Il Museo dell’Emigrazione Veneta apre le porte ai bambini dell’infanzia: un esperimento didattico per raccontare le radici attraverso la manualità.
La storia non è fatta solo di date scolpite su libri polverosi o bacheche di vetro inaccessibili. A volte, la storia ha il profumo dei ricordi e la consistenza della lana colorata. Lo ha dimostrato oggi il Museo dell’Emigrazione Veneta (MEV), che ha inaugurato un percorso didattico inedito, pensato appositamente per i bambini dai 3 ai 5 anni.
Protagonisti della giornata sono stati i piccoli alunni del centro estivo “Nevegalitos” della scuola dell’infanzia “San Gaetano” di Castion, che hanno trasformato le sale del museo in un laboratorio vivace e sensoriale. L’iniziativa segna un cambio di rotta nella narrazione museale: il tema migratorio, spesso percepito come complesso o distante, diventa uno strumento per parlare di identità, viaggio e accoglienza fin dalla prima infanzia.
«Parlare di emigrazione, di ieri e di oggi, è fondamentale. Farlo attraverso il gioco e la manualità ci permette di seminare concetti complessi fin dai primi anni di crescita», ha dichiarato il direttore dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Marco Crepaz.
Il format, lontano dalle lezioni frontali, ha puntato tutto sull’esperienza diretta. Divisi in piccoli gruppi, i bambini hanno navigato tra tre laboratori tematici. Nella sala dedicata al gelato, hanno ripercorso l’invenzione del cono da parte di Italo Marchioni, trasformando pon-pon e cartone in dolci simboli di un passato che univa gusto e innovazione. Nella sala del “Costruire”, ogni piccolo visitatore ha riempito la propria “valigetta di cartone” con oggetti simbolo di affetti personali, simulando quel distacco carico di speranza che ha caratterizzato l’emigrazione veneta.
Infine, lo spazio “Lavorare” ha celebrato l’ingegno manuale: tra l’intreccio di una sedia di balsa e l’osservazione dal vivo di antichi strumenti come la bicicletta dell’arrotino e lo zaino della croméra, i bambini hanno toccato con mano la quotidianità dei migranti di un tempo.
Un successo confermato dalle parole entusiaste di uno dei piccoli partecipanti: «Sono davvero emozionato di visitare questo museo». Per il MEV, l’esperienza non si ferma qui: l’obiettivo è ora estendere questo modello di “museo senza barriere anagrafiche” a tutte le scuole dell’infanzia del Veneto, confermando che, anche a quattro anni, si può comprendere il grande valore delle proprie radici.



