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Alla scoperta dei mammiferi del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi: un nuovo Atlante partecipato

Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi ha dato il via a un ambizioso progetto triennale destinato a cambiare la nostra conoscenza della fauna locale: la realizzazione del primo Atlante dei mammiferi del territorio protetto. L’iniziativa, avviata nel febbraio 2025, nasce dalla sinergia tra l’Ente Parco, l’Università Ca’ Foscari di Venezia e il Museo di Storia Naturale “Giancarlo Ligabue”.

Sebbene alcune specie iconiche come lupi, camosci, cervi e caprioli siano già oggetto di monitoraggi costanti, il panorama delle specie più elusive e di piccole dimensioni rimaneva in gran parte inesplorato. Il nuovo Atlante si propone di colmare queste lacune, offrendo una mappatura organica e scientificamente rigorosa dell’intera teriofauna del Parco.

“La conservazione del patrimonio naturale è tanto più efficace quanto più precise e dettagliate sono le nostre conoscenze”, sottolinea il Commissario del Parco, Ennio Vigne, evidenziando come il progetto rappresenti un passo fondamentale per la tutela ambientale.

Dal 2025 al 2027, i ricercatori saranno impegnati in un’intensa attività di campo. L’attenzione si concentrerà in particolare su mustelidi (come donnole, puzzole e martore), felidi (con un occhio di riguardo per il gatto selvatico e il fenomeno dell’ibridazione) e micromammiferi (toporagni, arvicole, ghiri).
Per studiare specie così veloci e difficili da osservare, il progetto utilizzerà tecniche all’avanguardia. Tra queste spiccano le “mostela box”, speciali tunnel che rallentano i piccoli mustelidi permettendo fototrappolaggi più efficaci, affiancate da analisi genetiche tramite campionamento di peli e campagne di cattura temporanea (svolte nel pieno rispetto del benessere animale) per i micromammiferi.

Uno degli elementi più innovativi dell’iniziativa è il coinvolgimento diretto della comunità. Attraverso la campagna “Adotta una fototrappola”, il Parco invita associazioni, scuole, escursionisti e cittadini a diventare parte attiva della ricerca. I partecipanti saranno formati dal personale esperto per installare e gestire i dispositivi di monitoraggio, trasformando l’osservazione scientifica in un’esperienza collettiva di conoscenza.
Come spiega Mauro Bon del Museo di Storia Naturale di Venezia, questa missione non ha solo fini scientifici: “Conoscere la distribuzione delle specie è il primo passo per proteggerle. La divulgazione al pubblico crea consapevolezza e attenzione sul rispetto del delicato equilibrio tra natura e attività umane”.

Il progetto triennale si concluderà nel 2027 con la pubblicazione dell’Atlante, che fungerà da strumento scientifico per gli esperti e da guida divulgativa per tutti gli appassionati della natura delle Dolomiti Bellunesi.