HomeArte, Cultura, Spettacoli, ScienzaStoria di un batterista. Intervista a Enzo “Heinz” D’Albis

Storia di un batterista. Intervista a Enzo “Heinz” D’Albis

Belluno, 8 settembre 2026 – Proseguiamo la nostra carellata di interviste a musicisti e strumentisti con un altro batterista: Enzo D’Albis, detto Heinz che ci ha raccontato della sua lunga carriera iniziata 70 anni fa.

Partiamo dalle sue radici e da come è scoccata la scintilla per la batteria. Quando è iniziato tutto?

Siamo nel lontano 1955. Avevo iniziato a studiare pianoforte, ma dopo aver ascoltato un LP di Buddy Rich ho mollato i tasti bianchi e neri per dedicarmi anima e corpo alle percussioni. Dopo varie esperienze con diversi insegnanti, ho trovato la mia giusta collocazione alla scuola di batteria jazz del Maestro Pupo De Luca. Lì ho imparato la tecnica dello “Swing”, che poi è diventata un’impronta fondamentale, importantissima in tutti i pezzi Rock, Pop, Blues e via dicendo.

Bobby Solo ed Enzo D’Albis

Quali sono state le sue prime band?
Come tanti, ho fatto la gavetta con i classici gruppi di scuola – The Savages, I Rivali, Smeraldi – e più tardi con formazioni semiprofessioniste. In quel periodo ho incontrato l’amico Roberto Satti, che poi sarebbe diventato famoso come Bobby Solo. Insieme avevamo formato un gruppo improntato quasi esclusivamente sui brani di Elvis Presley. Un manager scoprì Roberto e gli propose di incidere un disco: “Ora che sei già una donna”, seguito da “Se piangi, se ridi” fino ad arrivare a “Una lacrima sul viso”. Dopo quel boom, Roberto si è trasferito a Roma e io e lui ci siamo persi di vista.

Con quali grandi nomi della musica italiana ha suonato nel corso degli anni?
Ho avuto diverse collaborazioni importanti. C’è stata quella con Ombretta Colli, e una sostituzione temporanea con il compianto Giorgio Gaber per qualche tempo. Poi c’è stata l’avventura con Franco Battiato, un’esperienza che è stata raccontata anche nel libro biografico Battiato, incontri di Giordano Casiraghi.
A proposito di quel periodo con Battiato, lei era tra i fondatori de Gli Ambulanti. Come nacque quel gruppo?
Eravamo compagni di scuola e avevamo messo su un gruppo che all’inizio si chiamava The Savages: io alla batteria e Amedeo Maffei alla chitarra elettrica in stile Shadows, una passione che lo accompagnerà per sempre. Con l’arrivo dei Beatles ho cercato in tutti i modi di fargli cambiare stile, ma non c’è stato verso. Quando nel 1966 Battiato mi ha chiamato per entrare nel gruppo di accompagnamento a Ombretta Colli non ho esitato ad aderire. Per la verità ci sono stato poco, avrò fatto non più di una decina di date. In quella formazione c’ero io alla batteria, Amedeo Maffei alla chitarra elettrica, Franco Battiato alla chitarra ritmica e Gregorio Alicata alle tastiere. Ombretta aveva una Pallas Citroen che guidava lei: ricordo quella volta che siamo stati a Valenza Po, io ero in auto con Gregorio e, per la nebbia fitta, abbiamo sbagliato strada e abbiamo percorso chilometri inutili per arrivare a casa a notte inoltrata.

Cosa facevate esattamente con Gli Ambulanti?
Siamo stati in sala di incisione in Ricordi per suonare le basi che dovevano servire a Ombretta Colli. Nei locali lei cantava perfino Auschwitz di Guccini, With A Girl Like You dei Troggs e un altro brano cantato in coppia con Amedeo Maffei, mentre Battiato si ritagliava uno spazio per cantare i suoi pezzi, tra cui La risposta al ragazzo della via Gluck. Ma a dire la verità la musica con Gli Ambulanti non era del tutto di mia soddisfazione, così sono andato via. Al mio posto è subentrato Franco Francone Bianchi, che poi è diventato batterista per Battiato.

Lasciati Gli Ambulanti, cosa ha fatto?
Dal 1966 sono seguiti due anni intensi con il gruppo I Nuovi Topi, con cui ci esibivamo in tutto il Nord Italia. Abbiamo anche inciso un 45 giri per la CBS dal titolo “Gerusalemme Gerusalemme”, che però la RAI si rifiutò di trasmettere a causa del titolo, visto che in quel periodo era in corso la guerra tra Israele ed Egitto.

Come ha passato gli anni Settanta?
Negli anni Settanta ho diminuito l’attività musicale per dedicarmi alla vita privata, per poi riprendere negli anni Ottanta con il gruppo Effetto Musica 5. Nel 1986 ho fondato con il chitarrista inglese Chuck Fryers (ex The Sorrows) il gruppo Fryers and Friends, che è rimasto sulla scena musicale norditaliana per ben 12 anni e con cui ho registrato il CD “Fryers and Friends FIRST!”.

Ci racconta delle sue importanti collaborazioni e tributi internazionali?
C’è stata la costante collaborazione con Trutz “Wiking” Groth (ex Kim & the Cadillacs), durata dagli anni Novanta insieme ai Fryers and Friends a Milano, fino agli anni Duemila con i Johnny and the Ducktails a Trento. Trutz, che era tedesco di Berlino ed è stato colui che ha iniziato a chiamarmi “Heinz” (trovandosi meglio che con Enzo, un soprannome che mi è rimasto attaccato per tutta la vita). Purtroppo ci ha lasciati di recente. Inoltre, nel 1997 con Amedeo Maffei, Reneè Vignocchi (ex New Dada) e Renzo Liso (ex Anime) ho registrato un CD tributo agli Shadows intitolato “The Shadow’s Lovers”.

Nel 1998 la sua vita cambia. Da Milano si trasferisce a Rasai di Seren del Grappa. Come si è inserito nella scena musicale bellunese?
All’inizio è stato un ricominciare: dopo circa un anno dal trasferimento nel paese natale di mia moglie, ho iniziato a far conoscere la mia musica ai musicisti della provincia di Belluno. Il chitarrista Mario Bettega di Fiera di Primiero mi ha chiamato a far parte degli Enrosadira, un gruppo molto numeroso in cui suonavo batteria e percussioni insieme all’ottimo batterista Maurice Verdelli. Sempre nel Primiero, il chitarrista Jimi Trotter mi ha voluto negli Idiot Wind, una cover band di Bob Dylan con cui sono rimasto per qualche anno.

Dopodiché non si è più fermato. In quali altri progetti locali ha collaborato?
Insieme al cantante/chitarrista Marco Dall’Agnol e al bassista Paolo Maccagnan ho formato un trio Rock/Blues chiamato Travelin’ Band, con cui ho suonato in tantissimi locali e feste della provincia. Poi ho formato un gruppo con Alfonso Ragnoli alla chitarra/voce e Stefano Di Tommaso al basso: partiti in trio, si è aggiunto un secondo chitarrista, Giovanni Grava, e ci siamo battezzati “Paul Hesser Band”. Il nome è nato per un gioco di parole: Paul Hesser era un attore tedesco, ma pronunciato in dialetto veneto diventa Pol Esser, ovvero “può essere!”. Può essere una band… Ho collaborato anche per diversi anni con i Pookas, un gruppo di musica irlandese capitanato dalla cantante e flautista Silvia De Cet (nata a Buenos Aires), un’esperienza purtroppo fermatasi a causa della scomparsa del polistrumentista Natale Pollet. Poi la pandemia da Covid ha fatto il resto, sfasciando temporaneamente la rete dei gruppi.

E oggi, qual è il suo rapporto con la batteria?
Non suono più con la frequenza degli anni passati, ma saltuariamente vengo ancora chiamato da amici per delle performance in cui mi metto in gioco e ci metto l’anima per la musica, esattamente come quando ho iniziato ad ascoltare Buddy Rich.

Herr Heinz, grazie di cuore per averci aperto le porte del suo tempo e del suo ritmo. Le auguriamo che la vita continui a riservarle la stessa energia travolgente di un assolo memorabile come quello della sua straordinaria carriera.

(rdn)