HomeCronaca/PoliticaStrage di Cima Vallona: 59 anni fa l'attentato terroristico del Bas

Strage di Cima Vallona: 59 anni fa l’attentato terroristico del Bas

25 giugno 1967, il tragico agguato terroristico del BAS,  Befreiungsausschuss Südtirol, o Comitato per la liberazione del Sudtirolo, il principale gruppo terroristico separatista sudtirolese, attivo tra il 1956 e il 1967, che rivendicava l’autodeterminazione dell’Alto Adige. E che che costò la vita a quattro militari italiani. Un capitolo di sangue nell’ambito della tensione altoatesina.

Belluno, 25/06/2026 – Le lancette segnano le 3:40 del mattino quando il silenzio delle cime di Comelico viene squarciato da un boato. È il 25 giugno 1967. Un traliccio dell’alta tensione, in località Cima Vallona, è stato abbattuto: un atto di sabotaggio che si rivelerà essere solo il prologo di una tragedia destinata a segnare profondamente la memoria storica del Bellunese e dell’Italia intera.

L’esplosione che tese l’agguato

Informato dell’attentato, il comando del presidio di Santo Stefano di Cadore dispone immediatamente l’invio di una pattuglia mista di alpini, artificieri e finanzieri. Giunti in prossimità del traliccio, i militari sono costretti a proseguire a piedi, a causa della neve che ostruisce il passaggio ai veicoli.

È qui che scatta la prima trappola. A circa 70 metri dall’obiettivo sabotato, un ordigno celato sotto un cumulo di ghiaia esplode violentemente. A farne le spese è l’alpino radiofonista Armando Piva, del battaglione “Val Cismon”. Nonostante il disperato trasporto all’ospedale di San Candido, il giovane militare, originario di Pederobba, muore in serata dopo una lunga agonia.

La strage di Sega Digon

Ma il dramma non si conclude con l’attentato mattutino. Per rilevare indizi e identificare i responsabili, viene inviata sul posto una squadra speciale composta da uomini dell’Arma dei Carabinieri e incursori del Col Moschin: il capitano Francesco Gentile, il sottotenente Mario Di Lecce e i sergenti Olivo Dordi e Marcello Fagnani.

Dopo aver svolto i rilievi, i quattro imboccano la via del ritorno. È lungo quel sentiero, nella frazione di Sega Digon, che il gruppo finisce su una trappola esplosiva piazzata dai terroristi. L’esplosione è devastante: per il capitano Gentile, il sottotenente Di Lecce e il sergente Dordi non c’è nulla da fare; muoiono sul colpo. Il sergente Fagnani, pur gravemente ferito, è l’unico a sopravvivere.

La firma del terrore

Sul luogo del massacro, i soccorritori rinvennero due tavolette di legno con un messaggio di ferocia inaudita, siglato dal BAS (Befreiungsausschuss Südtirol): “Voi non dovete mai avere più la barriera di confine al Brennero. Prima dovete ancora scavarvi la fossa nella nostra terra.”

La giustizia e la memoria

Le indagini, condotte con meticolosità, portarono a identificare i responsabili in una cellula terroristica guidata da Norbert Burger. Nel 1970, la Corte d’Assise di Firenze emise sentenze durissime: ergastolo per Burger e per l’artificiere Peter Kienesberger ed Erhard Hartung, oltre a una condanna a 24 anni per Egon Kufner.

Il sacrificio di quegli uomini rimane scolpito nella storia nazionale. Il capitano Francesco Gentile fu insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare, mentre agli altri militari caduti a Cima Vallona fu conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria. Una pagina di storia dolorosa, che ricorda il tributo pagato in nome della difesa delle istituzioni durante gli anni più oscuri della tensione terroristica.