Una collaborazione d’eccellenza tra l’azienda padovana BNP e il Lab Village dell’Università di Padova rivoluziona la produzione industriale: grazie a sensori indossabili e intelligenza artificiale, le macchine ora si adattano alle esigenze fisiche e cognitive dei lavoratori.
In un’epoca segnata dall’inverno demografico e dall’innalzamento dell’età pensionabile, la sfida di mantenere elevati standard produttivi proteggendo al contempo il benessere dei lavoratori senior diventa una priorità assoluta. Una risposta concreta a questa esigenza arriva dal Veneto, grazie a una sinergia innovativa tra l’azienda BNP di Cittadella, specializzata in soluzioni ergonomiche industriali, e il Lab Village dell’Università di Padova, nodo strategico del consorzio iNEST.
Rovesciare il paradigma: è la macchina a seguire l’uomo
Il progetto, nato inizialmente nell’ambito dell’iniziativa europea CoAdapt e ora in fase di espansione grazie a un nuovo finanziamento della Regione Veneto, punta a trasformare radicalmente il concetto di linea di produzione.
«Rovesciamo il paradigma tradizionale: le persone dettano il ritmo e i robot si adattano», spiega Carlo Pettenon, CEO di BNP. L’obiettivo è chiaro: gestire l’usura fisica e le limitazioni tipiche di una forza lavoro sempre più anziana, valorizzandone l’esperienza senza comprometterne la salute. Le soluzioni sviluppate sono già operative in importanti aziende dei settori automotive ed elettrodomestico.
Tecnologia al servizio del benessere
Il cuore del sistema risiede in una complessa rete di sensori che monitorano in tempo reale lo stato dell’operatore. Il lavoratore è dotato di dispositivi indossabili di ultima generazione:
Occhiali hi-tech (eye-tracking): per monitorare il carico cognitivo e l’affaticamento mentale attraverso la dilatazione pupillare e il battito delle palpebre.
Magliette intelligenti ed elettrodi: per valutare i livelli di stress tramite battito cardiaco e tensione muscolare.
Questi dati vengono comunicati a un software centrale che gestisce il cobot (robot collaborativo) posto accanto all’operatore. A differenza dei classici bracci meccanici industriali, i cobot operano senza barriere di sicurezza, poiché sono in grado di arrestarsi istantaneamente in caso di rischio o di rallentare automaticamente la propria velocità se rilevano che l’operatore sta raggiungendo una soglia critica di affaticamento.
La ricerca padovana come motore di innovazione
Il progetto trova il suo terreno fertile nel Lab Village dell’Università di Padova, un ecosistema di 1500 metri quadri dedicato alla ricerca applicata. Il professor Luciano Gamberini, responsabile del Lab Village e coordinatore dello Spoke 5 di iNEST, sottolinea l’importanza di questo approccio: «La ricerca mira a rendere l’attività manifatturiera più centrata sull’uomo. Robotica collaborativa, intelligenza artificiale e Internet of Things non sono solo strumenti di profitto, ma garanti di sicurezza, benessere e vera inclusione lavorativa».
La collaborazione si prepara ora a compiere un ulteriore salto tecnologico, introducendo l’utilizzo di robot umanoidi, capaci di replicare i movimenti del corpo umano e di muoversi in piena autonomia all’interno dello spazio di lavoro, aprendo scenari futuri in cui la fabbrica non sarà più solo un luogo di produzione, ma un ambiente dinamico e rispettoso dei ritmi biologici di chi vi opera.



