Il concorso biennale dedicato alle architetture significative di Veneto, Friuli–Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, rafforza la filiera del costruito e introduce una nuova menzione dedicata al restauro. La Giuria sarà presieduta dal professor Massimo Carmassi.
Con la pubblicazione del bando venerdì 24 luglio 2026 prende il via la XX edizione del Premio Architettura Città di Oderzo (PAO), il riconoscimento biennale dedicato alle opere realizzate in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.
Questa edizione rappresenta un momento di evoluzione per il Premio che rafforza la rete dei soggetti promotori, amplia i riconoscimenti e introduce nuovi strumenti di narrazione per condividere il valore dell’architettura nei territori e nella qualità della vita delle persone che li abitano.
Al nuovo bando possono partecipare Architetti, Paesaggisti, Pianificatori, Conservatori e Ingegneri iscritti agli Ordini professionali italiani o dei Paesi dell’Unione Europea, a titolo individuale o in gruppo, con opere realizzate e completate tra il 15 luglio 2021 e il 15 luglio 2026 nel Triveneto. Le candidature sono aperte dal 24 luglio al 28 settembre 2026.
L’iniziativa è promossa dal Comune di Oderzo, dalla Provincia di Treviso, dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della Provincia di Treviso, dalla Fondazione Oderzo Cultura, da Confindustria Veneto Est, ai quali si affiancano da quest’anno ANCE Rovigo Treviso e Ordine degli Ingegneri della Provincia di Treviso. Una novità che amplia lo sguardo del Premio all’intera filiera del costruito e sottolinea il valore di un approccio interdisciplinare: la qualità delle opere nasce infatti dall’incontro tra competenze diverse, responsabilità condivise e un dialogo costante tra progettisti, imprese e committenza.
Un osservatorio sull’architettura del Triveneto
Istituito nel 1997 e presieduto quest’anno da Maria Scardellato, Sindaca del Comune di Oderzo, il Premio nel corso delle sue edizioni ha saputo raccontare i grandi cambiamenti negli stili e negli ambiti di sviluppo della produzione architettonica, promuovendo opere – edifici pubblici, spazi per la cultura, scuole, strutture per il lavoro, interventi di recupero, riuso e rigenerazione urbana – con un’idea comune di progetto: un’architettura capace di dialogare con il paesaggio, di valorizzare il patrimonio esistente e generare benefici duraturi per le comunità. Tra i vincitori delle ultime edizioni figurano la Nuova Scuola Secondaria di Primo Grado di Puos d’Alpago, la Biblioteca Universitaria di Mesiano e il Congress and Exhibition Center – Palaluxottica, tre opere molto diverse tra loro ma capaci di interpretare l’architettura come motore di innovazione e sviluppo per i territori.
Ma sono state oltre 1000 le partecipazioni alle 19 edizioni del concorso che si propone di promuovere una più ampia cultura dell’architettura e del suo impatto nelle trasformazioni sociali, offrendo stimoli culturali e educativi alle nuove generazioni. Una vocazione culturale che si traduce nelle attività di divulgazione dell’Archivio del Premio, parte dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia, a disposizione di studiosi e ricercatori. Un patrimonio documentale dal quale è possibile attingere informazioni preziose sul passato recente del Triveneto e generare nuove idee, prospettive e modelli capaci di incidere sul futuro delle professioni, dell’imprenditoria e delle comunità.
Un nuovo riconoscimento per il restauro
Questa visione trova piena continuità anche nell’edizione 2026, pronta a interpretare le esigenze contemporanee dell’abitare, tenendo alta l’attenzione sui luoghi fragili o degradati e sulla qualificazione lo spazio pubblico, contribuendo a costruire territori più vivibili, sostenibili e inclusivi.
Accanto al progetto vincitore che riceverà il Primo Premio, saranno assegnate la menzione dedicata all’Architettura dei luoghi del lavoro; la menzione alle Architetture per la comunità rivolta alle opere di iniziativa pubblica, esempio di buone pratiche di intervento rigenerativo; la menzione per i Progettisti Under 40, intitolata a Marco Gottardi e Gloria Trevisan, i due giovani architetti scomparsi il 14 giugno 2017 nell’incendio della Grenfell Tower di Londra, per promuovere le professionalità e le progettualità giovanili, nel segno dell’impegno portato avanti dalla Fondazione Grenfellove.
A queste si aggiunge, per la XX edizione, la nuova Menzione speciale per il restauro e la cura del patrimonio costruito, un riconoscimento che pone l’accento sul valore della conservazione come pratica progettuale capace di coniugare memoria, innovazione e nuove esigenze dell’abitare.
Presidente della Giuria della XX edizione sarà Massimo Carmassi, architetto, accademico e progettista, tra i protagonisti italiani del restauro, del progetto urbano e dell’architettura civile e Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana, che sarà alla guida del gruppo di lavoro composto dall’Ing. Luigi Chiappini, dall’Arch. Matteo Corazza, dall’Arch. Giulia de Appolonia, dalla prof.ssa Arch. Elena Granata e dall’Arch. Silvia Minutolo.
Raccontare l’architettura come patrimonio comune
Al vincitore del Premio e a ciascuna delle opere insignite della menzione speciale, sarà dedicata quest’anno una rilettura narrativa, un racconto originale che accompagnerà ogni progetto, offrendo uno sguardo capace di restituire non solo il valore tecnico e architettonico dell’opera, ma anche la sua dimensione umana, culturale e il suo impatto sulla vita delle persone e delle comunità.
In attesa della cerimonia di premiazione che si terrà il 28 novembre 2026 a Oderzo, il PAO rinnova il proprio impegno nel promuovere un’architettura intesa come bene pubblico e responsabilità collettiva: non solo edifici di qualità, ma luoghi migliori, inclusivi e durevoli, in cui vivere, lavorare e costruire il futuro delle comunità.
Per informazioni:
premioarchitetturaoderzo.it
pao@premioarchitetturaoderzo.it



