HomeLavoro, Economia, TurismoLavoratori under 30 veneti meno pagati dei colleghi dell'Emilia Romagna e Lombardia

Lavoratori under 30 veneti meno pagati dei colleghi dell’Emilia Romagna e Lombardia

Lo studio sui salari promosso da Cisl Veneto

• Il salario medio standardizzato della fascia 25-29 anni in Veneto è di 21.467 euro, 500 in meno dell’Emilia- Romagna, quasi 1.600 in meno della Lombardia
• Dai 25-29 ai 40-44 anni le retribuzioni standardizzate aumentano del 23,8%, in Emilia- Romagna del 27%, in Lombardia del 39,1%
• Tra i dipendenti privati under 40, quadri e dirigenti rappresentano solo lo 0,86%, rispetto all’1,03% e al 3,11% delle altre due regioni
• Crescita dei redditi erosa dall’inflazione
• Più di un contribuente su due, tra chi ha fatto la dichiarazione ai Caf Cisl, sostiene almeno 500 euro di spese sanitarie all’anno
• Il 60% del campione ha l’abitazione principale di proprietà, ma “solo” il 21% possiede altri immobili
• Paglini (segretario generale CISL VENETO): “Il Veneto deve tornare a essere modello di crescita. Ripartire da settori innovativi come Aerospazio e Difesa e dalla reindustrializzazione. Servono strategia di ampio respiro e un Consiglio regionale dell’Economia, dello Sviluppo e della Ricerca per una regia condivisa”

Mestre, 4 settembre 2026 – Un Veneto che mantiene alcuni punti di forza. E che, però, non è più da tempo la locomotiva del passato. Anzi, fatica a tenere il passo anche con alcune delle altre regioni italiane confinanti, oggi più dinamiche e attrattive, in particolare verso i giovani talenti.

Il tema è al centro del rapporto di Cisl Veneto, curato da Fondazione Corazzin. Lo studio ha analizzato, da un lato, l’andamento dei redditi, confrontandolo anche con quello di territori vicini, dall’altro, le dichiarazioni 730 presentate ai Caf Cisl del Veneto.
Massimiliano Paglini, segretario generale Cisl Veneto, commenta: “Noi vogliamo che il Veneto torni ad essere modello di sviluppo e di crescita, per questo serve una strategia di ampio respiro che non si limiti ad interventi congiunturali, ma pensi in grande per fare sistema, per organizzare i distretti, come il biomedicale e la motorvalley emiliana. Per questo al centro della visione deve esserci il ceto medio, legato all’insediamento in regione di attività produttive, professionali e di ricerca: vanno create le condizioni affinché giovani, laureati, professionisti, ingegneri, sviluppatori, ricercatori e altre figure specializzate, oltre che al resto della forza lavoro, scelgano di vivere in Veneto e costruire qui il proprio futuro. Possiamo ripartire dall’Aereospazio, come dall’industria della Difesa, aumentando la presenza di grandi operatori come Leonardo, ma dobbiamo anche pensare alla reindustrializzazione di molti settori oltre a difendere le eccellenze che già oggi presenti. Per far questo servono una strategia e una regia univoca, a partire dalle politiche per la casa e i trasporti e più in generale del welfare, ma più ancora serve un luogo dove unire le migliori energie, i migliori talenti e le altissime competenze che vengono forgiate dal mondo accademico veneto e questo luogo non può che essere un Consiglio regionale dell’Economia, dello Sviluppo e della Ricerca che costruisca il nuovo modello veneto.”

I GIOVANI
Il Veneto non è un paese per giovani, almeno dal punto di vista dei salari e della progressione di carriera. I lavoratori tra i 25 e 29 anni della nostra regione percepiscono, in media, una retribuzione standardizzata (cioè a parità di ore lavorate) di 21.467 euro annui. Cifra inferiore sia ai coetanei dell’Emilia- Romagna (21.951 euro), sia soprattutto a quelli della Lombardia (23.051).
Non solo, tale divario tende ad ampliarsi nelle fasce d’età successive e i lavoratori under locali hanno prospettive di incrementare la propria busta paga minori rispetto ai colleghi dei territori vicini. In Veneto, infatti, il salario standardizzato cresce del 23,8% tra la fascia 25-29 anni e la fascia 40-44 anni, fino a 26.569 euro. In Emilia-Romagna l’aumento si attesta al 27%, fino a 27.869 euro, in Lombardia lo stipendio, a fine periodo, supera i 32mila euro annui, con una crescita del 39,1%, oltre 15 punti in più rispetto al Veneto.
I compensi mediamente più bassi trovano un corrispettivo anche nella maggior difficoltà a scalare gli organigrammi delle aziende. In Veneto, tra i dipendenti privati tra i 20 e i 40 anni, quadri e dirigenti rappresentano appena lo 0,86% (0,78% quadri, 0,08% dirigenti). In Emilia- Romagna la quota sale all’1,03%; in Lombardia arriva al 3,11%.

I REDDITI
Il reddito medio in Veneto è passato dai 22.391 euro annui del 2014 ai 27.121 del 2024: un aumento di 4.730 euro, pari al 21,1%. Tuttavia, questa crescita è stata bruciata dall’impennata dell’inflazione.
L’incremento maggiore ha riguardato i lavoratori autonomi: gli artigiani, in un decennio, hanno visto i propri redditi crescere di oltre un terzo (35,9%), mentre i commercianti hanno goduto di un aumento del 27,9%. Più moderato l’incremento tra dipendenti: più sensibile per il settore privato (più 15,6%) rispetto ai colleghi del pubblico, che segnano un +9,1% (pur attestandosi comunque su valori assoluti più elevati: 34.248 euro all’anno, a fronte dei 26.327 del comparto privato). Cifre decisamente più contenute, invece, per il comparto agricolo, dove i dipendenti operai si fermano a 10.359 euro annui (più 22,6% dal 2014) e gli autonomi a 14.111 euro (più 18,5%).
Oltre il 60% dei contribuenti (63,1%) dichiara tra 15mila e 55mila euro all’anno, ma c’è anche un 20,2% che non supera i 10mila euro, a fronte dello 0,9% che supera i 120mila euro.

I DATI CAF
La seconda parte della ricerca, inoltre, prende in esame più di 362 mila dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 (relative all’anno di imposta 2024) ai Caf Cisl del Veneto. Un campione con un’elevata coerenza rispetto ai dati del Ministero dell’Economia.
Il 60,5% di chi si è rivolto ai Centri di assistenza fiscale Cisl distribuiti in regione dichiara tra i 15mila e i 35mila euro
Tra i lavoratori in attività, la distribuzione è ancora più concentrata nelle fasce centrali: circa la metà delle dichiarazioni si colloca tra 20mila e 35mila euro, per poi calare rapidamente dai 40mila in su.
Tra i pensionati, si accentua lo spostamento nelle classi medio-basse e, rispetto agli attivi, pesa molto di più la fascia 10mila- 20mila euro (30,1% dei contribuenti rispetto a 20,5%) segnale di redditi mediamente più contenuti. Gli scaglioni più alti sono pressoché inesistenti.

IL GENERE
L’indagine conferma la disparità di genere sul piano retributivo. Le donne, infatti, si concentrano nelle fasce medio-basse di reddito: oltre la metà dichiara meno di 20mila euro annui. Gli uomini, invece, si collocano in misura maggiore nelle classi tra 25mila e 30mila euro annui (il 22% dei contribuenti) e la prevalenza maschile aumenta all’aumentare del reddito: a fronte di un 5,6% di uomini che dichiara tra 50mila e 100mila euro annui, le donne non superano l’1,5%.

LE SPESE SANITARIE
In Veneto, complessivamente, oltre un contribuente su due (53,5%) sostiene almeno 500 euro di spese sanitarie all’anno. È il quadro che emerge dall’analisi degli importi portati in detrazione, nelle dichiarazioni 730 elaborate dai Caf Cisl del Veneto. La quota supera il 50% in tutte le fasce comprese tra i 35 e gli 84 anni. Il picco si registra tra i 55 e i 64 anni, dove registra spese di questo tipo il 59,4% delle persone, ma la percentuale rimane consistente anche tra i 75-84enni (54,6%) mentre scende al 43% tra gli ultra 85enni.
Proprio per la natura della detrazione, gli importi riguardano in prevalenza spese relative alla sanità privata o all’acquisto di farmaci. Un 12% di contribuenti dichiara oneri tra i 1.000 e i 1.500 euro annui, a fronte di un 15% che si attesta tra 250 e i 500 euro. Per il 54,4% dei dichiaranti le spese sanitarie equivalgono a una quota fino al 5% del proprio reddito.

LA CASA
Il 60,7% di chi si è rivolto al CAF CISL ha una prima casa di proprietà che utilizza come abitazione principale. La quota aumenta con l’aumento dell’età: sono proprietari dell’abitazione in cui vivono circa tre quarti dei 65-74enni (73,4%) e dei 75-84enni (77,4%). Al contrario solo una minoranza di giovani riesce (o ha la volontà) di acquistare casa: 21% nella fascia 25-34 anni.
Un fattore, ovviamente, anche legato al reddito: la quota supera già il 70% nella fascia di reddito tra 30mila e 35mila euro e cresce ulteriormente nelle principali fasce successive. Il 21,5% dei contribuenti possiede anche altri immobili, oltre alla prima casa. Il 7,5% ne dichiara un altro, il 7,2% altri due.