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Mattmark, inaugurato il nuovo memoriale a 61 anni dalla tragedia

A Saas-Grund la cerimonia per le 88 vittime della valanga del 1965, 17 delle quali originarie della provincia di Belluno. Presenti le autorità svizzere e italiane, l’Associazione Bellunesi nel Mondo e lo storico dell’emigrazione Toni Ricciardi

Sabato 29 agosto a Saas-Grund si è svolta la commemorazione per il 61° anniversario della tragedia di Mattmark, culminata nell’inaugurazione del nuovo memoriale dedicato alle vittime.

LA CERIMONIA

Le celebrazioni sono iniziate alle 10:00 con la Santa Messa solenne presieduta dal Vescovo di Sion, monsignor Jean-Marie Lovey, che nell’omelia bilingue ha richiamato il valore della vita e il significato del sacrificio degli operai morti a Mattmark. Nel suo intervento il Vescovo ha osservato che «la nostra fede cristiana vuole manifestare in questo modo che la vita è una cosa seria», aggiungendo che «ogni vita ha un valore incommensurabile: nessuno può, con leggerezza, giocare con la vita, mettere mano alla propria o a quella degli altri». Monsignor Lovey ha invitato l’assemblea a pensare che «la loro morte sia stata a immagine della vita: un’offerta per gli altri».

Alle 11:00 si è tenuto il momento centrale della giornata, con il taglio del nastro e l’inaugurazione ufficiale del nuovo memoriale, seguiti dagli interventi delle autorità civili, religiose e diplomatiche.

Il memoriale comprende un cippo e una bacheca con i nomi delle 88 vittime della valanga che il 30 agosto 1965 travolse il cantiere della diga di Mattmark, nell’Alto Vallese, oltre a una mostra permanente allestita presso il Kulturzentrum di Saas-Fee. A illustrarne il percorso è stato Domenico Mesiano, presidente dell’Associazione ItaliaValais e del Comitato Mattmark 2025, che ha ripercorso le tappe che hanno portato dall’idea iniziale di una targa commemorativa alla realizzazione di uno spazio museale permanente: «Siamo passati dalla semplice narrazione dei fatti alla creazione di uno spazio espositivo e museale permanente, dove tutte le persone desiderose di rendere omaggio alle vittime potessero entrare in contatto con la storia di Mattmark». Mesiano ha ringraziato, tra gli altri, il Comune di Saas-Grund, il sindaco Alban Brigger, il Consiglio di Stato del Vallese, l’Ambasciata d’Italia in Svizzera, il Consolato Generale d’Italia a Ginevra e la Loterie Romande.

I DISCORSI DELLE AUTORITÀ

Il messaggio della Console Generale d’Italia a Ginevra, Nicoletta Piccirillo, assente per impegni istituzionali, è stato letto dalla vice console Miranda Fidelbo. Piccirillo ha ricordato che dietro gli 88 nomi del memoriale, 56 dei quali di cittadini italiani, ci sono altrettante storie interrotte il 30 agosto 1965: «Dietro ciascuno di quei nomi c’è una storia interrotta il 30 agosto 1965, ed è importante che quei nomi rimangano qui, nel luogo nel quale quelle persone hanno lavorato e hanno perso la vita». Nel testo la Console ha collegato la lezione di Mattmark sulla sicurezza del lavoro alla recente tragedia di Crans-Montana, affermando che «accertare la responsabilità non significa cercare un colpevole a ogni costo: significa rendere giustizia alle vittime e, soprattutto, impedire che gli stessi errori possano essere ripetuti».

Il sindaco di Saas-Grund, Alwin Venetz, ha espresso a nome della comunità valligiana un riconoscimento esplicito verso i familiari delle vittime: «Mi dispiace per quanto accaduto nel rapporto con questa disgrazia e con le famiglie colpite, per ciò che non è andato come sarebbe dovuto andare», ha detto, ammettendo che nella gestione della tragedia non tutto fu condotto come sarebbe stato necessario.

Alain Dubois, responsabile del Dipartimento della Cultura del Canton Vallese, ha ricordato le scuse ufficiali presentate un anno prima dal consigliere di Stato Mathias Reynard e ha annunciato che il Cantone parteciperà finanziariamente al memoriale e proseguirà le ricerche storiche sulla vicenda, richiamando il lavoro dello storico dell’emigrazione Toni Ricciardi, autore del libro “Morire a Mattmark”: «Con il suo libro Morire a Mattmark ha contribuito a preservare questa tragedia dall’oblio e a darle un posto importante nella nostra storia comune».

IL LEGAME CON IL BELLUNESE

Tra i 56 lavoratori italiani morti a Mattmark, 17 provenivano dal territorio bellunese, 11 dei quali dal Cadore. Dalla provincia di Belluno erano presenti l’Associazione Bellunesi nel Mondo, il sindaco di Domegge di Cadore, Achille Barnabo, e Anchise Pinazza, fratello della vittima Ilio Pinazza.

Oscar De Bona

A ricordare il legame tra il Bellunese e la tragedia è stato Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, presente insieme al direttore Marco Crepaz. De Bona ha ricordato che l’ABM, che quest’anno celebra il proprio 60° anniversario, nacque proprio come conseguenza della tragedia: «La nostra associazione è nata infatti proprio come tragica conseguenza di quell’immane evento, per dare voce, tutela e unione a chi partiva e a chi restava, ferito nel corpo e nell’anima». De Bona ha aggiunto: «Tra di loro piangiamo ancora con commozione 17 lavoratori originari del nostro territorio bellunese». Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Domenico Mesiano, «per la sua tenacia, la sua passione civile e la sua instancabile dedizione», e allo storico Toni Ricciardi.

LE PAROLE DELLO STORICO TONI RICCIARDI

Toni Ricciardi, presidente del Gruppo Interparlamentare Italia-Svizzera e storico dell’emigrazione, ha inserito la tragedia di Mattmark nel confronto con quella di Marcinelle, avvenuta nove anni prima in Belgio, definendo entrambe non frutto dell’imprevedibilità ma di responsabilità umane da accertare: «La tragedia di Mattmark non fu una tragedia naturale. Questo scientificamente e storicamente ce lo possiamo dire». Ricciardi ha ricordato che tra le vittime figuravano «17 vittime della provincia di Belluno, 7 vittime di San Giovanni in Fiore in provincia di Cosenza», sottolineando come la tragedia abbia avuto «la capacità anche di unire il Paese».

Lo storico ha inoltre collegato il “modello Mattmark” — il rafforzamento del controllo dei ghiacciai avviato dopo il 1965 — alla recente evacuazione di Blatten, che ha permesso di evitare una tragedia analoga, e ha definito il memoriale la rappresentazione di un’identità costruita da «italiani, tedeschi, vallesani, svizzeri che insieme hanno realizzato quell’opera, che insieme sono morti per quell’opera».

GLI ALTRI INTERVENTI

Alla cerimonia hanno preso parte anche il vicepresidente del Comitato Mattmark 2025, Kurt Regotz, che ha ricordato come tra le vittime figurassero anche lavoratori svizzeri e di altre nazionalità oltre a quella italiana; il curatore Roberto Gisler, che ha illustrato la mostra permanente allestita al Kulturzentrum con il motto «Gegen das Vergessen» (“Contro l’oblio”); e il diplomatico Lorenzo Kluzer, dell’Ambasciata d’Italia a Berna, che ha richiamato le fasi che seguono una tragedia come Mattmark — dai soccorsi al riconoscimento delle responsabilità, fino alla prevenzione — sottolineando come in Italia, nel 2025, continuino a verificarsi in media due morti sul lavoro al giorno.

A 61 anni dalla valanga che sconvolse il cantiere della diga, il nuovo memoriale di Saas-Grund consegna alla storia i nomi delle 88 vittime e conferma il legame, mai interrotto, tra la valle vallesana e la provincia di Belluno.