HomeLettere OpinioniScuola. Oltre il muro del voto: se un graffito ci chiede di...

Scuola. Oltre il muro del voto: se un graffito ci chiede di cambiare sguardo

Qualche giorno fa, sui muri di un liceo della nostra città, è comparsa una scritta. Non era il solito atto di vandalismo distratto, ma una richiesta di ascolto, un grido d’aiuto tracciato con lo spray, una protesta frontale e dolorosa scagliata contro una scuola accusata di scatenare ansia, senso di inadeguatezza e profonda sofferenza a causa di richieste sempre più alte e di atteggiamenti spesso giudicanti.

Da insegnanti di scuola media, quel graffito ci ha ferito, ma non ci ha sorpreso: chi vive la scuola ogni giorno sa bene che questa sofferenza, provata in silenzio dalle nostre ragazze e dai nostri ragazzi, non è un’invenzione dei giornali, ma una realtà quotidiana. La differenza, forse, sta nel modo in cui decidiamo di reagire a quel grido: possiamo invocare il decoro urbano e le sanzioni, oppure possiamo fermarci e interrogarci sul nostro sistema di valutazione. Nella nostra scuola abbiamo scelto la seconda via partendo dai dati. Lo scorso anno abbiamo somministrato un questionario sul benessere percepito a scuola a tutti gli alunni, dalla terza primaria alla terza media. Dalle loro risposte è emerso chiaramente, anche se ancora in fase iniziale, un malessere diffuso, pervasivo, che colpisce i ragazzi della nostra società: ansia, paura del giudizio e stress da prestazione. Un disagio profondo che le ragazze, più di tutti, sentivano già sulla propria pelle.

Di fronte a questi dati ci siamo interrogati, nel collegio docenti, e abbiamo deciso di cambiare rotta. In tre classi prime è stata introdotta una sperimentazione basata sulla “Valutazione Mite” secondo il modello proposto dalla rete delle scuole Senza Zaino. In questo percorso non siamo soli: decisiva è stata la formazione con Vincenzo Arte, docente di matematica e fisica del Liceo Morgagni di Roma, che da anni porta avanti con successo il modello della scuola senza voti anche alle superiori. Abbiamo così tolto i voti numerici dal registro per sostituirli con un testo scritto, fatto di commenti personalizzati che raccontano il percorso di ogni singolo alunno. La valutazione è strutturata secondo uno schema chiaro: valorizza prima i punti di forza dell’alunno, affronta poi le criticità e conclude con i consigli pratici per migliorare. Dopo un anno intero di cammino, i questionari di fine anno compilati da famiglie e alunni ci scattano una fotografia complessa. Da un lato è emersa una resistenza culturale non indifferente: una forte e radicata dipendenza dal voto numerico, inteso come comoda bussola o metro di paragone cui è difficile rinunciare; alcune famiglie hanno espresso lo smarrimento di non conoscere la “cifra esatta” del valore del compito del proprio figlio. Dall’altro lato, però, le risposte raccolte ci hanno restituito sensazioni ed episodi in cui abbiamo trovato il senso profondo della nostra scommessa: molti commenti ci hanno infatti restituito un’immagine di ragazzi e ragazze che cominciano a dimostrare autonomia, responsabilità e maggiore serenità.

I genitori hanno scritto che leggere un testo redatto apposta per il proprio figlio li ha fatti sentire accolti e ascoltati, perché vi hanno colto una profonda cura della persona e un aiuto concreto nel comprendere il percorso. Come ha raccontato un genitore nel questionario: “Un pomeriggio mio figlio è tornato a casa entusiasta di mostrarmi i commenti dell’insegnante, leggendoli insieme a me; ha dato valore al percorso fatto e all’impegno messo, piuttosto che limitarsi a comunicarmi un numero”. La focalizzazione sui punti di forza ha permesso ai ragazzi di vedere gli aspetti positivi di se stessi e di sentirsi valorizzati, mentre l’indicazione chiara su come progredire ha trasmesso speranza, coraggio e voglia di mettersi in gioco, trasformando la valutazione in un alleato e non in una condanna.

Un alunno ha descritto chiaramente questa svolta ricordando un compito andato meno bene del previsto: “L’insegnante mi ha fatto notare che avevo buone idee, però non erano organizzate bene… mi ha suggerito come migliorare l’introduzione e collegare meglio i paragrafi; grazie a questi consigli, nel tema successivo sono riuscito a scrivere in modo più ordinato e chiaro. È stato utile perché ho capito concretamente cosa migliorare, non solo che il lavoro non era andato bene”. Raccontare l’errore invece di sanzionarlo rende gli studenti più consapevoli di ciò che fanno e di come lo fanno, spogliando lo sbaglio dalla pesantezza della colpa per trasformarlo in un’opportunità di crescita. Emblematico è il commento di una ragazza che ha osservato: “[…] mi sono accorta di aver fatto errori diversi tra loro e ciò mi ha rallegrato: il mio pensiero è stato infatti di aver imparato dai miei errori, commettendone sempre nuovi, segno di non aver ripetuto i precedenti”.

Questo primo bilancio ci dice che superare la cultura del ‘voto-sentenza’ è un percorso lento. Significa cambiare abitudini radicate da generazioni, sia negli adulti che nei ragazzi. È normale, quindi, che in alcune famiglie emerga la preoccupazione per il futuro: molti genitori temono che, senza voti alle medie, i figli si trovino impreparati ad affrontare le superiori. Eppure, siamo profondamente convinti del contrario: aiutare i ragazzi a comprendere a fondo il proprio processo di apprendimento, rendendoli capaci di autovalutarsi e di individuare autonomamente i propri punti di forza e le aree di miglioramento, fornirà loro una bussola interna formidabile che li aiuterà ad affrontare con molta più maturità, solidità e minore ansia le inevitabili sfide e le richieste pressanti delle scuole superiori. Per il futuro, proprio per rispondere alle fatiche di genitori e alunni, il nostro piano di miglioramento punterà a rendere le descrizioni ancora più chiare, trasparenti e personalizzate, investendo sulla formazione e aumentando le osservazioni del processo di apprendimento. Se vogliamo evitare che il disagio dei nostri studenti continui a urlare solo con lo spray sui muri, dobbiamo portare quel grido dentro i nostri consigli di classe. Lì dove la penna rossa giudica, deve entrare una parola scritta che si prende cura. Solo così la valutazione tornerà a essere ciò che il suo nome promette: l’atto di dare valore, e mai quello di togliere dignità.

Due docenti della scuola secondaria di primo grado “I. Nievo”