HomeCronaca/PoliticaL’illusione dell’Autonomia: vent’anni di annunci in attesa di un treno che non...

L’illusione dell’Autonomia: vent’anni di annunci in attesa di un treno che non passerà

Venezia, 21 agosto 2026 – Con il via libera della Prima Commissione consiliare agli schemi di intesa definitivi, la Regione Veneto celebra quello che l’assessore Filippo Giacinti definisce un “passaggio storico”. La retorica del governo regionale è immutata: il Veneto sarebbe finalmente pronto a gestire in autonomia materie come protezione civile, salute, professioni e previdenza complementare. Eppure, a guardare il calendario e il lungo solco lasciato dagli ultimi vent’anni di politica regionale, la narrazione del “grande traguardo” appare più come l’atto finale di una rappresentazione ben nota, che come una vera rivoluzione istituzionale.

Il mito del “cammino accidentato”

La narrazione ufficiale descrive il percorso verso l’autonomia come “complesso e accidentato”. Ma se è accidentato, è lecito chiedersi chi abbia guidato il veicolo durante questi due decenni. La storia dell’autonomia veneta non nasce oggi, ma affonda le radici nella legge costituzionale n. 3 del 2001. Già nel 2006, la giunta Galan avviava un iter che prometteva rivoluzioni liberali e statuti speciali, tradottisi poi in consulenze milionarie e in una serie di richieste rimaste polverizzate nei cassetti romani.

L’analisi dei fatti svela una contraddizione stridente: il centrodestra, che governa il Veneto ininterrottamente dal 1995, ha avuto più volte il potere di trasformare le promesse in realtà. Basti pensare al Governo Berlusconi IV (2008–2011), in cui il Veneto vantava un “parterre” di ministri leghisti di prim’ordine – da Bossi a Maroni, da Calderoli allo stesso Zaia. Nonostante il peso politico a Roma, il dossier veneto rimase immobile. Il risultato fu un emblematico “zero a zero”, che oggi, nel 2026, si ripresenta sotto mentite spoglie.

Dal “referendum farlocco” alle intese ancillari

Il cammino verso l’autonomia è stato costellato di tappe costose e politicamente sterili. Il referendum del 2014, bocciato dalla Corte Costituzionale che lo definì poco più di un “sondaggio formalizzato”, è costato ai cittadini veneti 14 milioni di euro, producendo l’unico effetto di alimentare la propaganda. Anche la stagione dei referendum successivi e i patti firmati con vari Governi — dal 2018 in avanti — non hanno prodotto gli sconvolgimenti sistemici promessi.

L’accordo Calderoli-Zaia del novembre 2025, che oggi viene presentato come il culmine di un percorso, appare in realtà una versione edulcorata delle ambizioni originarie. Si tratta di funzioni “ancillari” e frammentarie, prive di quelle risorse e di quell’impatto incisivo sul tessuto economico che avrebbero dovuto giustificare vent’anni di mobilitazione politica. Come insegna la matematica politica di questo ventennio, il divario tra la propaganda dell’autonomia “taylor made” e la realtà dei decreti attuativi è rimasto incolmabile.

Un regionalismo di serie B al capolinea

La responsabilità di questo stallo non ricade solo su chi ha governato, ma anche su un centrosinistra che, per miopia politica o ambizioni personali non è mai riuscito a offrire un’alternativa strategica solida.

Oggi, di fronte all’ennesimo annuncio, emerge una verità scomoda: l’autonomia differenziata, così come è stata concepita e gestita, è un treno che non tornerà. L’intero modello del “regionalismo ordinario” è arrivato al capolinea. Mentre la politica locale continua a festeggiare piccoli trasferimenti di funzioni, il Paese resta paralizzato da un debito pubblico che supera i 3.200 miliardi.

Forse è giunto il momento di smettere di rincorrere l’autonomia differenziata come un feticcio identitario e iniziare a discutere, seriamente e con il coraggio intellettuale che fu di Carlo Cattaneo, di un vero assetto federale. Ma finché la politica continuerà a vendere “pacche sulle spalle” al governo di turno, il Veneto e l’Italia resteranno fermi al palo, intrappolati nelle promesse di una rivoluzione che, trent’anni dopo, è ancora in cerca di autore.