HomeLavoro, Economia, TurismoScuola, allarme CNDDU: oltre 47mila cattedre vacanti al Nord. «Stipendi inadeguati al...

Scuola, allarme CNDDU: oltre 47mila cattedre vacanti al Nord. «Stipendi inadeguati al caro vita, serve un’indennità territoriale»

Milano, 04/06/2026 – L’anno scolastico 2026/2027 si apre con una pesante ipoteca sulla scuola pubblica italiana: oltre 47 mila cattedre sono rimaste vacanti dopo le operazioni di mobilità dei docenti. L’allarme viene lanciato dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che evidenzia come l’emergenza si concentri soprattutto nelle regioni settentrionali, con Lombardia, Veneto e Piemonte in cima alla lista delle criticità.

Secondo il sindacato, non si tratta di un semplice intoppo burocratico o amministrativo, ma di una vera e propria «frattura strutturale» legata alla perdita di attrattività economica della professione. Il nodo centrale è il costo della vita nelle aree metropolitane del Nord (come Milano, Venezia, Torino e Bologna), dove i canoni d’affitto e le spese ordinarie assorbono una quota insostenibile dello stipendio di un insegnante, specie se costretto a trasferirsi lontano da casa.

«Un docente si trova nella condizione paradossale di lavorare a tempo pieno per lo Stato senza un reddito sufficiente per vivere dignitosamente nel territorio in cui presta servizio», denuncia il presidente del CNDDU, il professor Romano Pesavento, richiamando i principi di dignità del lavoro sanciti dalla Costituzione. A fare le spese di questa situazione è in particolare il settore del sostegno, dove la mancanza di titolari di cattedra si traduce in una continua e grave discontinuità didattica per gli alunni con disabilità.

Per uscire da una crisi che mette a rischio il diritto all’istruzione, il CNDDU chiede al Governo una strategia strutturale basata su tre pilastri: stabilizzazione, valorizzazione dei salari e compensazione territoriale del costo della vita.

Tra le proposte concrete avanzate dall’associazione figurano:

  • Un piano straordinario di immissioni in ruolo e il rafforzamento degli organici di sostegno.

  • L’introduzione di un’indennità territoriale e di misure di sostegno all’affitto per i docenti che lavorano nelle aree più care.

  • Una revisione generale degli stipendi e l’avvio di politiche abitative pubbliche dedicate al personale scolastico nelle grandi città.

«La scuola pubblica non può reggersi sulla disponibilità individuale al sacrificio», conclude Pesavento. Ripristinare il potere d’acquisto reale degli insegnanti non è solo una questione di categoria, ma l’unico modo per ridurre le diseguaglianze territoriali e garantire il futuro democratico del Paese.

Preso atto della segnalazione delle problematiche del comparto Scuola, non si può che osservare che tale problema riguarda tutte le categorie di lavoratori.