Si apre una fase cruciale per il futuro industriale di Edim, la storica azienda finora sotto l’egida del colosso tedesco Bosch. L’acquisizione da parte di Tecnomeccanica è stata ufficializzata nel corso di un importante incontro svoltosi a Monza-Brianza, definendo i contorni di un piano industriale che guarda con decisione alla transizione ecologica e alla mobilità elettrica.
Quero (Setteville) cuore pulsante della nuova strategia Il piano di riorganizzazione industriale disegna una nuova geografia produttiva che valorizza le specificità territoriali del Gruppo.
In questo scenario, lo stabilimento di Quero, nel comune di Setteville, assume un ruolo di primo piano, venendo individuato come il centro nevralgico per l’alto tonnellaggio e la componentistica strutturale dedicata alla mobilità elettrica. Un riconoscimento dell’importanza strategica del sito bellunese, chiamato a essere il motore tecnologico per le nuove sfide del mercato.
Parallelamente, il sito di Villasanta (Monza-Brianza) si configurerà come l’hub di riferimento specializzato nel medio tonnellaggio, creando una complementarità tra i territori che, secondo la dirigenza di Tecnomeccanica, permetterà di consolidare la presenza del Gruppo su scala globale.
L’operazione, che attende il via libera formale dal Tribunale di Milano, è seguita con estrema attenzione dalle sigle sindacali. La Fim Cisl Belluno Treviso, presente al tavolo di confronto con l’ad di Tecnomeccanica Simone Fiorucci, ha ribadito una posizione netta: il passaggio tecnologico verso l’e-mobility è una grande opportunità, ma deve andare di pari passo con la salvaguardia assoluta dei livelli occupazionali.
“La tenuta del sistema industriale non si costruisce inseguendo la compressione dei diritti o del costo del lavoro, ma investendo sull’alta specializzazione e sulla centralità dei lavoratori”, ha dichiarato Mauro Zuglian, rappresentante della Fim Belluno Treviso. Secondo il sindacato, l’eccellenza e la qualità del lavoro italiano restano gli asset competitivi principali per affrontare i
mercati emergenti.
La posizione di Fim-Cisl
Per gestire la fase di transizione e il necessario revamping degli impianti, la Fim Cisl chiede un uso strategico e protetto degli ammortizzatori sociali. L’obiettivo è chiaro: trasformare questi strumenti in un “ponte sicuro” verso la piena attività, garantendo il reddito e le competenze dei lavoratori, senza subire impatti traumatici sull’occupazione.
Il sindacato vigilerà affinché il piano di incremento della forza lavoro – prospettato dall’azienda per i prossimi due anni – si traduca in reale stabilità per le famiglie del territorio. Infine, l’attenzione resta alta anche sulla qualità degli ambienti di lavoro, che dovranno garantire standard di sicurezza e salute all’altezza della nuova sfida tecnologica. La transizione industriale, conclude la Fim, può e deve essere governata, coniugando sviluppo tecnologico e rispetto del capitale umano.
Il piano di rilancio
Il progetto, presentato dal management di Tecnomeccanica VQ guidato dall’ingegner Ferrucci, mira a riposizionare l’azienda sul mercato sfruttando il solido know-how delle maestranze locali. Il gruppo Tecnomeccanica VQ, forte di una presenza capillare in diverse regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto), punta a creare sinergie strategiche per favorire l’acquisizione di nuove commesse.
Per supportare la fase di riavvio produttivo, il piano prevede il ricorso alla cassa integrazione per ristrutturazione. Questa misura si rende necessaria per accompagnare il passaggio di proprietà e la ripresa delle attività nello stabilimento bellunese, dove le produzioni si sono ormai esaurite e i lavoratori attendono da tempo il via libera alla nuova fase.
Il passaggio di consegne è subordinato all’autorizzazione del Tribunale di Monza, che ieri ha discusso la cessione del ramo d’azienda. Il verdetto del giudice, atteso entro cinque giorni, darà il via libera ufficiale all’ingresso di Tecnomeccanica VQ.
La posizione della Fiom: “Ora Bosch faccia la sua parte”
Nonostante le prospettive di rilancio, la situazione resta delicata. Stefano Bona, segretario generale della Fiom CGIL di Belluno, definisce il piano «prudente e non privo di complessità», specialmente nel contesto di crisi che colpisce il settore della componentistica automotive.
«È la soluzione che la Fiom ha sempre perseguito: salvaguardare lo stabilimento dalla chiusura, impedire la desertificazione industriale del territorio e difendere l’occupazione», ha dichiarato Bona.
Fiom ha tuttavia lanciato un appello chiaro: è necessario che Bosch, dopo anni di proficua collaborazione, si faccia carico di un impegno economico concreto per sostenere il reddito dei lavoratori e delle lavoratrici durante la fase iniziale di cassa integrazione.
Nei prossimi giorni, il confronto tra sindacati e azienda si concentrerà sulla definizione dell’accordo per gli ammortizzatori sociali. La Fiom CGIL e le RSU hanno ribadito che continueranno a vigilare con estrema attenzione sull’attuazione del piano industriale: l’obiettivo resta la piena tutela dei livelli occupazionali, del salario e della stabilità produttiva a lungo termine per il sito di Quero.



