HomeCronaca/PoliticaCemento, urne e "semestre bianco": a Belluno la politica di fine mandato...

Cemento, urne e “semestre bianco”: a Belluno la politica di fine mandato sfida il buonsenso

Mentre il capoluogo si avvia lentamente verso il voto della prossima primavera – un appuntamento elettorale che già scalda i motori dei partiti e dei movimenti civici – a Palazzo Rosso si respira quell’aria tipica della fine della corsa. È il momento in cui i bilanci si tirano, i programmi volgono al termine e, teoricamente, l’attività amministrativa dovrebbe concentrarsi sulla gestione prudente dell’esistente, lasciando che sia il giudizio delle urne a tracciare la rotta futura.

Eppure, a tenere banco nel dibattito cittadino ci sono scelte che di “ordinario” sembrano avere ben poco. Tra queste, la prospettiva o l’accelerazione su varianti urbanistiche capaci di rendere edificabili ampie porzioni di territorio comunale. Una mossa che riaccende i riflettori su un tema spinoso: fino a che punto una giunta in scadenza può ipotecare il volto e il territorio della città?

Toccare i piani urbanistici, ridisegnando la destinazione d’uso di ettari di terreno a pochi mesi dalla scadenza elettorale, solleva inevitabilmente pesanti interrogativi. Il territorio bellunese, fragile e prezioso, custodisce un equilibrio ambientale delicato. Aprire alla cementificazione o a nuove colate di cubature in un momento in cui la rappresentatività politica della giunta volge al tramonto appare a molti una forzatura inaccettabile.

Trasferire decisioni irreversibili sul futuro urbanistico ed economico della città a una fase in cui i cittadini sono prossimi a rinnovare il consiglio comunale significa, nei fatti, blindare scelte strategiche sottraendole al confronto della campagna elettorale e al vaglio di una nuova legittimazione popolare.

Cosa dice la legge: tra “semestre bianco” improprio e regole del Consiglio

Nel linguaggio comune si sente spesso parlare di “semestre bianco” anche per i Comuni. Va fatto però un chiarimento giuridico: l’istituto del semestre bianco appartiene strettamente alla carica del Presidente della Repubblica. Tuttavia, nel diritto amministrativo degli enti locali esistono paletti ben precisi per il periodo che precede il voto.

  • La stretta sul Consiglio Comunale: l’articolo 38 del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali) stabilisce che, una volta indetti i comizi elettorali, il Consiglio comunale deve limitarsi esclusivamente ad adottare gli atti urgenti e improrogabili. Questa limitazione serve proprio a evitare il rischio di decisioni clientelari o spot elettorali (captatio benevolentiae).

  • Il ruolo di Giunta e Sindaco e i rischi di illegittimità: formalmente, l’esecutivo mantiene i poteri di gestione, ma è vincolato ai principi costituzionali di imparzialità e buon andamento (Art. 97 della Costituzione). Adottare varianti urbanistiche di impatto epocale o decisioni finanziarie e di spesa milionarie senza un’effettiva, oggettiva e indifferibile urgenza espone l’amministrazione al concreto rischio di impugnazioni davanti al TAR. I giudici amministrativi possono infatti annullare quegli atti in cui si ravvisi un “eccesso di potere” o un intento estraneo alla normale amministrazione ordinaria.

Al di là della stretta legittimità formale dei codici, resta il grande elefante nella stanza, ossia l’opportunità politica.

La buona amministrazione non si misura solo con ciò che è “tecnicamente consentito” per un soffio di legge, ma con il rispetto delle istituzioni e della sovranità dei cittadini. Calare dall’alto scelte urbanistiche pesanti, che ridisegnano la Belluno di domani quando i mesi della consiliatura sono ormai contati, sa di eredità forzata. È un modo per legare le mani a chi verrà dopo, che si tratti di una riconferma o di un cambio di colore politico alla guida di Palazzo Rosso.

A pochi mesi dalle urne, la città merita trasparenza, rispetto per il territorio e, soprattutto, la maturità di lasciare che siano i bellunesi, attraverso il voto, a decidere quale futuro urbano scrivere per i prossimi anni.