Dall’alieno goloso di polenta all’enigma genetico del “San Pierotto”
Si è tenuto venerdì scorso, 3 luglio, al Museo di Storia Naturale dell’Alpago l’approfondimento sulla fauna ittica e sulle opportunità turistiche legate alla pesca nel Bellunese.
Ad iniziare è stata Lisa Azzalini del Corpo di Polizia Provinciale con la visita guidata alla sezione di ittiologia, supportata dall’esperienza sul campo di Marco Pedol e dall’intervento del dott. Paolo Capovilla, esperto veterinario dell’Ulss n. 1 Dolomiti. Un mix di competenze che ha trasformato l’occasione in un confronto approfondito, capace di toccare tutti gli aspetti più importanti che caratterizzano la biodiversità delle acque della provincia, tracciandone lo stato di salute e le dinamiche evolutive in essere. È emerso il ritratto di un ecosistema affascinante ma fragile, sospeso tra il rischio di invasioni biologiche e paradossi ecologici moderni.
L’incontro ha offerto uno spaccato inedito e curioso sulla biodiversità dei bacini dolomitici, a partire da un vero e proprio mistero biologico risolto dalla genetica: quello del “San Pierotto”. Ritenuto per anni una specie autoctona a sé stante nel Lago di Santa Croce, i test hanno rivelato che si tratta in realtà di un ibrido naturale intergenerico tra cavedano e alborella, come ha spiegato Capovilla. Una specificità locale oggi purtroppo a rischio di estinzione a causa dell’interramento dei letti di frega nel fiume Tesa.
A preoccupare è però soprattutto l’invasione delle specie alloctone. Nel Lago di Santa Croce si registra un boom di catture di Luccio Perca, con venti esemplari registrati in pochi giorni, come testimoniano Azzalini e Pedol. Un predatore temibile che nel Bellunese sta mostrando un comportamento insolitamente opportunista: sono stati infatti documentati casi di esemplari che abboccano a esche vegetali atipiche come mais e polenta. Per tutelare le specie native, la normativa impone ai pescatori l’eradicazione obbligatoria e il divieto assoluto di rilascio.
Di segno opposto la situazione in Val Turcana, confermatasi oasi d’eccellenza per la conservazione del Gambero dalle zampe bianche. Le analisi del DNA ambientale hanno censito una popolazione eccezionalmente vitale, con esemplari tra i più grandi mai registrati in Veneto. Un vero monumento biologico, considerando che questa specie protetta impiega dai 5 ai 7 anni di vita per arrivare a pochi grammi di biomassa. È fondamentale tutelarlo e fare tesoro della sua particolare sensibilità, che gli permette di vivere solo in acque incontaminate.
Infine, gli esperti hanno sollevato un paradosso ecologico: un’acqua troppo “pulita” rischia di essere sterile. La purezza oligotrofica estrema di alcuni laghi alpini si traduce infatti in una carenza di nutrienti e microrganismi, privando la fauna ittica della base alimentare.
Tra specie simbolo da proteggere a ogni costo – come la Trota Marmorata, per cui vige il divieto assoluto di prelievo – e specie adattate ad alta quota che manifestano forme di nanismo in carenza di proteine (come i salmerini alpini), la gestione delle acque bellunesi richiede oggi strumenti operativi moderni e mappature genetiche costanti per coniugare la conservazione della biodiversità alla vigilanza sul territorio.
Vince il sistema basato sulla sinergia tra enti e associazioni
A seguire, la parola è passata al Comune di Chies d’Alpago, che ha ringraziato innanzitutto la Pro Loco e i suoi volontari per il prezioso servizio che svolgono al Museo. Sono intervenuti quindi Elisa Calcamuggi della DMO Dolomiti Bellunesi, Claudio Canova, presidente dell’Associazione dei Bacini Bellunesi, Eros Viel per l’Associazione di promozione turistica Alpago-Cansiglio e Marco Pedol. I loro interventi hanno dato vita a un dialogo che ha messo a confronto diversi punti di vista e ruoli, permettendo di sviluppare importanti ragionamenti sulle opportunità di sviluppo legate al pescaturismo in un’ottica di sostenibilità sociale, economica e ambientale per il Bellunese.
“Una efficace strategia di marketing territoriale, promossa dalla DMO Dolomiti Bellunesi in collaborazione con la Provincia di Belluno e i Bacini di Pesca – ha spiegato Calcamuggi – sta trasformando la pesca sportiva d’acque interne in un prodotto turistico strutturato e di respiro internazionale”. Presentata lo scorso anno in occasione della fiera Caccia, Pesca e Natura di Longarone, l’iniziativa mira a intercettare il segmento d’élite dei pescatori d’acque interne, in particolare gli appassionati di pesca a mosca e carpfishing. Questo target alto-spendente, fortemente fidelizzato e orientato ai principi del catch and release, genera flussi economici stabili e di alto valore sull’intera filiera ricettiva bellunese, allontanandosi dalle dinamiche del turismo “mordi e fuggi”. Per favorire l’accesso dei visitatori stranieri e abbattere le barriere burocratiche, sono stati realizzati degli strumenti informativi e cartografici specifici per i 12 Bacini di Pesca provinciali, che offrono mappature dettagliate delle zone no-kill e dei tratti trofeo. L’attività è volta a consolidare il brand delle Dolomiti Bellunesi attraverso la valorizzazione di un patrimonio ambientale d’eccellenza, capace di coniugare la purezza delle acque e la conservazione di specie native con lo sviluppo economico e ricettivo locale (www.visitdolomitibellunesi.com/it/cosa-fare/pesca).
Fondamentale, come ha spiegato Canova, è il lavoro svolto dai Bacini di Pesca, che permette di coniugare sport, turismo e tutela del territorio. Forti del successo dell’evento per famiglie al Lago del Corlo, i Bacini replicheranno l’iniziativa a Lagole e poi al Lago di Santa Croce, offrendo permessi gratuiti per i bambini. L’incontro ha coinciso con due importanti riconoscimenti istituzionali per il presidente Canova, nominato coordinatore regionale di AICS Ambiente e Presidente nazionale di AICS Pesca. La doppia carica consentirà di portare le istanze delle Dolomiti direttamente sui tavoli romani, potendo contare su una rete di 325 associazioni. Grazie alla sinergia con la Provincia, sono già state autorizzate le selezioni per la nascita di nuove Guardie volontarie ittiche e l’istituzione di corsi per Guide Ambientali, figure cruciali per accompagnare i turisti alla scoperta di ambienti complessi e selvaggi. Sul fronte della comunicazione, la grande novità invernale sarà il lancio di una nuova rivista cartacea ufficiale. La pubblicazione affiancherà il portale web “Pescare nelle Dolomiti” e insieme valorizzeranno l’immenso archivio di foto e filmati dell’associazione. Si tratterà di un vero strumento di marketing territoriale rivolto ai pescatori sportivi di tutto il mondo, pronti a viaggiare per vivere un’esperienza unica e sostenibile nei nostri bacini alpini (www.pescarenelledolomiti.it).
In particolare, il turismo legato alla pesca a mosca rappresenta una risorsa straordinaria per le Dolomiti, capace di attrarre visitatori internazionali, come i pescatori americani, non solo per l’attività sportiva ma per l’intero patrimonio storico, montano e naturalistico tutelato dall’UNESCO. Come sottolineato dall’esperto pescatore e accompagnatore Marco Pedol, questo segmento non si rivolge al mercato di massa, ma a una nicchia di appassionati che praticano tecniche specialistiche e utilizzano esche artificiali costruite artigianalmente. A fare la differenza rispetto ad altre discipline è la raffinata dinamica del lancio, che richiede abilità specifiche. L’attività degli accompagnatori sul territorio, unita alla sinergia con i gestori locali, si rivela strategica per valorizzare l’offerta turistica oltre i confini regionali. Questo circolo virtuoso si ricollega direttamente alla gestione dei bacini idrografici e all’opera fondamentale del volontariato, oggi più che mai cruciale per garantire la salvaguardia degli habitat fluviali, nonché la tutela e la rigenerazione della fauna delle acque bellunesi.
Anche in questo caso, la riuscita del modello legato al turismo d’esperienza risiede nella capacità di fare rete, fondandosi sulla stretta convergenza tra la gestione tecnica e biologica delle acque e le azioni di marketing territoriale. In questo sistema, operato quotidianamente dal volontariato e dalla vigilanza dei Bacini di Pesca della provincia di Belluno, i pescatori esperti e gli accompagnatori naturalistici sul campo agiscono come veri e propri ambasciatori e primo biglietto da visita della destinazione. Di conseguenza, la sostenibilità ambientale e la purezza biologica delle acque alpine si confermano non solo come un dovere di conservazione, ma come la precondizione fondamentale per la competitività economica del territorio.



