Riflessioni critiche del Comitato Feltrino per il diritto alla salute sull’avvio della “sperimentazione” di reclutamento internazionale nell’Ulss 1 Dolomiti
La notizia dell’avvio a Belluno di una “sperimentazione” per il reclutamento di infermieri dall’estero – nel quadro degli accordi stretti dal governo e da varie regioni con l’India e il Sud America – solleva interrogativi profondi e legittime preoccupazioni. Scegliere la provincia di Belluno come apripista, forse sfruttando la rete dell’associazione “Bellunesi nel mondo” e le richieste di doppia cittadinanza, non rassicura chi vive quotidianamente le criticità della sanità locale.
Il sistema sanitario provinciale e regionale si muove in un contesto di forte affanno. Ma l’importazione di personale da Paesi terzi rischia di essere l’ennesima risposta emergenziale a un problema strutturale profondo, che merita un’analisi rigorosa e scevra da facili entusiasmi mediatici.
Il Comitato Feltrino pone interrogativi puntuali che attendono risposte urgenti dalle istituzioni:
Superamento dei tetti di spesa: si arriverà finalmente a superare il rigido tetto di spesa per il personale, o si continuerà sulla strada precaria degli “acquisti di prestazioni” e di agenzie esterne?
Barriera linguistica e controlli professionali: come verrà affrontato lo scoglio della conoscenza della lingua italiana? Quali rigorosi controlli saranno adottati per validare e monitorare i reali livelli professionali di questi infermieri in entrata?
Costi e qualità della formazione: chi si accollerà l’onere della formazione (formalmente a carico dell’Ulss 1)? Ci auguriamo che sia un percorso approfondito e selettivo, e non un mero business della formazione, considerando l’altissimo livello di responsabilità richiesto dalla professione.
Attrattività della professione: questo reclutamento servirà solo a tamponare l’emergenza momentanea o si affronterà l’autentico problema di fondo, ovvero la perdita di appetibilità economica e sociale della professione infermieristica?
Il nodo abitativo: la provincia di Belluno sconta gravi problemi di spopolamento, con aree segnate da seconde case o edifici diroccati e una cronica carenza di alloggi. Quale progetto concreto esiste per ospitare queste persone all’inizio e, soprattutto, qualora decidessero di stabilirsi permanentemente nel nostro territorio?
La realtà che i cittadini e gli operatori toccano con mano ogni giorno è drammatica. Non possiamo stare tranquilli per i nostri anziani ricoverati nelle RSA, dove la carenza cronica di Operatori Socio Sanitari (OSS) e infermieri ha raggiunto livelli critici. Lo stesso vale per gli ospedali, le case di comunità e gli ospedali di comunità, dove il personale rimasto lavora costantemente in condizioni di affanno estremo.
Dall’altra parte ci sono i pazienti-cittadini, che hanno il pieno diritto di essere assistiti da professionisti qualificati, capaci di orientarsi nel complesso sistema sanitario nazionale e di comprendere appieno la lingua e la cultura locale (per non parlare degli anziani e dell’insostituibile uso del dialetto, fondamentale nella relazione di cura e di empatia).
Come evidenziato da autorevoli testate come il Financial Times e Internazionale, e dallo stesso direttore generale dell’OMS — fortemente preoccupato per la migrazione globale di massa degli operatori sanitari —, rischiamo di replicare logiche di “shopping” dai Paesi più poveri.
Ci troviamo di fronte a una dinamica tristemente nota: le nazioni ricche attingono manodopera qualificata dai Paesi in via di sviluppo. Nel frattempo, ci si dimentica colpevolmente di chi c’era prima. Nelle analisi istituzionali non si parla mai di un’opzione alternativa e doverosa: riconsiderare adeguatamente le infermiere e gli infermieri italiani che se ne sono andati all’estero (un’opzione forse ritenuta economicamente più “onerosa”, ma certamente più etica e risolutiva). I nostri professionisti sono stati definiti “eroi” durante la pandemia, salvo poi essere lasciati liberi di andarsene.
Una ferita ancora aperta è rappresentata, solo per citare un esempio emblematico di due anni fa, dalla vicenda di Mahdi, il giovane afghano approdato in provincia che aveva studiato per diventare OSS ed era profondamente stimato nella RSA dell’Alpago, salvo poi essere rispedito in Germania.
Il Comitato Feltrino continuerà a vigilare con attenzione, pretendendo trasparenza, qualità assistenziale e rispetto per i lavoratori e per i cittadini bellunesi.



