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Salute mentale e disagio, aumento delle malattie. La lettera

Due date , il 6 e 10 ottobre , sono delle “ricorrenze” che non possono essere ricordate distanti l’una dall’altra: il 6 ricorre la giornata Europea dei Caregiver e il 10 si promuove – nella Giornata Mondiale – la consapevolezza per la Salute Mentale circa la necessità di aumentare le risorse per il supporto del benessere psicologico , la cura delle malattie e per combattere lo stigma che utenti e famiglie affrontano.

Se da una parte ( dati Istat 2024) un italiano su quattro svolge il ruolo di caregiver con un’assistenza diffusa che pesa in gran parte sulle donne, si sia ancora in attesa di decreti attuativi e finanziamenti adeguati per la disabilità e la non autosufficienza , per la salute mentale non va certo meglio.
Li accumuna l’”invisibilità” , la mancanza di “un progetto di vita” dignitoso e la solitudine di chi “è accanto”.
Per non parlare di TSO, ricoveri ( o non ricoveri perché non ci sono i posti) , la mancanza di medici e di presa in cura efficace e continua, di mancanza di “dialogo” fra reparti (fra Serd e Centro di Salute Mentale tanto per citarne due), fra famiglia e medico, con la comunità o luoghi di lavoro e ancora fra famiglia – medico- operatori tutti.

Come Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute/Giù le mani dalla sanità bellunese quest’anno per il 10 ottobre non staremo a scrivere di numeri di pazienti e di aumento delle malattie e del disagio , di servizi o disservizi ma – senza voler celebrare la Giornata mondiale della salute mentale – chiederemo di cogliere l’occasione per “ascoltare”, interrogarsi e aprire un serio confronto anche fra le Istituzioni.

Vogliamo dare spazio ad una voce , ad una esperienza di madre che vive da tanti anni la condizione di un figlio con disagio psichico : non per una giornata ma per potersi interrogare , anche fra chi vive questi territori bellunesi, su ciò che esiste, sulla necessità di mettere in discussione pratiche e decisioni e contribuire realmente ad un cambiamento.

Questa la lettera consegnataci.

“Non posso descrive il dolore di una madre senza parlare di solitudine, perché quando sei dentro ad un dolore così grande e sei una madre, quando non hai soluzioni per placare la sofferenza di un figlio, quando ti senti impotente e hai a che fare con qualcosa che non ha esattamente un nome -e so lo ha non ha ancora una cura e se c’è una cura non è ancora abbastanza… ti senti sola.

PERCHE’ , quando cerchi un dottore e nello specifico uno psichiatra, ma lo psichiatra spesso non si trova o ha da fare, non ha tempo o che ne so … semplicemente non sa cosa dirti, ha la pastiglia ma la pastiglia non basta e intanto la psicologa pensa … l’oss o l’infermiere hanno tanto altro da fare…. TI SENTI SOLA

C’è la solitudine nel Sistema della salute mentale : non è solo tuo figlio ad avere dei problemi, perché questo sistema ha creato dei problemi nell’organizzazione, nella coordinazione, nella comunicazione e soprattutto nell’ascolto. Ci mancano i punti fermi su cui appoggiarsi e affidarsi .
C’è la solitudine nella società : Lo vive mio figlio malato ma lo vivo anch’io da madre perché sento la colpa su di me e lo stigma che c’è intorno alla salute mentale.

Tornando alla solitudine, siamo tutti soli, e ai giorni nostri lo siamo ancor di più.
Lo sono i giovani che hanno bisogno di una società che li aiuti a costruire dei valori, ad amare, a volte a stare e non scappare, a confrontarsi, a non temere la critica; ma questa società cos’ha insegnato loro !? che I canoni di bellezza e l’efficienza sono davanti a tutto e tutti?
E che dire !? Noi siamo la società !
Si comunica attraverso social per non dirsi niente e spesso niente di gentile, mentre stiamo diventando sempre più asociali e tutto ciò può comportare effetti negativi anche sulla salute mentale.
Ci hanno insegnato a non abbracciarci, a non toccarci, i bambini non potevano più giocare insieme durante il Covid.
Siamo diventati una cellula impermeabile, ognuno nella sua capsula a pensare e fare e non comunicare. Il pensare e il fare non condivisi portano alla disperazione, alla solitudine.

La solitudine se protratta per lungo tempo senza un confronto è già una patologia, crea tensioni, contratture sia a livello fisico che mentale.
Sono aumentate le malattie mentali, e diminuiti i servizi dedicati. Sia per la cura che per la prevenzione.

Io sento il peso della responsabilità di essere madre, giudicata se non riesco a gestire da sola mia figlio, se sono impacciata a tenere insieme famiglia e lavoro e se non sempre so cosa è giusto per mio figlio.
D’altro canto non sempre mi è chiaro il confine della “presa in carico” quando tocca alla famiglia e quanto alle Istituzioni.

La mia solitudine è quella in cui mi sento abbandonata anche da quest’ultime, perché mentre cerco disperatamente aiuto per mio figlio in preda a deliri ed allucinazioni, devo affrontare spesso l’inadempienza del sistema socio-sanitario che si confronta con leggi insufficienti o che spesso non agevolano la situazione.
Mio figlio è maggiorenne e quindi non sono tenuta a sapere più di tanto sulle sue condizioni cliniche e/o sul piano terapeutico, sempre.
La famiglia ci deve essere in molti casi ….ma poi la famiglia viene “scaricata” e tenuta da parte in altre situazioni.

Questo è ciò che vivo io con mio marito ma che condivido con molte altre mamme e famigliari e vi dico che tutte e tutti portiamo lo stesso dolore e viviamo la stessa solitudine e le stesse emozioni.

Una mamma, tante mamme “

Testimonianza raccolta dal Comitato feltrino per il Diritto alla salute – Giù le mani dalla sanità bellunese