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Belluno, via Feltre. Il monologo del sindaco e il pragmatismo che calpesta il confronto

Belluno, 4 giugno 2026 – Il cantiere della prima tratta di via Feltre (rotatoria di piazzale Marconi) prosegue, accompagnato dal consueto corteo di rassicurazioni del sindaco Oscar De Pellegrin. Nel sopralluogo di stamane, il Primo cittadino ha incontrato commercianti, residenti e avventori, ribadendo i pilastri del progetto: sicurezza, viabilità e accessibilità. Un copione già visto, un disco rotto che risuona lungo la via, mentre la narrazione ufficiale dell’amministrazione continua a marciare spedita, ignorando sistematicamente le crepe che, ben oltre la pavimentazione stradale, si sono aperte nel tessuto democratico di Belluno.

Il metodo De Pellegrin è oramai chiaro: il dialogo è una pratica a geometria variabile. Il sindaco incontra i commercianti, ascolta le loro legittime esigenze di parcheggio e rassicura sul cronoprogramma. È, indubbiamente, una parte importante della città. Ma non è tutta la città.

Mentre l’amministrazione si premura di blindare il consenso di una specifica categoria economica, resta il silenzio di fronte alle richieste delle associazioni ambientaliste e di quella parte di cittadinanza che chiedeva, e chiede, un approccio meno distruttivo verso il patrimonio arboreo. Le voci che pongono interrogativi sul valore paesaggistico e sulla gestione ambientale del viale vengono derubricate, con paternalismo, a mere “tifoserie” o a ostacoli ideologici. Il messaggio è implicito ma nitido: esiste un’idea di città “produttiva” degna di ascolto, e un’altra, critica, che è solo rumore di fondo.

La questione di via Feltre non è solo una disputa sul numero di stalli o sulla larghezza dei marciapiedi; è una ferita aperta sulla qualità del metodo decisionale. L’opera, resa possibile da una generosa donazione privata – a cui va la gratitudine della comunità – è stata trasformata dall’amministrazione in un monolite sottratto al confronto.

L’evaporazione del dibattito nelle sedi deputate – Commissioni consiliari e Consiglio comunale – è il peccato originale di questo progetto e di questa amministrazione. Si è preferito il blitz alla discussione, la verticalità dell’ordine di servizio alla circolarità del confronto politico. L’efficienza, invocata come dogma, non può e non deve diventare lo strumento per scavalcare il ruolo istituzionale di controllo delle minoranze e della cittadinanza attiva. Quando si ridefinisce il volto di una città, la trasparenza non è un optional, ma il prerequisito stesso dell’opera.

L’atteggiamento dell’amministrazione ha toccato vette preoccupanti nella gestione informativa. L’uso del “copyright” come scudo per impedire la diffusione pubblica dei progetti è stato un atto di miopia amministrativa che ha sfiorato la censura. Confondere il diritto d’autore del progettista con il diritto inalienabile dei cittadini di conoscere e analizzare il progetto nella sua interezza e come verrà trasformato il territorio è un errore di prospettiva che ha alimentato, più di ogni protesta, il clima di sospetto che il Sindaco oggi lamenta.

De Pellegrin ama le metafore sportive: «Il cronometro non mente». Ma Belluno non è una pista di atletica, né l’amministrazione è una gara a chi taglia il traguardo per primo. Una città è una comunità complessa, fatta di sensibilità diverse, di memoria storica, di tutela del verde e di spazi pubblici che appartengono a tutti, non solo a chi ci lavora.

Il Tar in prima battuta ha dato ragione al Comune sul piano formale, salvo poi la battuta d’arresto per impedire l’irreparabile seconto taglio degli alberi superstiti. Quale che sia l’esito, la legittimità giuridica non cancella il fallimento politico di un percorso che ha preferito il “buon padre di famiglia” al dialogo tra pari. Via Feltre diventerà certamente una strada più sicura e moderna Ci mancherebbe non lo diventasse, con gli oltre tre milioni messi sul piatto dal benefattore. Ma il prezzo pagato – in termini di frattura con una parte significativa della cittadinanza e di svuotamento dei luoghi della democrazia – rischia di essere un debito che la città pagherà molto più a lungo di quanto preveda il cronoprogramma del cantiere.

Roberto De Nart