Belluno, 30/09/2026 – Un vero e proprio «assalto agli standard urbanistici» e un consumo di suolo preventivato pari a 16 ettari. È questa la pesante denuncia mossa da Luigi Filippo Daniele, capofrazione di Baldenich, in relazione alla seduta del Consiglio comunale odierno che ha visto l’adozione della variante generale al Piano degli Interventi (PI) dell’amministrazione guidata dal sindaco Oscar De Pellegrin.
Al centro della polemica c’è la forte espansione delle aree fabbricabili e il sospetto di una virata speculativa della pianificazione urbana, descritta dal comitato e dai rappresentanti territoriali non come una visione strategica per la città, ma come un “Piano Frankenstein” fatto di interventi puntuali a favore di trasformazioni private.

La polemica sulle nuove aree edificabili e i 16 ettari di consumo di suolo
Il punto nevralgico della contestazione riguarda la trasformazione di aree precedentemente inedificabili – comprese zone agricole e spazi destinati a servizi pubblici o standard urbanistici – in nuove zone edificabili. Secondo quanto evidenziato nel documento di critica, il saldo complessivo si traduce in un consumo di suolo stimato in 16 ettari.
«Se aree oggi inedificabili vengono trasformate in aree edificabili, qual è l’interesse pubblico che giustifica queste scelte?», si chiede polemicamente Daniele. L’accusa mossa all’assessore all’urbanistica Paolo Gamba e alla giunta è quella di aver concepito un’urbanistica sbilanciata sugli interessi privati, con l’impressione di trovarsi davanti a «trasformazioni urbanistiche ad personam», lontane anni luce da una visione collettiva e orientata al bene comune.
Mancanza di partecipazione e “Piano Frankenstein”
Nel mirino finisce anche il metodo adottato dall’Amministrazione. Nonostante l’avvio formale della concertazione nel 2025 sul Documento Preliminare, il capofrazione di Baldenich contesta la totale assenza di un confronto pubblico reale e approfondito sui contenuti concreti prima dell’adozione in Consiglio, richiamando il dettato dell’articolo 18, comma 2, della Legge Regionale del Veneto n. 11/2004.
Il risultato, secondo le opposizioni e i rappresentanti civici, è un mosaico di interventi slegati: «Un pezzetto edificabile qui, un po’ di volume di là […] più che un Piano degli Interventi sembra di trovarsi davanti a un Piano Frankenstein: un insieme di interventi puntuali assemblati senza una chiara visione complessiva del futuro urbano di Belluno».
Lo scontro sulla “Città per i giovani”
Il sindaco Oscar De Pellegrin e l’assessore Gamba hanno difeso l’atto parlando di rigenerazione urbana, limitazione del consumo di suolo e di una «città per i giovani». Una narrazione definita strumentale e falsa dal comitato di Baldenich: «Una città per i giovani non è una città con più possibilità edificatorie – ribatte Daniele –. È una città che investe negli spazi pubblici, nelle piazze, nei parchi, nei servizi, nella mobilità e nei luoghi di aggregazione, così come accadeva nel piano generale del prof. Dolcetta».
La richiesta: un’assemblea pubblica o la mobilitazione frazionale
Mentre l’adozione del piano approda in Consiglio negli ultimi mesi del mandato amministrativo, la richiesta che arriva dai quartieri è netta: l’amministrazione convochi un’assemblea pubblica aperta alla cittadinanza, ai tecnici e ai dirigenti comunali per spiegare nel dettaglio le nuove edificabilità e le conseguenze sul territorio.
In difetto, l’avvertimento è chiaro: «Bisognerà utilizzare gli strumenti di partecipazione che abbiamo a disposizione, a partire dalle assemblee frazionali, perché i cittadini non possono essere chiamati semplicemente a prendere atto delle trasformazioni del proprio territorio».



