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Alberi abbattuti, la frenesia delle motoseghe che coinvolge tutta Italia

30.000 alberi abbattuti solo a Roma. È questo il dato allarmante emerso negli ultimi tempi: intere piazze devastate e parchi rasi al suolo in tutta Italia. Il fenomeno, che ora ha iniziato a colpire persino boschi storici, solleva interrogativi urgenti su cosa stia accadendo e perché.

Finora, si credeva che tali azioni non avessero una spiegazione logica. Tuttavia, ora sta emergendo una possibile e amara situazione. Il motivo esisterebbe e, come spesso accade, coinvolgerebbe le strategie di gestione locale. Sebbene Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, affermi che siano stati ripiantati 60.000 alberi, le cronache descrivono situazioni ben diverse: si piantano alberelli piccoli e fragili, che spesso non vengono annaffiati e muoiono, mentre le motoseghe continuano a lavorare in orari impensabili, come alle 4 del mattino, quando nessuno può notare l’entità del danno.

Casi simili sono stati registrati anche a Bologna e, soprattutto, a Firenze, dove è stato raso al suolo il “bosco di città”, una risorsa paesaggistica e ambientale fondamentale, paragonabile al Central Park per la sua importanza. Non è più una questione locale: è una tendenza che colpisce diverse città, dove vengono abbattuti viali storici e alberi simbolo, spesso giustificando tali azioni con la cura dell’arredo urbano.

Alla base di questa “frenesia” delle motoseghe si celano alcune cause:

  • Sentenze della Cassazione: recenti delibere stabiliscono che in caso di disastri naturali, come tempeste che abbattono alberi, la responsabilità ricade sul sindaco e sul Comune. Questo spinge le amministrazioni a procedere preventivamente con gli abbattimenti per evitare futuri costi di risarcimento, che ammontano spesso a cifre elevate.

  • Gestione dei fondi: dopo il Covid, i comuni si sono trovati con le casse vuote. Le norme impongono la rendicontazione delle spese future e della manutenzione. Per risparmiare, i comuni tagliano proprio la manutenzione ordinaria, rendendo più conveniente l’abbattimento rispetto alla cura del verde esistente.

Altro elemento che spingerebbe al taglio degli alberi è rappresentato dai fondi del PNRR. Sono stati stanziati miliardi per la riqualificazione urbanistica e ambientale, ma tali fondi non possono coprire le spese di manutenzione ordinaria. Di conseguenza, i comuni si rivolgono alle multi-utility del verde. Queste, tramite bandi da milioni di euro, gestiscono gli interventi ma richiedono capitolati che spesso favoriscono interventi di nuova costruzione o ripristino, piuttosto che la cura costante del patrimonio esistente.

Le aziende di consulenza che redigono i capitolati per conto dei comuni, troverebbero più conveniente indirizzare i fondi verso il taglio degli alberi, supportate dal fatto che tale attività risulta più economica e rapida rispetto alla gestione a lungo termine del verde cittadino.

Infine, una volta tagliati, i tronchi e i rami non vengono smaltiti come semplici rifiuti, ma inviati alle centrali a biomasse. Queste strutture, presentate come soluzioni “green” perché utilizzano energia da fonti rinnovabili, richiedono enormi quantità di legname per mantenere il funzionamento continuo (24 ore su 24, 7 giorni su 7). Ovviamente le centrali a biomasse pagano per avere tale combustibile necessario alla produzione di energia elettrica green.