Belluno, 06/07/2026 – Chi si occupa e si interessa della nostra città e quindi di urbanistica, ovvero della gestione e del Governo del territorio, non può ignorare le scelte amministrative che in questi mesi stanno accadendo. Le scelte politiche , e quindi gli atti amministrativi generali, nascono da un procedimento, si nutrono di norme sovraordinate e producono effetti che si ripercuotono inevitabilmente sulla nostra quotidianità. Il caso di viale Fantuzzi a Belluno, letto insieme al progetto di Tai di Cadore e al nuovo quadro normativo europeo sulle acque meteoriche, permette di applicare il metodo comparativo a due interventi che condividono lo stesso paradigma, la città spugna, ma che si trovano in fasi diverse del proprio percorso: uno già cantierato, l’altro ancora allo studio di fattibilità.
Il progetto di viale Fantuzzi: cosa prevede e da dove viene?
Il progetto esecutivo depositato dal Comune di Belluno, redatto dal raggruppamento temporaneo tra l’ing. Luca Zanon, il dott. forestale Giampaolo De March e il per. ind. Luca Dal Pont, si inserisce nell’azione 2.7.1 della Strategia Integrata di Sviluppo Urbano Sostenibile (SISUS), cofinanziata dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale nell’ambito del PR FESR Veneto 2021-2027. L’importo complessivo, fissato dal quadro economico approvato con determinazione dirigenziale n. 373 del 29 aprile 2026, è di 1.111.111,11 euro, di cui 776.697,68 euro per lavori a base di gara.
Sul piano tecnico, l’intervento comporta la rimozione dei 24 alberi esistenti lungo il filare storico, 23 ippocastani e un tiglio, e la piantumazione di 32 nuovi tigli (Tilia platyphyllos), con un infittimento del filare da 6 a 4 metri di interasse. La relazione generale del progetto esecutivo chiarisce che la scelta di abbattere non nasce da un capriccio estetico: undici dei ventitré ippocastani presentano uno stato fitosanitario definito “grave” con indice di rischio “elevato”a causa di precedenti Capitozzature, accertato da apposita perizia agronomica del 2024. Accanto alla sostituzione arborea, il progetto prevede la realizzazione di una pavimentazione ciclopedonale in calcestruzzo drenante, collegata a una trincea drenante che irrigherà naturalmente sia il filare che le nuove aiuole, oltre all’installazione di bat box per favorire i corridoi ecologici dei chirotteri tra il torrente Ardo e il centro città.
Da un punto di vista strettamente urbanistico e ambientale, si tratta quindi di un progetto coerente e per certi versi persino avanzato, che combina infrastrutturazione verde, gestione sostenibile delle acque e servizi ecosistemici in un unico intervento. Da un altro punto di vista il patrimonio arboreo sacrificato sarà sostituito con un numero maggiore di alberi è vero, tuttavia, c’è da domandarsi quanto tempo ci vorrà affinché gli alberi piantati oggi crescano e diventino alberi maturi come quelli che ombreggiano oggi il viale, con il medesimo beneficio sanitario ed ambientale ?
Sottolineo inoltre che Depavimentare non significa necessariamente abbattere gli alberi. Uno dei principi fondamentali della città spugna consiste infatti nel recuperare permeabilità rimuovendo superfici impermeabili in asfalto o calcestruzzo, sostituendole con pavimentazioni drenanti, aiuole filtranti e suolo vegetale. La cosiddetta depavimentazione rappresenta oggi una delle strategie più efficaci di adattamento climatico: riduce il deflusso delle acque meteoriche, abbassa le temperature superficiali contrastando l’isola di calore urbana, crea nuovi spazi per alberature e biodiversità e migliora la qualità dello spazio pubblico. In molti casi tali interventi possono essere realizzati preservando il patrimonio arboreo esistente, intervenendo sulla pavimentazione circostante e ampliando i volumi di suolo permeabile disponibili per gli apparati radicali. L’obiettivo, dunque, non è sostituire gli alberi, ma restituire al terreno la capacità di assorbire l’acqua e sostenere la vegetazione, privilegiando, ove tecnicamente possibile, la conservazione delle alberature mature.
Il problema riguarda poi un piano diverso: quello della procedura e della partecipazione.
Il nodo della partecipazione e della trasparenza procedimentale
Un progetto di oltre un milione di euro, che comporta l’abbattimento di un filare arboreo vincolato culturalmente, avrebbe meritato un percorso di condivisione pubblica proporzionato alla sua portata. Secondo Italia Nostra il viale Fantuzzi sarebbe sottoposto a vincolo culturale e che, per questo, ogni intervento di modifica avrebbe dovuto ottenere l’autorizzazione della Soprintendenza, con conseguente coinvolgimento del Ministero della Cultura, dei Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale e della Procura. A questo si aggiunge un rilievo procedimentale non secondario: l’ordinanza comunale relativa alla chiusura del transito per l’abbattimento delle alberature è stata pubblicata solo il giorno precedente l’inizio dei lavori, quando la normativa richiederebbe un preavviso di almeno 48 ore per modifiche alla viabilità connesse al taglio di alberi. È lo stesso schema già visto in via Feltre, dove Italia Nostra aveva impugnato il provvedimento davanti al TAR Veneto .
Con la seguente evidenzio che questo non è un dettaglio formale. Nel diritto amministrativo la partecipazione procedimentale non è elemento accessorio, bensì è la garanzia che rende legittima l’azione della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini e degli interessi diffusi, culturali e ambientali, di cui molte associazioni Bellunesi si fanno portatrici. Un progetto tecnicamente valido, se calato sulla città con tempi di comunicazione compressi all’ultimo momento, rischia di trasformare un’operazione di rigenerazione urbana in un terreno di contenzioso, con conseguenze anche sui tempi di realizzazione, dato che i fondi SISUS impongono la conclusione dei lavori entro il 31 dicembre per non perdere il contributo. La stessa determinazione comunale n. 373/2026 lo ricorda indirettamente, quando dà atto che il finanziamento regionale copre 996.153,55 euro e che il resto grava su permessi a costruire e avanzo di amministrazione: un contenzioso che rallenti il cronoprogramma metterebbe a rischio proprio la sostenibilità finanziaria dell’opera.
Il modello città spugna: dal Sustainable Drainage System alla direttiva UE 2024/3019
Il paradigma a cui viale Fantuzzi si richiama, quello della città spugna, non è uno slogan ma un modello tecnico con una genealogia precisa, quella dei Sustainable Drainage Systems (SuDS) elaborati nel Regno Unito e oggi diffusi in tutta Europa. L’idea di fondo è semplice da enunciare e complessa da realizzare: smettere di trattare l’acqua piovana come un problema da smaltire rapidamente nelle fognature e iniziare a gestirla imitando i cicli naturali del suolo. Un’aiuola progettata secondo criteri SuDS non è un arredo urbano, ma è un sistema di filtraggio stratificato, dove piante e ghiaia trattengono l’acqua in superficie, terriccio e sabbia la depurano negli strati intermedi, e un fondo drenante la restituisce alla falda.
Questo modello ha trovato negli ultimi tempi una cornice normativa sovranazionale con la direttiva (UE) 2024/3019, che ridefinisce la gestione delle acque urbane imponendo agli Stati membri l’adozione di piani integrati di gestione delle acque reflue e meteoriche, obbligatori entro il 2033 per gli agglomerati superiori a 100.000 abitanti equivalenti e entro il 2039 per quelli tra 10.000 e 100.000 abitanti equivalenti se classificati come critici. La direttiva impone un salto metodologico: dalla pianificazione statica, fondata su dati storici, a una pianificazione dinamica, che deve includere scenari climatici futuri e privilegiare le soluzioni basate sulla natura rispetto alle infrastrutture tradizionali di canalizzazione. Solo dove queste ultime risultino insufficienti si potrà ricorrere a vasche di accumulo o ampliamenti delle reti fognarie.
Per un comune come Belluno, che non raggiunge le soglie dimensionali della direttiva ma che vive comunque gli effetti degli eventi meteorici estremi, la norma europea non ha valore prescrittivo diretto, ma ha un valore programmatico che nessuna amministrazione locale può permettersi di ignorare. Le stesse osservazioni presentate alla Valutazione Ambientale Strategica del Piano Urbanistico Attuativo dell’area ex AGIP richiamavano esplicitamente la richiesta di adozione di un piano SuDS operativo, con volumi di ritenzione dimensionati e riduzione del deflusso: un segnale che il modello sta già entrando, seppure faticosamente, nel vocabolario tecnico degli strumenti urbanistici bellunesi.
Il confronto con Tai di Cadore: due fasi dello stesso paradigma
Se viale Fantuzzi rappresenta la fase esecutiva della città spugna a Belluno, il caso di Tai di Cadore ne rappresenta la fase preliminare, e proprio per questo offre un termine di paragone utile sul piano procedurale. Il Comune di Pieve di Cadore, nell’ambito del progetto transfrontaliero Interreg che lo unisce a Brunico e Lienz, ha stanziato trentamila euro per uno studio di fattibilità sulla riqualificazione del piazzale Dolomiti secondo i principi della città spugna, con l’obiettivo dichiarato di trasformare un’area oggi utilizzata solo come parcheggio e mercato in uno spazio verde capace di assorbire acqua piovana e mitigare le temperature estive.
Il punto di interesse giuridico-urbanistico non è tanto la dimensione economica, sensibilmente inferiore a quella di viale Fantuzzi, quanto il metodo dichiarato dall’amministrazione cadorina: lo studio di fattibilità sarà presentato ai cittadini di Pieve prima di procedere, proprio per raccogliere suggerimenti e costruire consenso attorno a una trasformazione che modifica un uso consolidato dello spazio pubblico. È l’esatto opposto della sequenza temporale che ha caratterizzato viale Fantuzzi, dove il progetto esecutivo era già stato validato e approvato con determinazione dirigenziale quando la cittadinanza ne ha preso piena consapevolezza, complice anche una comunicazione istituzionale limitata a un trafiletto sul sito comunale.
Un ultimo elemento di riflessione riguarda il recente intervento di riqualificazione di piazzale della Resistenza, antistante lo stadio comunale. In quell’occasione, pur essendo stati messi a dimora 25 nuovi alberi – tra cui 5 aceri, 3 prugnoli nigra, 5 carpini bianchi, 7 aceri rossi 1 faggio e 3 comioli rossi– realizzate nuove aiuole e completamente ridisegnato lo spazio pubblico, per un investimento superiore ai 550.000 euro, la pavimentazione è stata eseguita con conglomerato bituminoso tradizionale e non con materiali drenanti. È una scelta che appare meritevole di approfondimento alla luce del diverso approccio adottato oggi in viale Fantuzzi. Una pavimentazione drenante avrebbe infatti consentito non solo di ridurre il deflusso superficiale delle acque meteoriche, ma anche di favorirne l’infiltrazione e il riutilizzo per l’alimentazione delle aiuole e degli apparati radicali delle nuove alberature, contribuendo al contempo a mitigare l’effetto isola di calore che il bitume, soprattutto nelle giornate estive, tende ad accentuare. La diversa impostazione progettuale dei due interventi induce quindi a interrogarsi sulla coerenza delle scelte urbanistiche adottate nel medesimo contesto cittadino: se il paradigma della città spugna rappresenta oggi il riferimento per la rigenerazione urbana sostenibile, appare legittimo domandarsi perché tale tecnologia non sia stata impiegata anche in piazzale della Resistenza, dove le caratteristiche dell’intervento sembravano prestarsi altrettanto efficacemente all’adozione di sistemi di drenaggio urbano sostenibile.
Il paragone non serve a stabilire quale dei due progetti sia migliore sul piano tecnico, perché si tratta di interventi di scala e natura diverse. Serve invece a mostrare come lo stesso paradigma ambientale possa essere veicolato attraverso procedimenti amministrativi radicalmente differenti quanto a grado di condivisione preventiva, e come questa differenza non sia irrilevante per il diritto urbanistico: un piano partecipato riduce il rischio di impugnazioni, rafforza la legittimazione sociale dell’opera e, non da ultimo, tutela l’amministrazione da un punto di vista squisitamente giuridico, riducendo il margine per vizi di legittimità legati al difetto di istruttoria o di motivazione.
Lo sappiamo: Belluno non è Milano, dove sono già ventisette i cantieri attivi della città spugna distribuiti in tutti i municipi, ma non è nemmeno immune dagli effetti del cambiamento climatico che quel modello prova ad affrontare. Gli eventi Vaia del 2018 lo hanno dimostrato con chiarezza, e i quartieri attraversati da assi viari importanti, pensati decenni fa con criteri urbanistici oggi superati, restano i più esposti. Continuare a rifare marciapiedi e parcheggi con le stesse tecniche del secolo scorso non risolve un problema che è, insieme, idraulico e climatico.
La lezione che la nostra città trae dal confronto tra viale Fantuzzi e Tai di Cadore riguarda tanto la tecnica quanto la procedura. Sul piano tecnico, il modello SuDS e la direttiva 2024/3019 offrono uno strumentario già collaudato, che può essere adattato anche a interventi di scala minore, quartiere per quartiere, senza attendere le soglie dimensionali che la normativa europea riserva alle grandi conurbazioni. Sul piano procedurale, l’esperienza di viale Fantuzzi mostra che la qualità tecnica di un progetto non basta a garantirne la tenuta se il percorso partecipativo viene compresso o rinviato a dopo l’approvazione. Per un’amministrazione comunale, investire tempo nella condivisione preventiva non è un costo aggiuntivo: è, semmai, un investimento che riduce il rischio di ricorsi, ritardi e perdita di finanziamenti vincolati a scadenze stringenti come quelle SISUS.
La domanda da porsi, per Belluno, non è dunque se il modello città spugna sia desiderabile, perché la risposta tecnica è già scritta nelle relazioni ambientali e nella normativa europea. La domanda è come costruire, attorno a ogni intervento di questo tipo, un procedimento che tenga insieme rigore tecnico e partecipazione democratica, evitando che un’opera di adattamento climatico si trasformi, per un difetto di metodo, in un terreno di conflitto tra amministrazione e cittadinanza.
Luigi Filippo Daniele, Baldenich24




