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Scuola. Tagli agli organici nella Legge di Bilancio 2027: il CNDDU all’attacco

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) alza le barricate contro le nuove riduzioni degli organici scolastiche previste dal disegno di legge di Bilancio 2027. Al centro della protesta non c’è soltanto la difesa dei posti di lavoro, ma una questione di programmazione economica e di visione strategica del Paese: trasformare il calo demografico in un risparmio strutturale di cassa, secondo l’associazione, rischia di compromettere la qualità dell’istruzione pubblica senza che ne sia stata dimostrata la reale convenienza economica complessiva.

I numeri della manovra e il piano di riduzioni

I dati messi nero su bianco nella manovra delineano una contrazione significativa per il comparto scuola a partire dall’anno scolastico 2027/2028:

  • 6.974 posti in meno complessivi, suddivisi tra 4.925 docenti e 2.049 unità di personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario).

  • Un risparmio atteso di 83,9 milioni di euro nel 2027 e di 251,7 milioni di euro annui a regime dal 2028.

Se si sommano i tagli già programmati dalla precedente legge di Bilancio (2025) e la misura distinta di 1.750 posti docenti stabilita da un provvedimento del 2022, il quadro complessivo del ridimensionamento tocca quota 14.808 posti.

Calo demografico: occasione sprecata o rischio di peggioramento?

Il nodo centrale sollevato dal CNDDU riguarda l’utilizzo del fattore demografico. Le proiezioni della Fondazione Agnelli (basate su dati ISTAT) stimano una flessione di circa 796.000 studenti (la fascia 3-18 anni) tra il 2025 e il 2030, pari a una contrazione del 10%.

Tuttavia, per l’associazione guidata dal prof. Romano Pesavento, la diminuzione degli iscritti non deve tradursi automaticamente in una scure sugli organici. Al contrario, il calo della popolazione scolastica potrebbe rappresentare un’opportunità irripetibile per:

  • Alleggerire il numero di alunni per classe.

  • Intensificare gli interventi di recupero e contrastare la dispersione scolastica, soprattutto nei territori più fragili e nelle aree interne.

  • Ampliare il tempo scuola e redistribuire il personale in base ai fabbisogni reali ed effettivi.

Il cortocircuito con le paritarie e le richieste al Governo

Il CNDDU punta inoltre il dito contro la coerenza delle priorità di bilancio, citando la proroga al 2027 del contributo fino a 1.500 euro per studente destinato alle famiglie con ISEE fino a 30.000 euro iscritte alle scuole paritarie (nel limite di 20 milioni di euro). Senza contestare il sostegno alle famiglie, l’associazione chiede trasparenza sul perché si confermino agevolazioni selettive mentre si contrae in modo permanente la dotazione della scuola statale.

La richiesta formale mossa al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e al Governo è netta:

  1. Rendere pubbliche le valutazioni economiche e organizzative che giustificano i tagli, chiarendone la distribuzione territoriale e documentando il confronto con scenari alternativi.

  2. Stralciare le nuove riduzioni dalla legge di Bilancio, reperendo coperture alternative (attraverso una revisione selettiva delle spese correnti non obbligatorie e delle agevolazioni fiscali meno efficaci) per gli 83,9 milioni del 2027 e i 251,7 milioni dal 2028.

  3. Avviare un programma pluriennale di investimento, utilizzando quelle stesse risorse per migliorare l’efficienza educativa anziché archiviarle come semplice risparmio di spesa.

“Il calo demografico impone di ripensare il sistema scolastico, non di ridurne automaticamente la capacità operativa”, conclude il CNDDU. Prima di consolidare un taglio da oltre un quarto di miliardo all’anno nei conti dello Stato, la richiesta al Parlamento è di pretendere una valutazione comparativa rigorosa: la responsabilità finanziaria, avverte l’associazione, non si misura su quanto si riesce a sottrarre alla scuola, ma su quale impiego delle risorse pubbliche generi il maggiore beneficio documentabile per il futuro del Paese.