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Lettera aperta sul Trasporto pubblico urbano

Sono la mamma di quattro tra ragazzi e bambini, abitiamo in una delle frazioni intorno al centro di Belluno, e da tempo desideravo trovare il tempo per scrivere queste righe.
Tra i motivi che hanno portato me e mio marito a scegliere di vivere e crescere la nostra famiglia qui, c’è la possibilità di stare a contatto con la natura e al tempo stesso in prossimità del centro cittadino, permettendo ai nostri figli di poter fruire di alcuni servizi fondamentali, come il trasporto pubblico, che è un elemento di autonomia nella crescita dei ragazzi, per poter raggiungere la scuola, frequentare attività pomeridiane, svolgere piccole commissioni e incontrare gli amici. Io stessa per diversi anni ho usufruito dell’abbonamento per raggiungere il lavoro, senza utilizzare l’auto privata.

In questi ultimi anni, e in particolare con l’introduzione di Trillo, questa possibilità di autonomia ha fortemente vacillato, per l’incertezza sul servizio, la sua frequenza e puntualità. Potrei raccontare di tanti episodi familiari in cui abbiamo dovuto repentinamente cambiare programmi, improvvisare soluzioni, o rinunciare a un appuntamento. Come sempre le famiglie si fanno carico dei servizi che la società e le istituzioni non offrono, e così abbiamo sopperito con tanti più trasporti in auto, a scapito dell’obiettivo di crescita e autonomia che ci eravamo dati. Tutto questo ha naturalmente un costo, in termini di tempo e
denaro. Un costo che si sovrappone a quello che già stiamo pagando per l’abbonamento studenti, che comunque continuiamo ad acquistare per usufruire almeno del trasporto in orario scolastico. Nello specifico tre abbonamenti della durata di 10 mesi per l’urbano (i primi due figli alle scuole superiori, la terza alle scuole medie, o secondarie che dir si voglia), che fino a quest’anno costavano ciascuno 349,00€ per un totale che supera i 1.000 €, per coprire 5 km di tragitto tra casa e scuola (alle tratte urbane non si applicano agevolazioni come avviene per le extraurbane).

Potete immaginare l’amarezza che ho provato quando sui giornali è uscita la notizia dell’utile di oltre due milioni avuto in quest’ultimo anno dalla società Dolomitibus, cui il servizio è affidato (e non si tratta di una eccezione, l’utile ammontava a 1,9 mln nell’anno precedente, come da bilanci pubblicati sul sito della società). Per me è chiaro che quell’utile è stato raggranellato dalle nostre tasche, e da quelle di tante altre famiglie, anziani, lavoratori che come noi già stanno facendo fronte ai continui velocissimi rincari dei principali beni (utenze, carburante, generi alimentari, ecc), oppure è stato ottenuto a discapito dei
bilanci dell’ente pubblico, con restrizioni su altri servizi (scuole, cultura, servizi sociali…).

A fronte di questo utile (peraltro sono fermamente convinta che i servizi pubblici non dovrebbero portare utili, ma servizi, ma capisco che questa ormai è un’altra Italia) ricevo oggi la notizia di un rincaro delle tariffe.
Aggiungo che, se a volte ho la necessità di prendere l’autobus per andare o tornare dall’ufficio, non trovo più in tutto il centro di Belluno un esercizio pubblico che rivenda i biglietti Dolomitibus (edicole e tabaccherie non li tengono più) e l’unica possibilità (per me come per i turisti) è recarmi presso lo sportello in piazzale stazione negli orari di apertura (che sono ovviamente anche quelli in cui dovrei essere in ufficio), o pagare il biglietto maggiorato a bordo. Parlando con gli esercenti ho compreso che il loro rifiuto nel tenere i biglietti è motivato dal fatto che essi stessi li dovrebbero acquistare, anticipando il costo, perché non è previsto un servizio “in conto vendita” né una seppur minima remunerazione o percentuale sulla vendita all’utente. Ma che servizio è questo? ancora una volta scaricato sulle spalle degli altri, volenterosi o dotati di maggiore senso civico.

A fronte di tutto questo chiedo che il mio Comune si metta una mano sulla coscienza, e decida di affrontare il gestore del servizio, con il coraggio di chiedere un vero servizio, avendo negli occhi le reali necessità di chi lo vorrebbe fruire, e ribaltando la logica di profitto e direi anche ricattatoria degli appaltatori, che detenendo tutte le informazioni sul merito ne dispensano solo alcune non consentendo agli amministratori di intervenire in maniera efficace sulla qualità e gestione del trasporto.

Chiedo in particolare:
● che sia introdotta nella tariffazione una agevolazione per le famiglie con più figli abbonati (vogliamo sostenere questa tanto agognata natalità?);
● che a fronte dei notevoli utili societari non venga dato corso agli aumenti tariffari prospettati;
● che siano introdotte strategie per una diffusione più capillare della vendita di biglietti nel centro città e nelle frazioni, con vantaggio per gli esercenti che li offrono;
● che sia istituito un portale di valutazione del servizio a cui rivolgere richieste, segnalare disservizi, diverso dal servizio reclami di Dolomitibus (che ho utilizzato, e mi ha davvero mortificata, a volte per la mancanza di risposte, mentre quando le ho
ricevute per la loro fredda burocrazia), e che i dati raccolti vengano valutati congiuntamente da Comune e gestore, e siano oggetto di tavoli per la valutazione del servizio in cui ciascun soggetto abbia a disposizione tutte le informazioni
necessarie.

Lettera firmata – Belluno