La morte di Christine Cotton, biostatistica farmaceutica francese toltasi la vita il 2 giugno 2026, è una di quelle notizie tragiche e agghiaccianti che non avremmo mai voluto darvi, per il rispetto e la sofferenza di una donna e il cordoglio per la sua famiglia. Eppure, proprio per il ruolo che la dottoressa Cotton ha ricoperto negli ultimi quattro anni, la sua scomparsa è un fatto pubblico, un nodo cruciale nel racconto collettivo di un’epoca complessa.
Cotton non era una figura qualunque. Con venticinque anni di esperienza nell’analisi dei dati clinici, era un punto di riferimento per chi, nel mondo post-pandemico, cercava una voce tecnica che mettesse in discussione i dogmi della gestione sanitaria e la trasparenza dei colossi farmaceutici. Le sue analisi sui trial clinici, per molti, rappresentavano una lanterna di rigore metodologico; per altri, una lettura controversa in un panorama scientifico già profondamente polarizzato.
Ma la lettera d’addio che la scienziata ha affidato a X (l’ex Twitter) prima di compiere il tragico gesto sposta l’asse del discorso su un piano profondamente, dolorosamente umano.
Nelle sue ultime righe non c’è il trionfalismo di una battaglia vinta, né l’astio di una resa ideologica. C’è il resoconto lucido e straziante di un calvario personale. Cotton descrive un anno di dolori lancinanti, bruciori della pelle, consulti medici falliti, tentativi terapeutici che spaziavano dalla neurologia alla medicina alternativa, tutti naufragati contro il muro di una sofferenza invincibile. “Sono allo stremo delle forze”, ha scritto. Una frase che ridimensiona qualsiasi dibattito politico, riportandoci alla vulnerabilità della carne e della mente di fronte al dolore cronico.
Il rischio più grande, nelle prossime ore, è la strumentalizzazione della sua morte. C’è chi tenterà di trasformare Christine Cotton in un “martire” di una guerra contro il sistema, e chi, al contrario, cercherà di liquidare la sua intera eredità professionale etichettandola sotto il peso del suo crollo psicofisico. Entrambe le operazioni sarebbero un insulto alla sua memoria e alla complessità della sua figura.
Christine Cotton ha dedicato la vita ai numeri, cercando in essi una verità oggettiva. Il suo ultimo messaggio, però, è un promemoria drammatico del fatto che dietro ogni statistica, dietro ogni curva epidemiologica e dietro ogni post sui social, ci sono persone reali, con corpi che soffrono e anime che cercano la luce.
L’ultima lettera di Christine
Lingua originale: francese
https://x.com/StatChrisCotton/status/2061714199013634216
“Siamo il 02 giugno 2026, quando leggerete queste righe avrò lasciato questo mondo.
Per coloro che non mi conoscono, mi chiamo Christine Cotton, sono ciò che si chiama una whistleblower. Ho lavorato 25 anni per l’industria farmaceutica nella gestione e nell’analisi dei dati clinici. In quanto biostatistica, da dicembre 2020 mi sono immersa nei documenti del vaccino covid del laboratorio Pfizer. Ho scritto numerosi documenti e partecipato a molte trasmissioni per condividere i veri risultati. Le mie conclusioni sono catastrofiche, oltre alla non validità dei risultati dovuta a errori o addirittura a frodi manifeste. Il vaccino Pfizer che la popolazione ha ricevuto, che forse avete ricevuto voi, non è quello della sperimentazione clinica al 95% di efficacia annunciata da tutti i politici, giornalisti e medici in studio. Vi è stato somministrato un prodotto per il quale non c’era assolutamente alcun risultato, né di efficacia né di tollerabilità. Questo messaggio non ha lo scopo di fare sensazionalismo sui social, ma di informarvi di una delle più grandi manipolazioni che l’umanità abbia mai conosciuto. Tutte le prove si trovano nell’ultima versione del mio lavoro che vi invito a scaricare e leggere. Per i più pigri e per quelli molto occupati, le poche pagine della conclusione e i link sui documenti sorgenti vi illumineranno già molto.
Sono caduta malata nel momento in cui ho sporto denuncia contro le autorità sanitarie. Da più di un anno soffro di dolori atroci che partono dalle lombari fino alle gambe, di bruciori sulla pelle, principalmente alle gambe e alla schiena. Ho consultato medici generici, neurologi, osteopati, virologi, dermatologi, reumatologi, psichiatri, omeopati… Ho ingoiato migliaia di capsule di integratori alimentari, ansiolitici, neurolettici, antidolorifici prescritti dal centro antidolorifici. Ho persino fatto sedute di biorisonanza e visto magnetizzatori e questo, senza alcun risultato.
Sono al limite di ciò che posso sopportare.
Chiedo perdono a coloro che mi amano, voi che mi seguite sui social da 4 anni, i miei amici, i miei genitori e soprattutto a Dio o qualunque sia la sua natura o il suo nome di porre fine alla mia vita, io che non ho mai smesso di proteggerla fin dall’infanzia, che si tratti della vita vegetale, animale o umana.
Ringrazio dal profondo del cuore coloro che mi hanno sostenuta, incoraggiata e tutti quelli che pregano o hanno organizzato gruppi di preghiera. Vi chiederò di pregare ancora affinché la mia anima sia il più presto possibile nella luce del Creatore”.



