Dal 18 al 25 luglio, la XXII edizione del festival torna sulle rive del lago trevigiano con una missione audace: trasformare la teoria dei “sei gradi di separazione” in un esperimento collettivo per unire il mondo attraverso il cinema.
Cosa succederebbe se un intero paese decidesse di sfidare le leggi della probabilità per far arrivare una star di Hollywood sulle rive di un piccolo lago in provincia di Treviso? Non è la trama di un film, ma il cuore pulsante della XXII edizione del Lago Film Fest, che quest’anno ha deciso di spingersi oltre il concetto di festival cinematografico per diventare un esperimento di connessione umana.
Il protagonista involontario di questa missione è Kevin Bacon. Gli organizzatori – Viviana Carlet e Carlo Migotto – gli hanno scritto una lettera pubblica, condividendola con festival, artisti e perfetti sconosciuti in tutto il mondo. L’obiettivo? Dimostrare che la distanza tra le persone è solo un’illusione geografica.
«Il punto non è Kevin Bacon. Il punto è creare una comunità», spiegano gli organizzatori. E la risposta è stata travolgente: centinaia di persone si sono unite all’impresa. Ad oggi, il festival ha raggiunto i “due gradi di separazione” dalla star. Se Bacon varcherà o meno la soglia del festival entro il 25 luglio resta un mistero, ma il risultato è già stato raggiunto: il festival ha trasformato un sogno condiviso in un collante sociale.
«Non ci serviva una star per risolvere qualcosa – racconta Viviana Carlet, fondatrice del festival – ma un sogno sufficientemente grande da raccogliere ancora una volta una comunità attorno a un’idea».
L’edizione 2026, in programma a Revine Lago dal 18 al 25 luglio, si conferma un punto di riferimento per il cinema indipendente internazionale. Sono oltre cento i film in programma, provenienti da 33 Paesi, con un impressionante 82% di anteprime (mondiali, internazionali ed europee).
Le opere in concorso esplorano le complessità del presente: migrazioni, identità, conflitti, memoria e trasformazioni sociali. Il cinema diventa, nelle parole della direttrice artistica Federica Pugliese, «un’occasione di incontro e costruzione collettiva», in cui il paesaggio — sia esso un’isola, una laguna o un villaggio — gioca un ruolo da protagonista insieme al corpo umano.
Lago Film Fest non si limita alla sala. Il festival si conferma “diffuso” e multidisciplinare, con focus d’eccezione: dalla reporter libanese Jocelyne Saab ai lavori di Diego Marcon, fino alla visione avanguardistica di Nelly Ben Hayoun (nota per le sue collaborazioni con la NASA).
Il 2026 segna anche il debutto della Lago Cine Summer School, dedicata ai più giovani, a testimonianza di una volontà costante di investire nelle nuove generazioni di spettatori e cineasti. Non mancheranno concerti, installazioni immersive, masterclass e i Barefoot Industry Days, dedicati al futuro del settore.
Mentre il festival celebra anche i cinquant’anni della Pro Loco di Revine Lago, il suo ruolo appare più chiaro che mai: in un momento storico segnato da incertezze e crisi, il cinema diventa lo strumento per abbattere le distanze.
Come ricorda la direttrice Viviana Carlet: «Questa non è solo la storia di un festival, è la storia di una comunità che ha creduto che i sogni, quando vengono condivisi, possano diventare luoghi reali». E fino al 25 luglio, la partita resta aperta: il Lago Film Fest continua a scommettere sul potere delle relazioni, dimostrando che il “centro del mondo” può trovarsi ovunque ci siano persone disposte a incontrarsi.



