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Nevegal: la voce della comunità contro la narrazione del degrado

La risposta del capo frazione Daniele Libralon: “Il nostro non è un rilancio mancato, ma un percorso che costruiamo giorno dopo giorno”

Belluno, 10 agosto 2026 – Il Nevegal, storica meta montana della Valbelluna, si trova al centro di un acceso dibattito. Dopo la pubblicazione di un recente articolo sulla stampa locale che descriveva la località come un “viaggio dentro un rilancio che non è mai nato”, la comunità locale non ha tardato a rispondere. A farsi portavoce del malcontento dei residenti è Daniele Libralon,
capo frazione del Nevegal, che rivendica una visione del territorio ben diversa da quella di un luogo in abbandono.

Oltre le ferite: la realtà del territorio
Libralon riconosce le criticità che da tempo affliggono la località, citando apertamente strutture simbolo di un passato recente complesso, come il Rifugio Brigata Cadore, l’ex stazione della seggiovia e l’Hotel Olimpo. “Queste sono ferite aperte, segno di anni difficili e promesse mancate”, ammette. Tuttavia, il capo frazione sottolinea con fermezza che limitarsi a questo sguardo è non solo parziale, ma ingiusto nei confronti di chi ogni giorno vive e investe nella montagna.

Il Nevegal – sostiene Libralon – oggi è un luogo vitale dove ogni fine settimana genitori e bambini trovano spazi per sport, gioco e relax. Una rete di operatori, B&B e bar che hanno scelto di scommettere sul futuro della frazione. Volontari costantemente impegnati nella manutenzione dei sentieri e nell’organizzazione di eventi che animano il territorio. Un panorama unico sulla Valbelluna che resta una risorsa di inestimabile valore.

Un rilancio concreto
Il messaggio di Libralon è chiaro: la narrazione del “degrado” oscura il fermento positivo che sta trasformando il Nevegal. “Il Nevegal non è morto”, ribadisce il capo frazione, definendo il processo in atto come “un rilancio che sta nascendo, un mattone alla volta”.
L’appello finale è rivolto ai media e all’opinione pubblica: guardare oltre gli edifici fatiscenti per cogliere le storie di chi, con cuore e passione, sta costruendo il domani di questa montagna. La sfida, dunque, è quella di una narrazione nuova, che sappia valorizzare la resistenza e la voglia di futuro di una comunità che non si arrende.