Spento l’eco dei Giochi di Milano Cortina, la struttura di GVM Care & Research si prepara a entrare a pieno regime. Ma resta da verificare la tenuta dei servizi per residenti e turisti in una zona montana complessa
Cortina d’Ampezzo, 5 Agosto 2026 – Spenti i riflettori su Milano Cortina 2026, per la conca d’Ampezzo comincia la fase più
complessa: trasformare l’imponente eredità olimpica in servizi stabili e quotidiani per chi la montagna la vive tutto l’anno. Al centro di questo banco di prova c’è l’Ospedale Cortina, struttura inserita nel circuito di GVM Care & Research, che dopo aver garantito assistenza ad atleti e delegazioni durante i Giochi punta ora a consolidare la propria operatività sul territorio.
Il tema è stato approfondito nel corso dell’ottava puntata del programma radiofonico “La Salute in Alta Quota”, condotto da Alessandra Segafreddo su Radio Cortina, dove i vertici della struttura e di Fondazione Cortina hanno delineato prospettive e criticità di una sanità montana che cerca una nuova stabilità.
Il nodo centrale del futuro della struttura riguarda il suo inquadramento amministrativo e sanitario. Adam Jmili, direttore operativo e amministrativo dell’ospedale, ha confermato che il percorso di autorizzazione e accreditamento è in corso. L’obiettivo è l’integrazione ufficiale nel perimetro del Servizio Sanitario Nazionale, pur mantenendo la gestione tramite concessione privata.
Da un lato si punta a valorizzare le eccellenze storiche della struttura – in particolare ortopedia, traumatologia, oltre alle competenze specifiche nel trattamento dell’osteomielite e del piede diabetico tra i presidi Codivilla e Putti – dall’altro l’intento dichiarato è quello di potenziare la medicina di prossimità. Una necessità urgente per arginare il pendolarismo sanitario che spesso costringe i residenti a lunghi spostamenti verso i centri di valle per prestazioni non urgenti.
L’offerta sanitaria prevista a pieno regime
Chirurgia e Urgenza: Ortopedia e traumatologia specialistica, con supporto per gli infortuni sportivi.
Specialistiche mediche: Cardiologia, pneumologia e diagnostica avanzata.
Prevenzione e Riabilitazione: Integrazione tra reparti per acuti (Codivilla) e post-acuti/riabilitazione
(Putti).
Medicina sportiva: Servizi dedicati sia agli atleti professionisti che agli amatori.
La sfida della destagionalizzazione e la sicurezza delle valli
La vera scommessa, tuttavia, va oltre i confini strettamente clinici e tocca il modello di sviluppo turistico ed economico dell’intera area dolomitica. Per Stefano Longo, Presidente di Fondazione Cortina, l’eredità dei Giochi deve tradursi nella capacità di mantenere la località attrattiva e sicura 365 giorni l’anno.
“La presenza di un ospedale traumatologico specializzato vicino alle sedi di gara, dotato di elisuperficie e di un sistema integrato di supporto sanitario, rende la destinazione più competitiva e sicura agli occhi delle federazioni e degli atleti… La sfida è trasformare l’eredità olimpica in un’opportunità di sviluppo permanente, favorendo la destagionalizzazione.” E’ quanto sostiene Stefano Longo, Presidente Fondazione Cortina. Con le nuove infrastrutture sportive realizzate per l’evento olimpico – dalle competizioni sulla storica pista Eugenio Monti alle discipline estive – l’ambizione è intercettare flussi turistici in ogni stagione. Ma un territorio che punta a moltiplicare le presenze sportive e turistiche deve necessariamente offrire garanzie solide in termini di sicurezza e tempestività d’intervento, un fattore critico nelle aree montane disagiate.
Secondo il direttore sanitario Enzo Rizzato, la prova del nove per i prossimi anni sarà la capacità di evolvere da presidio d’emergenza legato ai grandi eventi a punto di riferimento per il benessere complessivo della persona. La sfida non è solo curare il trauma acuto o l’infortunio sulla neve, ma farsi carico della prevenzione e della riabilitazione a lungo termine.
Resta ora da verificare se le promesse di integrazione e ampliamento dei servizi troveranno un riscontro puntuale nella quotidianità dei cittadini, chiamati a misurarsi con i costi e la sostenibilità di un modello sanitario che unisce pubblico e privato in un contesto geografico peculiare e impegnativo come quello dolomitico.



