HomeScuolaScuola e pluralismo, il CNDDU: "Il confronto istituzionale si fondi sulla Costituzione...

Scuola e pluralismo, il CNDDU: “Il confronto istituzionale si fondi sulla Costituzione e sui dati reali, evitiamo generalizzazioni”

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), attraverso il suo presidente prof. Romano Pesavento, è intervenuto in merito al dibattito sulle politiche educative e sulla recente approvazione, da parte della VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione) della Camera dei Deputati, della risoluzione sul contrasto ai fenomeni di indottrinamento nelle scuole.

Secondo il Coordinamento, il confronto tra le istituzioni deve svilupparsi nel pieno rispetto dei principi costituzionali, dell’autonomia scolastica e dell’ordinamento vigente, rifuggendo da semplificazioni che rischiano di distorcere la percezione della scuola nella società democratica. Qualsiasi intervento di indirizzo politico in materia di istruzione in uno Stato di diritto deve necessariamente confrontarsi con gli articoli 3, 33, 34 e 97 della Costituzione, con l’autonomia delle istituzioni scolastiche (D.P.R. n. 275/1999) e con le disposizioni che regolano la funzione docente.

Il richiamo alla Cisl Scuola e la difesa della professionalità docente

Il CNDDU esprime condivisione per le posizioni espresse dalla segretaria generale della CISL Scuola, Ivana Barbacci, sottolineando l’importanza di respingere letture generalizzanti prive di evidenze oggettive. L’obiettivo primario resta quello di preservare la scuola quale istituzione repubblicana deputata all’inclusione, al pluralismo culturale e alla promozione del pensiero critico, rafforzando la fiducia collettiva mediante l’applicazione delle norme e un dibattito pubblico basato su dati verificabili, anziché su narrazioni divisive o delegittimanti per il personale docente.

Gli strumenti normativi sono già vigenti

Il comunicato evidenzia come l’ordinamento disponga già di tutti gli strumenti necessari per fronteggiare eventuali condotte scorrette o incompatibili con le finalità educative. Il Testo Unico sull’istruzione (D.Lgs. n. 297/1994), il CCNL del comparto Istruzione e Ricerca, il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (D.P.R. n. 62/2013) e i poteri di vigilanza dei dirigenti scolastici e dell’Amministrazione offrono già un quadro chiaro di responsabilità e sanzioni disciplinari per comportamenti contrari all’imparzialità e alla correttezza d’ufficio.

Sul versante della sicurezza e dell’ordine pubblico, inoltre, la normativa esistente — come l’articolo 5 della legge n. 152/1975 che vieta l’uso di indumenti ostativi all’identificazione della persona — risulta già applicabile in modo generale, a prescindere dall’appartenenza religiosa o culturale.

Libertà di insegnamento e priorità reali della scuola

La libertà di insegnamento, sancita dall’articolo 33 della Costituzione, tutela l’autonomia culturale e professionale del docente per garantire un’azione educativa fondata sul rigore e sul pluralismo, senza tuttavia trasformarsi in una copertura per forme di propaganda politica, ideologica o religiosa, né subire compressioni arbitrarie. Eventuali violazioni, precisa il CNDDU, vanno accertate nelle sedi competenti secondo criteri di legalità e proporzionalità, evitando che singoli episodi vengano generalizzati a danno dell’intero sistema.

Il richiamo conclusivo del prof. Pesavento riporta l’attenzione sulle vere priorità su cui le istituzioni dovrebbero concentrare gli sforzi: la dispersione scolastica, i divari territoriali e sociali nell’apprendimento, il disagio giovanile, la carenza di organico e il rafforzamento del patto educativo con le famiglie, salvaguardando l’equilibrio e la credibilità della comunità scolastica.