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Sanità o Grande fratello? L’Ulss 2 paga 158 mila euro agli investigatori privati per controllare il personale

L’affondo del Consigliere Regionale Riccardo Szumski: «Mentre medici e infermieri denunciano carenze di organico e liste d’attesa infinite, l’azienda sanitaria spende una fortuna per mettere i dipendenti sotto sorveglianza»

Prima di tutto una domanda fondamentale: davvero abbiamo bisogno di una sanità che mette i dipendenti sotto osservazione privata mentre medici, infermieri e operatori sanitari chiedono da anni più personale, meno burocrazia e più tempo da dedicare ai malati?

La vicenda degli investigatori privati incaricati dall’ULSS 2 Marca Trevigiana merita un chiarimento serio e soprattutto politico. Gli atti ufficiali parlano chiaro: l’azienda sanitaria ha affidato per dodici mesi alla società Global Investigazioni un servizio di «garanzia e tutela del patrimonio aziendale», per un importo di 130 mila euro più IVA, che portano la spesa complessiva a ben 158.600 euro. L’obiettivo dichiarato? Verificare il corretto adempimento degli obblighi contrattuali da parte del personale.

I numeri dell’appalto:

Ente: ULSS 2 Marca Trevigiana

Società incaricata: Global Investigazioni

Durata: 12 mesi

Costo totale: 158.600 euro (IVA inclusa)

La legittimità formale non esaurisce la questione politica
Nessuno sostiene che sia automaticamente illegittimo affidare incarichi investigativi: la stessa ULSS richiama una pronuncia della Corte dei conti che ammette, in determinate condizioni, il ricorso a investigatori privati anche nel settore pubblico. Ma la legittimità formale di una spesa non esaurisce affatto la questione politica.

La vera domanda è un’altra: era davvero questo il modo migliore di spendere 158 mila euro nella sanità pubblica?
C’è una sola, semplice ma enorme perplessità: questa indagine ha sortito un effetto? E, soprattutto, con quali risultati? Quante irregolarità sono state accertate? Quanti dipendenti sono stati effettivamente sanzionati? Quale danno è stato recuperato? Quale beneficio concreto ha prodotto per l’ente e per i cittadini?

Perché se si spendono quasi 160 mila euro di denaro pubblico, non basta dire che l’incarico era possibile. Occorre dimostrare che sia stato utile, necessario e proporzionato. Se l’investigazione ha scoperto gravi comportamenti illeciti, lo si dica pubblicamente e si rendano noti i risultati. Se invece ha prodotto poco o nulla, allora qualcuno dovrà spiegare perché si siano spesi questi soldi per controllare i lavoratori della sanità invece di impiegare quelle risorse per curare i cittadini.

Un’ombra inquietante sulla privacy e sul “Grande Fratello” sanitario
C’è poi un ulteriore elemento che desta forte preoccupazione. L’accordo sul trattamento dei dati prevede che l’attività investigativa possa riguardare dipendenti e collaboratori, ma anche pazienti e utenti, includendo categorie di dati personali particolarmente delicate, comprese quelle relative alla salute e all’appartenenza sindacale.

«Non è il Grande Fratello che immagino per la sanità veneta» — dichiara il Consigliere Szumski, attingendo alla propria lunga esperienza sul campo prima in ospedale e poi per decenni come medico di medicina generale e di campagna, in prima linea durante la pandemia e segnato da un clima di controlli, pressioni e segnalazioni.

Abbiamo bisogno di una sanità che controlla o di una sanità che cura?
Oggi scoprire che la sanità pubblica destina una cifra così ingente a un’agenzia investigativa privata apre a un bivio etico e politico ineludibile:

Abbiamo bisogno di una sanità che controlla o di una sanità che cura?

Abbiamo bisogno di investigatori o di medici?

Di dossier sul personale o di personale effettivo nei reparti?

Di sorveglianza o di assistenza concreta ai malati?

Di paura di sbagliare o della responsabilità professionale di chi opera sul campo?

Il rischio evidente è che dietro la parola «efficienza» si stia affermando un modello nel quale il lavoratore della sanità viene considerato prima di tutto un potenziale furbetto e solo dopo un professionista. La fiducia non si costruisce spiando i dipendenti, ma mettendoli nelle condizioni di lavorare bene.

L’appello alla Regione e all’ULSS 2
La richiesta rivolta alla Regione e alla Direzione dell’ULSS 2 è netta: spiegare pubblicamente quali risultati concreti siano stati ottenuti, quante indagini siano state svolte, su chi, con quali costi e quali conseguenze, e perché quelle risorse non siano state destinate direttamente al rafforzamento dell’assistenza.

Se la sanità pubblica ha quasi 160 mila euro da spendere, la priorità deve essere un medico, un infermiere, una visita, un esame o un’assistenza domiciliare in più, non un servizio di sorveglianza privata.