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Difesa e prevenzione: un decreto urgente per dotare le donne minacciate di strumenti di autodifesa

La cronaca continua a restituirci, con una cadenza drammatica e inaccettabile, il bollettino di una guerra silenziosa che si consuma nelle case, sulle scale, nei luoghi di lavoro. I femminicidi non sono tragiche fatalità, ma l’epilogo estremo di un’escalation di violenze, minacce e stalking che spesso lo Stato non riesce a intercettare e neutralizzare in tempo. Di fronte a questa emergenza nazionale, la risposta istituzionale non può limitarsi al cordoglio o all’inasprimento delle pene a cose fatte. Serve un cambio di passo radicale: bisogna passare dalla protezione passiva a una tutela attiva, immediata e concreta di chi denuncia.

È tempo di varare un decreto urgente che preveda la dotazione gratuita e immediata di strumenti di autodifesa legale – a partire dallo spray al peperoncino di libera vendita ma ad alta efficacia, o dispositivi di allarme geolocalizzati – per tutte le donne che denunciano minacce, molestie o che si trovano in una situazione di rischio conclamato.

Quando una donna trova il coraggio di denunciare il proprio carnefice, si apre una finestra temporale critica. Tra la denuncia, l’attivazione delle forze dell’ordine, l’emissione di un ammonimento o di un divieto di avvicinamento e la sua concreta applicazione, trascorrono ore o giorni preziosi. In quello spazio di attesa, la vittima è spesso sola, esposta e drammaticamente vulnerabile.

Fornire uno strumento di dissuasione e difesa non significa delegare alla vittima la propria sicurezza, né trasformare le strade in un far west. Significa riconoscerle un ausilio immediato per guadagnare secondi vitali, per fuggire, per attirare l’attenzione o per neutralizzare un’aggressione improvvisa mentre si attende l’intervento delle autorità.

Un provvedimento di questo calibro non può essere affidato all’iniziativa estemporanea o all’acquisto privato. Lo Stato deve farsi carico della misura attraverso un protocollo rigoroso:

  1. Valutazione del rischio: assegnazione gratuita del dispositivo d’autodifesa contestualmente alla presa in carico della denuncia da parte delle autorità competenti (Carabinieri o Polizia).

  2. Formazione obbligatoria: corsi brevi e gratuiti, tenuti da personale qualificato, per insegnare l’uso corretto dei dispositivi, la gestione della distanza di sicurezza e le procedure di allerta rapida delle forze dell’ordine.

  3. Integrazione tecnologica: collegamento dei dispositivi di allarme con le centrali operative per garantire un intervento geolocalizzato in tempo reale.

Le leggi approvate negli ultimi anni hanno fatto passi avanti importanti sul piano sanzionatorio, ma la deterrenza penale spesso fallisce di fronte a soggetti accecati dalla furia o incuranti delle conseguenze legali. La prevenzione reale deve agire sul campo, dando alla donna la possibilità concreta di difendere la propria incolumità fisica nel momento esatto in cui il pericolo si materializza.

Non possiamo più permetterci di dire “abbiamo fatto tutto il possibile” quando una donna viene uccisa nonostante avesse chiesto aiuto. Distribuire strumenti di difesa efficaci alle donne minacciate è un atto di civiltà, un presidio di giustizia e un chiaro messaggio: di fronte alla violenza, nessuno deve essere lasciato solo a difendersi. Lo Stato deve esserci, prima che sia troppo tardi.