del personale non venga mai lasciata alla libera interpretazione di singoli dirigenti o di altri soggetti esterni alla nostra Amministrazione.

Rimarrà anche nei mesi a venire la necessità, per tutto il personale, di poter effettuare i tamponi di controllo del Coronavirus, di avere la disponibilità del materiale e dei dispositivi di protezione, per le quali deve essere indicata anche l’efficacia temporale dell’utilizzo, specialmente per le mascherine filtranti FFP3/FFP2.

L’infezione ha dimostrato, ancora una volta, la necessità che le pulizie degli Uffici di Polizia, aperti al pubblico e non, siano profondamente riviste, assegnando gli appalti non più al massimo ribasso ma alla qualità del servizio.

 

 

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