Il contrasto tra il post del Comitato Scalette Lambioi e i reportage giornalistici di questi giorni sulla situazione in cui versa il Parco Fluviale non può che far riflettere
Sono tante le vicende che interessano la vivibilità del capoluogo. Alcune, ormai, le conosciamo bene: oltre al già citato Parco, troviamo i discussi cantieri di Via Feltre e Viale Fantuzzi, la decisione di spostare il comando della Polizia Locale all’interno del Parco Città di Bologna e lo stato di abbandono della Chiesa dei Gesuiti. Ma anche le frazioni non se la passano bene: a questo elenco possiamo aggiungere l’intervento di “riordino” del piazzale Vittime di Via Fani a Cavarzano e le note vicende del quartiere di Baldenich, stretto tra il cantiere dell’Ex Agip e lo stadio.
Questi non sono semplici capitoli di cronaca locale, bensì fatti che testimoniano una sofferenza profonda nel rapporto tra amministrazione e popolazione; una frattura che apre la strada a due considerazioni.
La prima riflessione riguarda il coinvolgimento dei cittadini. Troppo spesso si ha la sensazione che le scelte strategiche per la città vengano calate dall’alto, senza una reale condivisione o un ascolto preventivo delle esigenze di chi quei quartieri li abita e li vive ogni giorno. I cittadini non possono essere trattati come semplici spettatori passivi o, peggio, come “dipendenti” di un non meglio precisato “paròn”. In questo senso, abbiamo lanciato come PD Città di Belluno l’iniziativa Belluno Futura proprio per rovesciare questo paradigma: prima il bene comune, prima la partecipazione.
Il secondo aspetto riguarda la gestione degli spazi pubblici. Cambiare la città non significa solo aprire cantieri di cui spesso non si conosce la data di fine; significa soprattutto sapere come quelle opere verranno vissute, mantenute e gestite una volta ultimate. Purtroppo, la realtà odierna ci mostra una preoccupante assenza di programmazione. L’incertezza sulle tariffe di affitto rischia di penalizzare il nuovo Palazzetto De Mas 2 ancor prima della sua partenza. Ma è forse la situazione di Lambioi, ampiamente documentata dagli organi di stampa, a rischiare di trasformare un’area dal potenziale straordinario nel manifesto dell’incompiuto.
Ecco che la memoria ci riporta inevitabilmente al 2017. In quell’anno, proprio Paolo Gamba si presentava alla città come candidato sindaco. Erano anni decisamente diversi: l’area di Lambioi Beach viveva una stagione di grande splendore, tanto da ospitare l’evento di chiusura della campagna elettorale dell’attuale vicesindaco.
Belluno sembrava essere una città davvero in fermento, ma Gamba non era di questo avviso. Tra il primo e il secondo turno, nel tentativo di convincere gli elettori indecisi al ballottaggio, se ne uscì con un infelice slogan: “Belluno, città malata terminale”.
Se in quel momento storico un candidato si è sentito legittimato a usare parole così forti e inopportune, mi domando quali parole userebbe oggi lo stesso Paolo Gamba – insieme al centrodestra che lo sosteneva allora e lo affianca oggi – di fronte allo stato in cui versa la città dopo i quasi 5 anni della loro amministrazione.
Davide Noro – Segretario Partito Democratico di Belluno



