
Belluno, 27/08/2026 – Come cittadino residente in via Feltre, mi sento in dovere di scrivere questa lettera aperta a seguito di un articolo pubblicato sulla stampa locale.
Il pezzo si basa su alcune citazioni da una lettera al giornale, accompagnate dalle considerazioni del giornalista.
Questo articolo incarna, a mio parere, ciò che il giornalismo non dovrebbe essere, citando una sola fonte senza contraddittorio, come fosse la voce di tutti i residenti, e descrivendo problematiche diverse come fossero una sola.
Nell’articolo si dice che i lavori sono fermi all’intervento di SIB “in attesa che si sblocchi il resto della riqualificazione di via Feltre”. E poi si elencano disagi e pericoli, concludendo che la colpa è del ricorso delle associazioni ambientaliste, Italia Nostra in primis.
Di fronte a tante inesattezze, è necessario mettere ordine, come dovrebbe fare l’informazione autentica. In primo luogo, il progetto di riqualificazione di via Feltre, finanziato dal privato, è del tutto distinto e diverso dal progetto sottoservizi SIB a finanziamento pubblico.
E i disagi e i pericoli di cui sopra, se e nella misura in cui attualmente esistono, sono da imputare solo ed esclusivamente al progetto SIB, l’unico su cui oggi si lavora, che non c’entra nulla con i tigli, il ricorso al TAR o Italia Nostra. Ne consegue che l’alternativa “alberi o sicurezza”, di cui parla David, è priva di fondamento.
Certo, forse sarebbe stato meglio se anche i lavori SIB fossero stati fermati dopo il 26 di giugno, quando il Consiglio di Stato di Roma ha sospeso i lavori di riqualificazione di via Feltre, in modo da attendere l’esito giudiziale e decidere poi come concludere i due progetti nello stesso periodo, minimizzando i disagi. All’epoca il cantiere era circoscritto a piazzale Marconi, con minimo disturbo alla circolazione, e così l’intervento SIB.
Ma le scelte sono state altre e il cantiere SIB è proseguito lungo via Feltre fino a dove è oggi.
Venendo a disagi e pericoli, va detto che, se i primi sono in una certa misura inevitabili, i secondi invece non sono accettabili. Un cantiere dovrebbe essere sicuro. Se fosse vero che via Feltre, come sostenuto nella lettera al giornale, è diventata
“pericolosissima”, vorrebbe dire che la ditta esecutrice dei lavori SIB non opera in sicurezza e quindi qualcuno
dovrebbe intervenire, SIB stessa o il Comune di Belluno.
Ma in realtà i pericoli citati nell’articolo sono il restringimento delle carreggiate, che non c’è stato perché sono stati tolti i parcheggi a lato strada, e la velocità elevata, che non è diversa o più pericolosa oggi di quanto sia sempre stata.
I cespugli rigogliosi sulle ceppaie sono invece la dimostrazione che i tigli erano sani e vitali. La natura si
perpetua contro ogni insulto dell’uomo. Il che ci riporta alla questione originaria, un vasto patrimonio sprecato di risorse materiali e immateriali, cultura, bellezza (che avremmo dovuto trasmettere), identità, tempo ed energie. Il tutto per la supponenza di un’amministrazione, che si arrocca nelle stanze di Palazzo Rosso e rifiuta il dialogo democratico, costringendo ogni altrui ragione a ricorrere ai tribunali.
Le porte di Palazzo Rosso sono rimaste ostinatamente chiuse e sorde a qualsiasi prospettiva di un civile, costruttivo confronto, perfino quando l’ordinanza del Consiglio di Stato di Roma vi ha bussato con forza, invocando addirittura la Costituzione.
Questo andava detto per completezza e chiarezza. Ma l’articolo del quotidiano locale non lo ha fatto, preferendo la confusione ad effetto, se non ad arte.
Giacomo Fassetta



