Anche il centrodestra scalda i motori per le amministrative di Belluno 2027. I nostri amministratori sembrano aver scoperto una vocazione insospettabile: siamo tutti atleti. E non di una disciplina qualunque, ma di prove multiple estreme
A darne radiosa testimonianza è il consigliere comunale Simone Soccal (Belluno al Centro), che in un manifesto autocelebrativo ci restituisce l’immagine di una Belluno che brilla nell’Olimpo dello sport nazionale. Grazie all’amministrazione De Pellegrin, ci viene raccontato di un capoluogo trasformato in una Silicon Valley del pallone e del volley: 13 milioni e mezzo di euro sugli impianti, la Polar Arena che fa invidia agli stadi di Premier League (con tanto di aree di pre-filtraggio, zone stampa, spazi antidoping e terrazze panoramiche per sorseggiare uno spritz guardando il Piazzale della Resistenza), e la VHV Arena tirata a lucido per accogliere i giganti della Serie A2 di pallavolo.
Una meraviglia. Peccato che, appena usciti dai tornelli della fantasia amministrativa e catapultati sulla nuda terra cittadina, l’utente-cittadino rischi l’infortunio agonistico prima ancora di arrivare alla fermata dell’autobus.
Perché se è vero che la Serie C di calcio e la Serie A2 di volley meritano palcoscenici degni di questo nome, è altrettanto vero che la Serie Z della manutenzione urbana continua a mietere vittime quotidiane tra i pedoni. Nel manifesto del consigliere Soccal si parla giustamente di “abbattimento delle barriere architettoniche” allo stadio, ma ci si dimentica colpevolmente dei veri relitti lasciati sul campo dall’azione amministrativa.
Prendiamo gli impianti di… guerriglia urbana. L’ex distributore Agip di Baldenich, un monumento all’archeologia industriale e al degrado che accoglie chi entra in città con tutto il suo carico di fatiscenza, è ancora lì a imperitura memoria. Per non parlare di viale Fantuzzi e via Feltre: autentici percorsi a ostacoli, campi di battaglia ad alto rischio per i pedoni, anziani e mamme con passeggini costretti a fare slalom tra asfalti colabrodo, rattoppi alla bene meglio e marciapiedi che sembrano bombardati. Lì le uniche “aree di pre-filtraggio” richieste sono quelle per evitare di finire al pronto soccorso con una slogatura alla caviglia.
Insomma, la narrazione ufficiale dipinge una Belluno moderna, accogliente e smart, dove la transizione ecologica incontra il volley d’élite e la sostenibilità dei pannelli fotovoltaici bacia la raccolta dell’acqua piovana. Una città da copertina patinata. La realtà dei fatti, però, restituisce un capoluogo dove si investono milioni giustamente sui sogni di gloria dello sport professionistico, ma ci si dimentica della vita di tutti i giorni, lasciando i quartieri e le strade di collegamento in un abbandono che definire “sportivo” è un eufemismo.
Cari amministratori, va bene correre verso le elezioni del 2027 a passo di maratona, ma ricordatevi che per vincere la competizione bisognerebbe prima mettere in sicurezza il marciapiede sotto casa. Altrimenti, a furia di tagliare nastri negli stadi, i cittadini rischiano di arrivarci direttamente in barella.



