Purtroppo, l’intenzione di alzare dal 10 al 12,50 l’aliquota della cedolare secca per i contratti a canone concordato è confermata dal ministro Gualtieri nella intervista resa al Sole 24 Ore di ieri. Il ministro dice: l’aliquota del 10% era temporanea, il prossimo anno (a legislazione vigente) sarebbe salita al 15%, noli la rendiamo stabile e strutturale al 12,50, quindi abbassiamo l’imposta.
Vale la pena ricordare al Ministro alcune cose sottolinea Zagatti Alfredo, Presidente Nazionale ASPPI (Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari):
1) tutte le forze politiche da 6 anni a questa parte si erano impegnate a mantenere l’aliquota al 10% sulla base della buona prova che questa misura aveva dato: emersione fiscale (certificata da Tesoro e Agenzia delle Entrate); calmieramento dei canoni a favore degli inquilini;
2) su questo presupposto sono stati realizzati decine di nuovi accordi locali e migliaia di contratti che dovranno scontare un carico fiscale maggiore non preventivato al momento della fissazione del canone; il ché spingerà molti a chiedere la rinegoziazione del contratto e determinerà il rischio di un forte contenzioso. Il tutto, per prevedere un ritorno modestissimo da parte dello Stato.
Giustamente, non solo la proprietà ma anche i sindacati degli inquilini stanno insorgendo di fronte a questa misura insensata.
Governo e Parlamento devono rispondere ad una domanda, conclude Zagatti:
è vero o no che oggi i contratti a canone concordato sono la principale misura per garantire l’accesso all’affitto per migliaia di famiglie? Se sì, come tutti dichiarano di credere, non solo non vanno diminuiti i margini di convenienza di questi contratti, ma, al contrariò va’ allargata la platea
dei Comuni che possono giovarsi di questo strumento, a partire da quelle migliaia che rischiano di perderlo entro quest’anno dopo averne beneficiato per anni, se non verrà prorogata la norma che prevede l’inclusione di comuni colpiti da calamità naturali.


