Belluno, 11/06/2026 – È opportuno, in questa fase di relativa calma, tornare a riflettere sul progetto per via Feltre, sollecitati dalle recenti dichiarazioni del Sindaco sull’importanza dei fatti.
Vogliamo accantonare, in questa sede, il merito tecnico del progetto – sulla sua validità, sull’impatto viabilistico o sulla questione dei tigli. Non perché siano temi secondari, ma perché vogliamo concentrarci su ciò che sta a monte: i fatti, appunto.
I fatti ci dicono che, dopo l’incarico conferito dalla Giunta a dicembre 2023 per la redazione delle ipotesi progettuali, si è dovuto attendere l’inizio di marzo 2026 per vedere il progetto scelto presentato prima a una platea “selezionata” (indirizzata alle attività commerciali) e, successivamente (il 9 marzo), alla commissione consiliare. Infine, a fine marzo, l’opera è approdata in Consiglio comunale esclusivamente per l’inserimento nell’elenco delle opere pubbliche. Il tutto accompagnato da un perentorio: «Il progetto è questo e non si può cambiare».
Nessun reale coinvolgimento né del Consiglio né della città.
Il punto è chiaro: il confronto e l’ascolto, che il Sindaco ripete come un ritornello, si sono rivelati parole vuote. Non ci crede, e soprattutto non le pratica, neppure nei confronti dei propri assessori, come testimoniano le recenti turbolenze in seno alla Giunta.
A cosa dovrebbe servire, infatti, il confronto? Se l’unico scopo è quello di comunicare una scelta già blindata, non siamo di fronte a un dialogo, ma ad arroganza malamente dissimulata. Confrontarsi significa ricercare un’intesa attraverso un dialogo aperto ed equilibrato, per poi assumersi, con trasparenza, la responsabilità della scelta finale. Questo, secondo noi, dovrebbe essere il ruolo della politica. È esattamente ciò che il Sindaco e la sua Giunta non hanno fatto.
La domanda sul perché di questo metodo resta elusa. Sembra che nessuno debba disturbare il “manovratore”, il quale, tra l’altro, mostra già notevoli difficoltà di guida, cercando di giustificare le proprie mancanze attraverso circostanze avverse o presunte tifoserie avversarie. La verità è che l’unica posizione preconcetta è quella di un’amministrazione che non vuole discutere, che prescinde da un’analisi preventiva dei fatti e che ignora i diversi interessi in gioco.
Si tratta di un metodo inaccettabile che svilisce il Consiglio comunale, frustra qualsiasi intenzione di partecipazione, e azzera il ruolo dei corpi intermedi e della società civile. È un modus operandi che è ormai la cifra distintiva di questa amministrazione e che finisce, inevitabilmente, per generare contenzioso laddove un confronto preventivo avrebbe potuto evitarlo.
Eppure, il Sindaco parlava di “ascolteria”. Un termine arcaico, che porta con sé un proverbio emblematico: “Chi sta in ascolteria, sente robe che no’l vorria”. Forse, temendo di ascoltare critiche anziché un incondizionato consenso, il Sindaco ha preferito chiudere anzitempo la sua “ascolteria”.
Insieme per Belluno Bene Comune



