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“Via del Mare” bis della Pedemontana? I consiglieri Szumski e Lovat all’attacco: “Rischiamo il disastro economico”

Il progetto che collegherà l’A4 al litorale di Jesolo finisce sotto la lente d’ingrandimento. Gli esponenti di “Resistere Veneto” mettono in guardia la Regione: costi raddoppiati, dubbi sui flussi di traffico e il timore che il conto finale ricada, ancora una volta, sui contribuenti.

Il fantasma della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV) aleggia sul nuovo progetto della “Via del Mare”. A sollevare il caso, con toni duri e perentori, sono i consiglieri regionali Riccardo Szumski e Davide Lovat (Resistere Veneto), che criticano aspramente il metodo utilizzato dalla Giunta regionale per approvare l’infrastruttura destinata a collegare l’autostrada A4 con il litorale di Jesolo, attraversando i comuni di Roncade, Meolo e San Donà.

Per i due consiglieri, il recente via libera ministeriale non è motivo di trionfalismo, ma di seria preoccupazione. «L’esperienza drammatica della SPV dovrebbe aver insegnato qualcosa», esordiscono Szumski e Lovat, sottolineando come la nuova superstrada sembri seguire lo stesso, pericoloso copione.

Il nodo centrale è quello dei costi: il preventivo iniziale, fissato a 188 milioni di euro, è già lievitato a 400 milioni. A questo si aggiunge una concessione trentennale che solleva dubbi sulla sostenibilità dell’intera operazione. «Non ci si può più basare ciecamente su studi di flusso fumosi o simulazioni matematiche da tavolino che, alla prova dei fatti, si rivelano clamorosamente sovrastimate», continuano i consiglieri, avvertendo che il rischio reale è che i costi di gestione finiscano, come accaduto per la Pedemontana, sulle spalle dei cittadini veneti.

Oltre all’aspetto finanziario, c’è quello territoriale. I sindaci dei comuni coinvolti, a partire da Silea e dall’area dell’innesto con la Treviso-Mare, sono già in allarme per il rischio di un “congestionamento totale” della viabilità locale.

«La politica regionale non può piegarsi esclusivamente agli interessi di lobby o di categorie economiche, ignorando le comunità attraversate», denunciano Szumski e Lovat. I due esponenti di Resistere Veneto contestano la mancanza di trasparenza e di dialogo: mancano ancora certezze sul progetto esecutivo, sulla reale validazione dei flussi di traffico alla luce dei nuovi raccordi previsti verso il litorale e, soprattutto, sulla tenuta finanziaria dell’opera.

La posizione di Szumski e Lovat è chiara: la Regione deve fermarsi e aprire un tavolo di confronto reale. Le richieste per evitare che la Via del Mare diventi un nuovo onere insostenibile per la collettività sono precise:

  1. Garanzie assolute sulla sostenibilità economico-finanziaria e sulla reale bancabilità dell’opera.

  2. Opere complementari adeguate per tutelare i comuni attraversati.

  3. Esenzioni reali dal pedaggio per i cittadini residenti, che verrebbero altrimenti penalizzati da un’infrastruttura pensata esclusivamente per i flussi turistici stagionali.

«L’efficienza infrastrutturale – concludono i consiglieri – non può viaggiare separata dal rispetto democratico delle nostre comunità. Il consenso non si costruisce ignorando i territori di transito a favore dei soli territori di arrivo». La sfida è lanciata: ora tocca alla Regione decidere se procedere per la propria strada o accogliere le istanze di chi teme un nuovo, oneroso capitolo nella gestione delle grandi opere in Veneto.